Missiroli, una buona dose di morfina. Bortolussi, la nostra medicina

“Questa notte è così luminosa…”
O forse a Grosseto il sole tramonta qualche minuto più tardi.
“Credi in me così come io credo in te!”
05.10.2021 07:00 di Bruno Rosati   vedi letture
Missiroli, una buona dose di morfina. Bortolussi, la nostra medicina
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“Non potrai mai andartene senza lasciare un pezzo di giovinezza”.

“Bentornato!”. “Rieccolo”. “Finalmente”. Questo il tenore dei commenti giunti al seguito della rete di Mattia Bortolussi che ha deciso Grosseto-Cesena.
E invece no. Non c’è ragione di rallegrarsi, non c’è bisogno di alcun saluto. Semplicemente perché Mattia Bortolussi non se n’era andato proprio da nessuna parte. Viene da domandarsi cosa stesse guardando chi, prima dell’ultima trasferta toscana, continuava ad elaborare statistiche sul numero di reti segnate dal numero 20 a partire dal girone di ritorno dello scorso campionato e al contempo francobollava il tutto, con estrema superficialità, come generico ‘momento no’. Impossibile infatti non notare come pure nelle gare precedenti il contributo di Bortolussi fosse imprescindibile nel conseguire i buoni risultati che il Cavalluccio ha portato a casa.

Se l’efficacia di un attaccante si misurasse solo in funzione dei gol messi a referto, Milan Djuric avrebbe giocato al massimo un paio di stagioni in cadetteria ad inizio carriera per poi sprofondare nel dimenticatoio della D se non ancora più in basso. Invece lo scorso sabato ha salvato la posizione di Fabrizio Castori sulla panchina della Salernitana, in serie A.
A Bortolussi, che per caratteristiche è giocatore completamente diverso rispetto a Djuric, non si può chiedere ‘solo’ il gol poiché per sua natura è propenso a fare molto altro. Domandarsi quanto sarebbe più prolifico se venisse slegato da compiti difensivi è superfluo, significa non averlo capito: per sua indole Bortolussi ha una dedizione innata a spendersi fino allo stremo in favore dei compagni, a fare lui il lavoro sporco e non stare ad aspettare che gli venga servita l’occasione su un piatto d’argento. Per tale ragione in questo Cesena è tatticamente insostituibile.

Ma in fin dei conti, le critiche a Bortolussi non erano altro che un ennesimo pretesto. Il pretesto di chi a parole dice di desiderare soltanto che il Cesena faccia di tutto per migliorare i risultati degli ultimi anni, ma che in realtà pretende ben altro.
Perché sì, diciamoci la verità: il Cesena in serie C non piace proprio a nessuno. Chiunque lo vorrebbe vedere il prima possibile impegnato in altri palcoscenici. Dopodiché si devono fare dei distinguo. Ci sono parecchi Pinocchio e Lucignolo in attesa di un carro che li conduca nel Paese dei balocchi. Gente che rimpiange i (presunti) fasti di un passato nemmeno troppo lontano, senza aver ancora compreso che se quei tempi sono finiti è perché non c’era altro inevitabile epilogo. “Le nostre vite sono cambiate per sempre. Non saremo mai gli stessi di prima”.

E quindi ben vengano i gol di Bortolussi a zittire questi perenni infelici. Ben vengano gli acquisti dei Rigoni, dei Missiroli o Di Gennaro di turno. Perché per certi tribuni importa solo fare la collezione di figurine: che i nuovi innesti ricoprano ruoli differenti rispetto al fantasista ora in forza al Bari non ha rilevanza, quel che conta è il numero di presenze in A.
La differenza tra auspicare un domani migliore e calarsi nella realtà in cui ci si trova sta tutta qui. Si possono nutrire perplessità su quel che il Cavalluccio sarà in grado di fare a lungo termine, ma certe lamentele sul presente sono solo pessimi giochi di parole che dei ‘Gramellini mancati’ elaborano per tirarsi su di morale. Chissà? Forse così si distrarranno dalla perpetua malinconia di una plusvalenza fittizia e in un frangente di intimità, almeno loro, sorrideranno…

“’Sta notte crocifiggeremo chi non è sincero.
Faremo le cose per bene, sentiremo tutto ’sta notte.
Troveremo un modo per offrire alla notte i momenti indescrivibili della tua vita”
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