Non cambia la sostanza delle cose, qualcuno continua a scappare
1. Un’enorme occasione persa.
2. Non tanto per il punto racimolato alla Carlo Castellani Computer Gross Arena, che non consente al Cavalluccio di lasciarsi alle spalle un periodo a dir poco deprimente. Sul perché sia stata un’enorme occasione persa ci torneremo tra poco.
3. Il pareggio dell’Empoli è qualcosa che definire avvilente sarebbe riduttivo. Una rete ricalcata in tutto e per tutto dal terzo gol di Biasci ad Avellino, con Ciervo che si perde del tutto l’uomo che poi tirerà in porta. Ad Avellino era stato appunto Biasci, oggi Stiven Shpendi con la successiva deviazione di Fila. Ma non cambia certo la sostanza delle cose…
4. Comincia ad avere poco senso domandarsi perché Ciervo scenda regolarmente in campo nonostante sia ormai causa di un’infinità di gol presi. Quello di oggi e ad Avellino, come appena menzionato. Da un suo errore è nata la punizione del primo gol del Venezia, da un altro suo sbaglio la prima rete del Bari e così via. Non ha senso domandarsi come mai sia in campo, dato che chi siede in panchina risponde citando dati biometrici e non considerando l’appiattimento a livello mentale dell’esterno che tanto aveva brillato nella prima parte di stagione.
5. C’è invece da domandarsi perché ad allenare sia ancora un tecnico a sua volta alla deriva mentalmente, sempre più scollegato e lontano dalla realtà bianconera.
6. Perché Michele Mignani, al fischio d’inizio di Empoli-Cesena, sedesse ancora in panchina non è stato spiegato al pubblico bianconero. Dopo il grave filotto di sette sconfitte in nove giornate non è comunque detto che l’esonero fosse la maniera risolutiva per cambiare passo, rimettersi in carreggiata. Tuttavia l’ambiente, la piazza, il tifo necessitava di ricevere valide motivazioni su perché si sia deciso di proseguire con un allenatore che andrà via a fine stagione. A maggior ragione in virtù del fatto che la futura separazione dal tecnico era ravvisabile ancor prima che la squadra cominciasse a perdere tutte le partite in serie.
7. Chi poteva parlarne trasmettendo chiarezza se non Fusco e Di Taranto? I due dirigenti hanno invece mantenuto un profilo basso, non concedendosi a dichiarazioni pubbliche fruibili da chiunque.
8. Non affrontare il problema e lasciare che passi autonomamente, un rischio calcolato. Frutto anche di ragionamenti sul Cesena del futuro che si intende costruire a partire da giugno. Ma quanto calcolato bene? A questa domanda risponderanno i risultati che il Cavalluccio raccoglierà nei prossimi mesi. A prescindere da ciò rimane il fatto che si è preferito evitare un confronto, privandosi di dare un segnale di unione e coesione nel momento in cui se ne avvertiva un ansioso bisogno.
9. Chi più di ogni altro necessitava di un endorsement che lo legittimasse nei confronti dei tifosi era proprio mister Mignani. È stato lasciato solo. Questo punto è quindi, nel bene e ne male, del tutto ed esclusivamente suo. Mentre le sconfitte delle scorse giornate sono state sì sue per la maggior parte ma anche con altri ‘firmatari’. Ovvero chi ha scelto di non sporcarsi le mani.
10. È questa l’occasione persa del Cesena: essersi dissociato dalla stretta attualità, chiuso in sé stesso, senza coinvolgere un ambiente sempre maturo e pronto a tendere la mano nei periodi di crisi. Per voi lettori invece l’occasione persa sarebbe quella di non leggere il parere di Stefano Severi, che vi invito ad andare a recuperare.
A questo link trovate i 10 (s)punti
