Di Carlo: "Tre punti fondamentali per la salvezza"
Finita la partita, parlato con le televisioni, le radio e i giornali, Mimmo Di Carlo esce dallo stadio e incontra i tifosi che lo aspettano fuori dai cancelli. Sono un gruppetto di dieci persone che conosce per nome. Pacche sulle spalle, risate e qualche sfottò in amicizia. «Oh Mimmo, che spettacolo», gli fa uno che chiamano Ugo, «quando ti sei tolto la giacca e hai iniziata a farla roteare in aria, cosa gli avresti fatto a Jokic eh, cosa?». Mimmo ride e non risponde. Meglio. Per un pelo Bojan combinava la frittata quando, lasciando sfilare la palla lanciata da Iaquinta in profondità in area, non si era accorto che alle spalle arrivava Comotto che sfiorava il gol. Di Carlo si è messo a saltare come una molla, sfilato la giacca con un gesto rabbioso, usata tipo un'elica, e messo a urlare come un ossesso. Parole irripetibili, non c'è dubbio. Ora ride, ma non troppo. «Dài», dice in modo distensivo, «altri tre punti fondamentali, ancora 8 o 9 e siamo a cavallo». Tutto quello che viene in più, tanto meglio anche perché la sfortuna è sempre in agguato. «Nelle ultime partite giocate in casa», ricorda Mimmo, «ogni errore l'abbiamo pagato carissimo, oggi ci è andata meglio, gli episodi sono stati dalla nostra parte, per una volta». Il gol in semispaccata di Moscardelli l'ha tolto dagli impicci e gli ha regalato la seconda vittoria consecutiva. Una striscia positiva che ha le ore contate? Non per i tifosi: «Ora mister entriamo nella storia eh?, Battiamo la Juve, giochiamola al massimoooo», gli urla un altro ragazzo. Di Carlo sorride, «nessuna squadra è imbattibile», risponde serafico, «andiamo a Torino per giocarcela e speriamo che ci sia grande fair play dentro e fuori dal campo». E tra le righe un riferimento, nemmeno tanto velato, alle recenti dichiarazione di Antonio Conte sugli arbitri che hanno alzato un vespaio di polemiche. E quanto mai infuocate dopo le sviste arbitrali nel super match Milan-Juve. «Ricordiamoci che all'andata», puntualizza Mimmo che vuole mettere i puntini sulle "i", «non ci hanno dato un gol regolare di Théréau e negato un rigore all'86° e noi non abbiamo fatto grandi polemiche, quindi ci aspettiamo che gli altri facciano lo stesso e mi auguro davvero massimo equilibrio da parte di tutti». Arbitri avvisati, insomma. Anche perché i gialloblù hanno un piccolo tour de force di tutto rispetto: Juve, poi l'Inter e quindi un'altra, ennesima - e da qui alla fine saranno tante - sfida salvezza col Bologna. A Torino, intanto, mancherà Pellissier squalificato. «Sì, ma ritroveremo Théréau, Bradley, Dramé. Vero, Sergio è la bandiera di questa squadra, il giocatore tecnicamente più importante che abbiamo, ma non dimentichiamo che col Cesena abbiamo giocato senza mezza squadra e con l'altra metà influenzata (Andreolli, Sorrentino)». Insomma, l'importante è «giocare da Chievo, essere Chievo, avere lo spirito Chievo», dice Mimmo. «Come fa Moscardelli, per esempio, che entra e fa il gol decisivo. O Acerbi che vuole essere in campo nonostante gli sia morto il papà: non è importante alla fine chi gioca», continua, «ma lo spirito con cui lo fa. La voglia di dare tutto». «A volte giochiamo bene e perdiamo, a volte giochiamo magari peggio, come oggi, e vinciamo, ma almeno non abbiamo avuto la sfortuna delle ultime partite in casa dove, vorrei ricordare, abbiamo fatto tre errori e preso tre gol». Il Chievo col Cesena, in effetti, non ha brillato. A parte nel finale quando, dopo il vantaggio, si è sbloccato e ha trovato due, tre giocate tutte di prima di grande pregio. E arrivando vicino al raddoppio in due occasioni, con Pellissier e Moscardelli. «Scardinare la loro difesa non era facile, erano ben disposti in campo e volevano portare a casa punti a tutti i costi. Senza dire che Mutu, Iaquinta e Santana sono giocatori di grande qualità, con loro basta una distrazione e rischi di pagarla davvero cara». Ma non sempre, questa volta ci ha rimesso solo una giacca.
