Mignani (quasi) al capolinea. E da Cesena sono partite le prime chiamate…

8 ko nelle ultime 11 gare: con colpevole ritardo anche Fusco & Friends hanno capito che la nave bianconera rischia di affondare. E così…
04.03.2026 12:10 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
Mignani (quasi) al capolinea. E da Cesena sono partite le prime chiamate…

La guerra che si allarga, il prezzo del petrolio e del gas che sale alle stelle, l’inflazione che torna a galoppare, la canzone sanremese di San Da Vinci che impazza nelle radio: stiamo vivendo giorni complicati. Complicatissimi. Oserei direi tragici. E a complicare il tutto – almeno nella Romagna che parla bianco e nero – c’è anche lo stato comatoso in cui sta versando il Cesena. Un Cesena sempre più in crisi. Sempre più in caduta libera. Sempre più schiavo delle sue lacune tecniche, delle sue debolezze mentali, delle paturnie del suo allenatore. Un allenatore che, già da tempo, ha perso la trebisonda. Un allenatore che, già da tempo, vive da separato in casa. Un allenatore che, già da tempo, ha perso potere dentro lo spogliatoio. Un allenatore, che già da tempo, ha esaurito i suoi bonus. Un allenatore che, già da tempo, ha ‘rotto’ col Vertice Americano. Un allenatore che – dopo 8 sconfitte in 11 gare – in qualsiasi altra piazza sarebbe stato già esonerato ieri sera. Ma invece è ancora qui tra noi. Qui. A guidare il Cavalluccio negli allenamenti. Con la sua faccia (triste, tristissima) da persona per bene. Ad aspettare la fine di questa agonia. La fine di un’agonia che, così pare, non dovrebbe consumarsi già nelle prossime ore. Ma soltanto sabato prossimo, in caso di nuovo patatrac a Modena (in ballo per la sostituzione – oltre a un mister X – ci sono Pagliuca e Caserta, rispettivamente ancora sotto contratto con Empoli e Bari; Bisoli invece al momento non è stato ancora contattato). A rendere il tutto ancora più agghiacciante c’è poi il silenzio stampa decretato dalla società subito dopo la (prevedibile, prevedibilissima) sconfitta incassata ieri sera col Monza. Un silenzio stampa a dir poco assordante. Massì, assordante. Fatta la doverosa premessa che non (ri)spedire ieri sera Mignani davanti a taccuini e telecamere è stata cosa buona giusta (almeno ci siamo evitati tutti la sua consueta vagonata di banalità), risulta infatti lampante come il club abbia ancora una volta commesso a livello comunicativo l’ennesimo autogol. Un autogol in stile tafazziano. Solitamente, in questi casi, è un dirigente che viene a metterci la faccia. Che viene a spiegare – anche solo per due minuti di orologio, eh – cosa bolle nel pentolone bianconero. Invece, ieri sera, nessuno della triade Fusco-Di Taranto-Agostini ha avuto il coraggio di presentarsi in sala stampa. Ecco perché il sottoscritto, ma non soltanto il sottoscritto, rimpiange come non mai i tempi i cui il vulcanico Rino Foschi – subito dopo una brutta sconfitta – piombava in sala stampa con gli occhi fuori dalle orbite, pronto a rispondere ad ogni domanda (anche a quelle impertinenti) degli addetti ai lavori. Poi vabbè, spesso in quelle stesse sala stampa potevano scapparci (anche) delle colluttazioni. Però Rino c’era. Sempre. Anche quando le cose andavano male. Diciamo pure malissimo.


PS 1: Quelli che… a lavorare, andate a lavorare…
PS 2: Quelli che… non si può andare avanti così…
PS 3: Quelli che… te ne vai o no?