È bastata una sola vittoria per far sì che tanti fossero folgorati sulla via di DamasCOLE
Esiste un’arte antica, più flessibile di un giunco al vento, più rapida di un contropiede condotto da Cerri e finalizzato da Berti: è la capacità dei paggi di corte di raccontare la realtà a seconda del risultato domenicale. Ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci giorni attorno alla panchina del Cesena, a seguito del cambio di guida tecnica, è un vero e proprio manuale di sopravvivenza. Poco più di una settimana fa, l’approdo di Ashley Cole in riva al Savio veniva descritto come il punto più basso di una gestione ‘arrogante’ e ‘priva di sensibilità’. Dopo i tre punti raccolti contro il Catanzaro, quegli stessi inchiostri sembrano intrisi di miele, pronti a celebrare il ‘genio internazionale’ voluto dalla proprietà americana.
L’atto primo: il processo all’inglese. Fino alla vigilia della trasferta di Mantova, il coro era unanime e spietato. L’esonero di Michele Mignani era stato bollato come una decisione ‘illogica e immotivata’, un affronto a un professionista che aveva mantenuto il Cavalluccio in zona play-off per trenta giornate. I paggi di corte non avevano usato mezzi termini: parlavano di una proprietà americana che aveva ‘sbagliato tutto’, dai tempi ai modi, dimostrando una mancanza di rispetto siderale per la storia del club. Di Ashley Cole si scriveva con sufficienza, quasi con scherno.
Non appena il Mantova di Modesto ha impartito quella lezione amara al Cavalluccio, i detrattori un tanto al chilo hanno affilato le lame. Quel 3-0 sarebbe dovuto subito essere la pietra tombale sulla scelta della dirigenza: la prova provata che un nome internazionale non potesse bastare a colmare il vuoto di conoscenza del calcio di provincia. Si piangeva la ‘tradizione romagnola’ e si invocava la salvezza come un miraggio lontano, puntando il dito contro l’arroganza di chi aveva voluto ‘staccare la spina’ a un progetto solido per inseguire il glamour londinese.
L’atto secondo: l’inversione a U. Poi, però, è arrivato al Manuzzi il Catanzaro. È bastato un successo casalingo sudato per trasformare il ‘turista inglese’ in un ‘visionario della panchina’. Improvvisamente, la mancanza di esperienza è diventata ‘freschezza mentale’, e la mancata conoscenza della categoria è stata ribattezzata ‘approccio scevro da pregiudizi’. E così i soliti paggi di corte, gli stessi che nel 2018 ci assicuravano sull’erario che avrebbe accolto il piano di risanamento dell’Ac Cesena sotto la presidenza di Giorgio Lugaresi, hanno iniziato l’opera di arruffianamento verso la proprietà americana, quella stessa che quarantotto ore prima veniva accusata di non capire nulla di Cesena.
È la triste parabola di una divulgazione arcaica e superata che, da sempre, si limita a baciare la mano del vincitore di turno. Celebrare Cole oggi, dopo averlo demolito preventivamente ieri, significa ammettere che si vive solo in funzione una precaria convenienza comunicativa. La ‘turbolenza di cui non si sentiva la mancanza’ è diventata improvvisamente un ‘vento di cambiamento necessario’, e il rispetto per Mignani è stato archiviato come un fastidioso cimelio del passato.
Resta l’amaro in bocca per una narrazione che cambia colore con la stessa facilità con cui si gira la sottile pagina di un quotidiano cartaceo. Chi invece resta sempre della stessa bicromia (bianco e nero) è la live di TuttoCesena.it dove siete voi con i vostri interventi a fare la trasmissione e a decidere dove indirizzarla. Se non lo avete ancora fatto, recuperatevi l’ultima puntata ed iscrivetevi al canale (a questo link).
