Benedettini: “Pessina deve ringraziare me per l’Europeo. E sul rinnovo…”

30.06.2021 19:45 di Giacomo Giunchi   Vedi letture
Benedettini: “Pessina deve ringraziare me per l’Europeo. E sul rinnovo…”

Chiudiamo le interviste all’interno dello spogliatoio del Cesena FC della stagione 2020/21, con uno degli ultimi arrivati all’interno della rosa, il portiere della nazionale sammarinese, Elia Benedettini. Al classe ’95 scade proprio oggi il contratto con il Cavalluccio; ci ha parlato di questo e di molti altri temi all’interno dell’intervista.

Benedettini, lei fece il suo esordio tra i professionisti in Serie C col San Marino a 17 anni, contro la Cremonese. Che emozione fu?
“Nel pre-partita c’era già nell’aria questa possibilità di debutto, e io per scherzare dissi a Migani (portiere titolare, ndr) che l’avrei sostituito a partita in corso. Così fu, dato che rimediò il cartellino rosso pochi minuti dopo l’inizio del match. Fu una grande emozione debuttare in Serie C, ma non ho un gran ricordo di quella partita, dato che perdemmo per 6-1…”

Lei successivamente iniziò a giocare con regolarità nella primavera del Cesena. La sua storia col Cavalluccio iniziò quindi tanti anni fa…
“Sì, esatto. Purtroppo dopo le prime due partite mi infortunai, e stetti fuori fino a gennaio, quando poi riuscì a tornare in campo con regolarità. Fu una bella avventura che contribuì molto alla mia crescita”.

In seguito, col Novara esordì in Serie B, e nella stagione 2018/19 con Viali in panchina, pur da secondo, ha vissuto l’emozione della Coppa Italia con l’ottavo di finale allo Stadio Olimpico contro la Lazio. Che emozione fu per lei?
“L’esordio in Serie B fu un grande traguardo per me, ma la cosa che ricordo più volentieri è come hai detto tu la cavalcata in Coppa Italia. Da squadra di Serie C battemmo in trasferta il Perugia e il Brescia, che da lì a poco avrebbe vinto il campionato di Serie B, e infine il Pisa in casa. Poi andammo all’Olimpico contro la Lazio per l’ottavo di finale, nel quale parai anche un rigore a Ciro Immobile, anche se però segnò sulla ribattuta; ho ancora l’amaro in bocca (ride, ndr). Perdemmo 4-1, ma fu comunque un ottimo risultato”.

Lei ha vissuto il dramma della rottura del crociato. Come ha affrontato questo terribile imprevisto?
“È probabilmente il più brutto infortunio che può capitare ad un calciatore. Io mi ruppi il crociato a settembre del 2019, e poi ci fu il Covid nell’anno nuovo che mi fermò le cure. Successivamente riuscii a finire le medicazioni, ma quando tornai ebbi un altro infortunio; praticamente buttai un anno di carriera; fu un calvario. In seguito non rientravo più nei piani del Novara e rimasi svincolato. Mi passò diverse volte per la testa l’idea di smettere, anche perché non è facile che un club ti cerchi dopo un anno che non giochi e con una carriera da secondo portiere. Per fortuna però a gennaio trovai la chiamata del Cesena. Quando la ricevetti gridai di gioia, non aspettavo altro. Fu un onore per me”.

In passato ha già lavorato con Zebi e Viali. Quali pensa che siano i loro migliori pregi nel dirigere una squadra?
“Sono due grandi professionisti. Di loro apprezzo molto sia l’aspetto tattico che umano: sono capaci insieme di creare un gruppo coeso e forte”.

Cosa ha detto a Di Gennaro steso per terra dopo il match contro il Matelica? Quanto l’ha fatta soffrire quella partita?
“Non mi ricordare quella partita per favore (ride, ndr). Oggi è ancora un tasto dolente, nella mia carriera non avevo mai vissuto un qualcosa del genere. Su quel match c’è veramente poco da dire, si vede che il destino aveva deciso questo per noi. Sul gol di Ardizzone andai da Viali e ci abbracciammo. Non ebbi neanche il tempo di tornare in panchina che il Matelica fece il gol del 3-2. A Di Gennaro gli dissi ben poco; provai ad andare a rincuorarlo e gli dissi che se avesse bisogno di supporto io ci sarei stato”.

Il suo contratto scade oggi. Ha già parlato con la dirigenza? A 26 anni sarebbe ancora disposto a fare il secondo portiere?
“Quando a gennaio ho firmato il contratto con il Cesena chiesi come mai era in scadenza a giugno e non molto più in là (ride, ndr). A parte gli scherzi, la mia intenzione è quella di rimanere a Cesena. Ho parlato anche con il mio procuratore, e ci siamo detti che a 26 anni, a Cesena sì, posso fare il sacrificio di fare ancora il secondo portiere”.

In molti definiscono il ruolo del secondo portiere come “un sogno”. Come risponderebbe a queste affermazioni?
“Beh, fare il terzo portiere in effetti è un bel sogno (ride, ndr). Ti alleni tutta la settimana con la consapevolezza che non scenderai mai in campo, un po’ come Berni ai tempi dell’Inter. Mentre fare il secondo non lo è, perché devi essere sempre pronto a subentrare, sempre attento e sul pezzo. È un ruolo impegnativo: ti alleni intensamente tutta la settimana sperando di giocare, ma poi alla fine succede di rado”.

Qual è la sua più grande soddisfazione in carriera?
“Una delle mie più grandi soddisfazioni è stata la partita contro l’Inghilterra di qualche mese fa. In quel match riuscì a fare diverse buone parate nonostante il risultato finale di 5-0, peccato solo che lo stadio Wembley fosse vuoto. In seguito ho ricevuto tantissimi messaggi da parte dei tifosi inglesi su Instagram che mi chiedevano di trasferirmi nei loro club (ride, ndr). Inoltre, a fine partita mi vennero a parlare anche i giocatori dell’Inghilterra, tra cui Lingard”.

Dal video non sembrava che lei avesse compreso bene quanto le avesse detto Lingard… Mastica bene l’inglese?
“No, avevo capito. Non avevo compreso bene un termine che aveva usato e inoltre ero in videochiamata con mia moglie. Però poi ci siamo compresi e abbiamo fatto anche uno scambio di battute”.

Ha sentito le ultime dichiarazioni di Buffon, nelle quali afferma che vuole andare ai mondiali 2022? Cosa pensa di questo portiere?
“Buffon è unico. È un folle, un pazzo. È un giocatore solo da ammirare. A 43 anni avere ancora queste ambizioni è ammirevole. Nella passata stagione alla Juventus quando chiamato in causa ha sempre risposto in modo eccellente. Un conto è se, così in là con l’età, non riesci neanche a reggerti in piedi, e allora lì è il caso di smettere. Ma uno come lui perché dovrebbe? Sa fare il portiere ancora in modo eccelso. A quei livelli fa bene a divertirsi, e ora vorrà sicuramente portare il Parma in A e puntare al Mondiale in Qatar”.

Cosa le dona affrontare le più grandi nazionali del pianeta?
“Sicuramente per un portiere è più utile che per un centrocampista o per un attaccante, dato che spesso è quasi impossibile creare del gioco. Io invece sono sempre sotto allenamento e sotto stress durante la partita, dato che ricevo decine di tiri in porta; è una prova molto complessa”.

Nella partita di novembre contro Gibilterra per la prima volta ha tenuto la porta della sua nazionale inviolata. Che emozione è stata per lei?
“È stato sicuramente un bel traguardo, come hai detto tu è stata la prima volta nella mia carriera a San Marino. Fu una grande emozione”.

Nove mesi fa è nata sua figlia. Cosa si prova ad avere una bambina in così giovane età? L’ha aiutata a responsabilizzarsi?
“Diciamo che prima, da ancora più giovane, facevo molte più cazzate ed ero un po’ più matto. Ora però, con l’avvento di mia figlia, mi sono molto responsabilizzato e ho messo più i piedi per terra, anche sul terreno di gioco. Avere una figlia sicuramente mi ha cambiato la vita”.

Quant’è importante per voi sammarinesi la nazionale?
“Mah, ti dico, a San Marino il calcio viene visto con la giusta importanza, è una situazione un po’ strana. Ovvio che però tu ragazzino, quando inizi a giocare ed essere tra quelli grandi speri sempre di arrivare nella nazionale maggiore per sfidare le più forti rappresentative del mondo. Siamo anche dei privilegiati, dato che molti giocatori anche ad altissimi livelli non hanno neanche l’occasione di provare queste emozioni”.

Voi sammarinesi siete un po’ tifosi dell’Italia? Come reagite alle vittorie sportive di quest’ultima?
“Noi sammarinesi assolutamente, siamo tifosissimi della nazionale italiana. Anche perché tanto sappiamo che noi è quasi impossibile partecipare a Mondiali ed Europei, e quindi tifiamo la nazionale italiana. Pensa che nella vittoria del Mondiale 2006, quando avevo 11 anni, io e la mia famiglia ribaltammo il tavolo del locale di Rimini nel quale eravamo in quel momento. Ogni volta che San Marino gioca contro l’Italia per noi è un derby sentitissimo”.

Dove può arrivare la nazionale italiana a EURO 2020? Come vede la partita contro il Belgio?
“Ti dico, prima di Belgio-Portogallo, speravo passasse quest’ultimo. Poi però a fine partita mi sono detto che è stato un bene che fosse passato il Belgio. Il Portogallo secondo me ci avrebbe messo più in difficoltà visto anche quest’ultimo match, nel quale ha creato di più della nazionale belga, e secondo me ha avuto anche molta sfortuna. L’Italia è una squadra forte con un grandissimo gruppo, può arrivare fino in fondo”.

Nella sua ultima partita in nazionale, il 28 maggio, disputò un match proprio contro l’Italia, in cui Pessina segnò una doppietta. Avrebbe pensato che si sarebbe rivelato così importante per la nazionale agli Europei?
“Pessina deve ringraziare me per avergli fatto fare doppietta ed averlo caricato per l’Europeo (ride, ndr). Comunque a parte gli scherzi è un gran giocatore, e anche contro di noi fece un grande gol a seguito di un’ottima azione personale. Sicuramente è una delle più grandi sorprese dell’Italia all’Europeo, dato che non avrebbe neanche dovuto parteciparvi. Quella partita contro l’Italia però non mi piacque per nulla, dato che subì diversi gol ingenui, ma a volte va così. Delle volte invece in nazionale sfodero delle grandi prestazioni, poi torno ad allenarmi a Cesena e sembro irriconoscibile, sarà anche per l’adrenalina…”