Vi spiego perché il Cesena deve tornare in Serie A
Dodici anni. Do-di-ci. Non so se ci avete ancora fatto caso ma c’è un filo invisibile che lega la Nazionale (o quel che resta della Nazionale) Italiana al Cesena. Perché se è vero che gli azzurri non partecipano alla fase finale di un campionato del Mondo dall’anno del Signore duemilaquattordici, è altrettanto vero che proprio in quell’anno il Cavalluccio arpionava per l’ultima volta un pass per la Serie A. Poi vabbè: è palese che questi due lunghi digiuni hanno pesi diversi. E motivazioni differenti. Epperò fa quantomeno riflettere il fatto che, in Terra di Romagna, la generazione Alpha e i più giovani della generazione Z non abbiano mai visto né l’Italia esibirsi ai mondiali nè il Cesena vincere un campionato di Serie B. Maldini e Cuttone, Baggio e Domini, De Rossi e De Feudis, Pirlo e Do Prado, Balotelli e Defrel: chi – proprio come il sottoscritto – è cresciuto a pane (pardon, a piadina) e pallone, sa bene quanto il bianco e nero di Romagna e l’azzurro siano stati gli unici colori che hanno scandito quotidianamente la nostra vita (non solo) sportiva. E sa altresì bene quanto possa far star male sentire di questi tempi i nostri (più o meno) baldi giovani domandare ‘Ma quando rivedremo l’Italia ai Mondiali e il Cesena in Serie A?’. Che poi, a pensarci bene, forse è meglio questa (scomoda) domanda che l’indifferenza. L’apatia. O il disinteresse totale. Perché il tifo vero nasce da momenti vissuti insieme (sugli spalti, davanti alla tv di casa, in piazza davanti a un maxi-schermo…), da immagini ben precise (San Benedetto del Tronto 1987, Berlino 2006, Piacenza 2010, Latina 2014…), da emozioni forti (trionfi memorabili o ‘semplici’ vittorie di tappa) che poi ti porti dentro per tutta la vita: senza tutta questa ‘roba’ difficilissima da spiegare a parole l’amore per il calcio non nasce. Non si coltiva. O, peggio, si dissolve. Spesso per sempre. In attesa dunque di capire dove porterà la tanto attesa (e probabilmente inutile, tardiva…) rivoluzione in Casa Italia, una certezza in salsa romagnola c’è già. Ed è pure bella grossa. Questo Cesena, entro 2-3 anni, ha bisogno di tornare a respirare la Serie A. Per tanti motivi, non solo economici. La speranza di noi adulti è che sia proprio la super-scommessa Ashley Cole l’artefice di questo (si spera) nuovo miracolo di provincia. L’unico miracolo che può allontanare i nostri giovani ‘targati’ Romagna – ne avete anche voi qualcuno in casa? – dall’Inter, dalla Juve, dal Milan, dal Real Madrid, dal Barcellona o dal Manchester City. Per farli (ri)avvicinare al contempo al ‘povero’ Cavalluccio. Un Cavalluccio che, nonostante faccia sempre più rima con marketing (e con mondo social), sta perdendo sempre più appeal. Lentamente ma costantemente. Non soltanto sui nostri giovani. Non soltanto, eh.
PS 1: Quelli che… ora come ora la Nazionale Italiana sta ai mondiali allo stesso modo in cui i Jalisse stanno al Festival di Sanremo. Allo stesso modo in cui Tina Cipollari sta alla tv di qualità. Allo stesso modo in cui Selvaggia Lucarelli sta all’umiltà. Allo stesso modo in cui Lilli Gruber sta alla simpatia. Allo stesso modo in cui Vladimir Luxuria sta alla sensualità…
PS 2: Quelli che… ora come ora il Cesena sta alla Serie A allo stesso modo in cui l’ex diesse bianconero Fusco sta alla pelle di luna. Allo stesso modo in cui Melby & Friends stanno al calcio romantico. Allo stesso modo in cui Ciervo sta alla porta avversaria. Allo stesso modo in cui Jonathan Klinsmann sta alla meritocrazia. Allo stesso modo in cui Vrioni sta alla Serie B…
