Si scrive Cesena, si legge Scherzi a Parte

Mignani? Andava cacciato via prima, non ora. Ma cosa vuoi pretendere da un Vertice che lavora in smart working e che ieri ha tifato spudoratamente per il Frosinone…
15.03.2026 11:45 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
Si scrive Cesena, si legge Scherzi a Parte

Aiello & Friends, figuriamoci, non lo ammetteranno mai. MAI. Ma ieri pomeriggio, dall’altra parte dell’oceano, hanno tifato Frosinone. Massì, hanno tifato spudoratamente Frosinone. Perché esonerare Mignani dopo l’ennesima sconfitta (la nona nelle ultime tredici gare) sarebbe stato più facile. E non avrebbe scatenato tutto questo bordello. Il Cesena invece, col Frosinone, non ha perso. E così, questo avvicendamento sulla panca del Cavalluccio che era stato apparecchiato sottotraccia tra martedì e giovedì scorso dagli stessi Americani, ha letteralmente squassato tutta la Romagna che parla bianco e nero. Riempiendo di abominevoli dubbi (e di colossali bestemmie) i covi – reali e virtuali – dove si vive quotidianamente a pane e Cesena. Il povero Mignani? Era da cacciare via – per tanti motivi, per troppi motivi che non voglio tornare a sottolineare in questa sede… – dopo la terrificante Caporetto di Chiavari. Dopo l’assurdo harakiri interno maturato con lo Spezia. Dopo il brutto tonfo al Manuzzi col Monza. Volendo anche dopo l’agghiacciante derby del Braglia. Ma non ieri. Non ieri. Che ieri il Cavalluccio, al cospetto della terza forza del campionato, ha sfoderato un’ottima prestazione. Una partita con gli attributi. Dimostrando di essere una squadra ancora viva, tutt’altro che moribonda. Una squadra che, fino alla fine, ha cercato di salvare il trainer ligure dal defenestramento. Gli Americani? Ancora una volta hanno dunque scelto in colpevole ritardo. Così come era successo – do you remember? – nello scorso mercato di riparazione. Ma d’altronde si sa: questo è il prezzo che si deve pagare quando si ha a che fare con un Vertice che lavora prevalentemente in smart working,  con un Vertice che non è in grado di ‘respirare’ direttamente gli umori (e gli scazzi) che si respirano dentro lo spogliatoio e dietro la scrivania, con un Vertice che ne capisce a pacchi di budget e di forecast ma che invece sta al calcio (giocato) allo stesso modo in cui Sal Da Vinci sta alla buona musica. E la sorpresona (che non ti aspetti) Cole? Beh, è una scelta quantomeno rischiosa. Quantomeno azzardata. Sia perché l’ex terzino (anche) di Arsenal e Roma è alla sua prima esperienza assoluta da capo allenatore. Sia perché il campionato cadetto è un mondo bastardo. Un mondo che non perdona. Un mondo spesso sconosciuto anche ai mister nostrani, figuriamoci ai forestieri. Ma d’altronde, in questi anni, Aiello e compagnia bella ci hanno insegnato che Cesena può essere il palcoscenico giusto per lanciare (o rilanciare) il figlio del presidente, il discendente diretto di un soggetto ben inserito nel Board oppure un mister con buoni sponsor e tanti santi in Paradiso: a volte va bene, a volte va – sigh – male. E il sempre abbronzatissimo Fusco? Ah, ce lo siamo giocati pure lui. Definitivamente. Ieri ci ha (ri)provato a far cambiare idea ad Aiello & Friends, a far tenere Mignani. Niente: non c’è stato nulla fare. L’avvocato napoletano vivrà così da qui a fine campionato da separato in casa, in attesa di andare a cercare fortuna su altri lidi. Ce ne faremo una ragione, eh. Ce ne faremo una ragione. Perché non è oro tutto quello che luccica. E perché, se Mignani non è stato mandato via quando aveva già perso la trebisonda, la colpa è (anche) di Fusco.


PS 1: Quelli che… finalmente ci siamo levati dai maroni Mister Tristezza…
PS 2: Quelli che… Mignani era da tenere sino a fine stagione…

PS 3: Quelli che… ma che c’azzecca Cole col Cesena e con la Serie B?
PS 4: Quelli che… a Cesena ci siamo fatti andare bene (anche) Tazzioli e Modesto, ci faremo andare bene anche Cole

PS 5: Quelli che… è tutto maledettamente vero
PS 6: Quelli che… siamo su Scherzi a Parte