Più di un girone in ‘zona retrocessione’. C’è chi potrebbe vergognarsi…
C’era una volta un Cesena da sogno. Quattordici giornate di un viaggio che pareva addirittura potesse condurre al paradiso: 26 punti, il terzo posto momentaneo raggiunto grazie ad un successo strepitoso nel derby casalingo contro il Modena, l’aria del sogno impossibile che tornava a farsi respirare in Romagna. Poi, il buio. Uno schianto silenzioso ma devastante che ha trasformato quella che poteva essere una stagione di gran lunga al di sopra delle aspettative in un turbine di mestizia senza fine.
I numeri non mentono, e quelli degli ultimi mesi sono semplicemente indifendibili. Partendo da quel derby con i canarini, se analizziamo le ultime venti partite (ovvero più di un intero girone), il Cesena ha raccolto la miseria di 18 punti. Per dare un’idea della gravità del crollo, basta guardare chi ha fatto peggio in questo lasso di tempo: solo Empoli e Reggiana, fermi a 16. Pure Spezia e Pescara sono stati capaci di fare di più. In pratica, per oltre metà campionato, il Cavalluccio ha viaggiato con il passo di una squadra da retrocessione diretta, senza appello e senza scuse.
Nell’ultima puntata di TuttoCesena live si è parlato di una difesa che continua a imbarcare acqua - più di due gol a partita di media nelle ultime undici gare - e un attacco che lontano dal Manuzzi è diventato sterile: questo è lo ‘spettacolo’ offerto da un gruppo che si è letteralmente seduto sugli allori dopo un avvio fortunato.
Bisogna essere onesti, anche se fa male: non ci sarebbe alcunché di cui stupirsi se i calciatori bianconeri ora provassero un profondo senso di vergogna per quanto mostrano in campo di settimana in settimana. Adagiarsi su quei 26 punti iniziali è stato un errore fatale. Quello che si è visto per venti giornate rasenta il vilipendio sportivo e offende la maglia e la storia del club. Una squadra che smette di lottare, che perde l’identità e che si fa trascinare sul fondo da un’apatia collettiva non merita alibi. Non si può vivere di rendita per sette mesi perché “all’inizio eravamo terzi”. Il calcio è soprattutto continuità, e il Cesena ha dimostrato di non averne alcuna. Il Cavalluccio deve uscire dal fango in cui si è cacciato con le proprie mani.
