Il Cesena è partito senza ambizioni. Ora bisogna capire come finirà

Il pareggio in casa contro il Gubbio è specchio delle incertezze fuori dal campo che si trascinano da inizio estate.
31.08.2021 12:00 di Bruno Rosati   vedi letture
Il Cesena è partito senza ambizioni. Ora bisogna capire come finirà
© foto di Francesco Di Leonforte

Breve ripasso del glossario calcistico.
 • I tesserati di una squadra che si pone l’obiettivo di vincere, o quanto meno stazionare in vetta, vengono educati a dovere nel ripetere, ogni volta che se ne presenti l’occasione, che “ci sono tante formazioni attrezzate”, le avversarie per il primato sono “costruite per vincere, piene di giocatori esperti”. In poche parole cercano di diluire la pressione attribuendo ad altri il ruolo di favoriti.
 • Al contrario, i tesserati di una squadra che pensa di non essere all’altezza del vertice della classifica solfeggeranno spartiti quali “ragioniamo una gara alla volta”, “proveremo a vincere più partite possibili” e soprattutto l’immancabile “non ci poniamo limiti” che, paradossalmente, è invece un segnale di resa poiché è implicita ammissione che “gli altri sono più forti”.
Non serve ribadire quale di queste due categorie contrapposte sia quella di appartenenza del Cesena di oggi.

L’annata è cominciata così, senza particolari ambizioni. L’unico obiettivo sembra essere quello di non peggiorare i risultati della stagione precedente. Insomma, non i presupposti ideali per fare bene.
Certo, la sola ambizione non basta per fare bene. Averne in eccesso potrebbe anzi essere molto pericoloso, si correrebbe il rischio di diventare presuntuosi, di sottostimare gli avversari. Di sicuro questo Cesena non dà l’impressione di sopravvalutarsi. Diciamo che un briciolo di autostima in più non guasterebbe.
Il clima non è idilliaco e il pareggio con il Gubbio non ha portato conforto. Ma anche fossero arrivati i tre punti le cose non sarebbero sostanzialmente cambiate.

La proprietà del Cesena appare in procinto di passare di mano ma il sentimento che prevale nell’attuale compagine societaria non è l’orgoglio per quanto di buono si è riusciti a fare dal 2018 ad oggi. Far sì che il calcio a Cesena ripartisse (anzi, che non si fermasse proprio) non era una missione dall’esito scontato. Era invece inevitabile che prima o poi si insediasse un unico socio di maggioranza, del resto il presidente Patrignani ha ribadito sin da tempi non sospetti che il proposito di questa ambasceria era di fare da traghettatori. Verosimilmente però in principio la volontà era quella di ‘traghettarlo’ ben più in alto il Cavalluccio rispetto ad un’eliminazione ai turni iniziali dei play-off in serie C.
Adesso c’è paura, comprensibile, di trovarsi fuori dai giochi e non venire ricordati come fautori della rinascita bianconera, bensì come fugace parentesi di pagine anonime nella storia del Cesena, come quelle agli inizi del Duemila.
Nell’estate del 2018 c’era ambizione. Nell’estate del 2019 ce n’era fin troppa, dopodiché il difficile impatto con il professionismo e soprattutto l’avvento della pandemia hanno fatto sì che la prosoppopea si facesse da parte in favore dell’incertezza, della precarietà che richiedeva accortezza. E così è stato. Ma ora? La dirigenza del Cesena oggi sembra preda di atroci dubbi sul domani e poco concentrata sull’oggi. E ciò si ripercuote a cascata sino ad arrivare a chi scende in campo. Una questione che non può essere risolta da qualche innesto all’ultimo giorno di calciomercato.