La Lanterna #1 | Jean-Paul Sartre

“L’intellettuale è uno che si occupa di ciò che non lo riguarda affatto”.
30.09.2020 07:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
La Lanterna #1 | Jean-Paul Sartre

Eccoci qui. Così, dopo ‘Quelli che…’ e ‘I 10 (s)punti’ torna pure ‘La Lanterna’ a fare capolino tra le rubriche di TuttoCesena. Rispetto alle due sorelle maggiori, la Lanterna vince con enorme distacco il premio per la peggior gufata dell’anno. Se non addirittura del secolo.
In seguito a Cesena-Vicenza, ultima partita disputata prima del lockdown, il titolo era stato un quanto mai profetico ‘Però così non si può andare avanti’. Ed effettivamente non si è proseguito. Chi mai se lo sarebbe immaginato di dover attendere oltre sette mesi per assistere alla successiva gara ufficiale del Cavalluccio? Per non parlare di quel che è accaduto in questo lasso di tempo, di quanto sia profondamente mutata la quotidianità di ogni persona.
Dunque, memore di quanto accaduto dallo scorso febbraio in poi, oggi la Lanterna sceglie di tenere un profilo basso. Viene lasciata ad altri l’incombenza di interrogarsi sul perché sia successo quel che è successo, sulle implicazioni trascendentali che si sono abbattute sulle nostre vite o che vi si riverseranno nell’immediato futuro. Un approccio esistenzialista. Il ché non significa essere insensibili di fronte a questioni ontologiche. Anzi tutt’altro come insegna Jean-Paul Sartre, per l’appunto uno dei massimi esponenti dell’esistenzialismo.

Ci affidiamo perciò ad uno dei suoi pensieri più celebri. “Il mondo può benissimo fare a meno della letteratura. Ma ancor di più può fare a meno dell’uomo”.
Figuriamoci quindi se non si possa restare mezzo anno o poco più senza calcio! Decisamente sì, abbiamo provato sulla nostra pelle che ce la si può fare. Eppure è innegabile la sensazione liberatoria provata nel momento in cui Stefano Milone di Taurianova ha fischiato l’inizio di Virtus Verona-Cesena. Finalmente un pomeriggio canonico, sebbene i tifosi abbiano dovuto patire la costrizione di viverlo da casa. Finalmente un paio d’ore in cui dedicare la mente esclusivamente al Cesena, sussultando dall’emozione imprevedibile per ogni minima cosa occorsa sul terreno di gioco. Già, ma che cos’è l’emozione?

“Noi chiameremo emozione la caduta brusca della coscienza nel magico”.
A conti fatti, di magico c’è stato ben poco nell’arco dei novanta e oltre minuti al Gavagnin-Nocini. Giusto la splendida incornata di Bortolussi, scoccata a metà strada fra cielo e terra. Ma anche l’arcuata parabola disegnata Marcandella, è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Un inizio soft, senza particolare gioia ma neppure troppi brividi, con i bianconeri che ad un certo punto hanno scelto di accontentarsi del pari.

“Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l’altro. L’altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me”.
A vederla così c’è poco di cui rallegrarsi, la Virtus Verona è sembrata davvero poca cosa. Attenzione però. Anche lo scorso anno l’impressione era stata la stessa. Sia dopo la vittoria dell’andata, sia dopo il pareggio (regalato dalla banda di Modesto) nel girone di ritorno. Ma alla fine gli uomini di Gigi Fresco hanno terminato la stagione precedendo in classifica il Cesena. Occhio a dare le cose per scontate…

“L’uomo non è niente altro che quello che progetta di essere”.
È questo il punto di domanda più grande: cosa progetta di essere il Cesena? Non si è mai andati oltre alle solite frasi di facciata. «Ragioniamo di partita in partita» oppure «Ci sono quattro o cinque club dal potenziale superiore, dopodiché…». Con quanta decisione il Cesena punta ai play-off? Perché è questo l’obiettivo che è stato prefissato ma ancora non è chiaro con quanta convinzione ci si creda.

Certo, c’è anche quell’altro aspetto, la famosa valorizzazione dei giovani calciatori da impiegare per accedere ai contributi di Lega. Ormai è divenuto un mantra da ripetere come i salmi durante i vespri. Allontanandosi al termine della conferenza stampa, mister Viali continuava a dire: «Ho chiuso la gara con sette under in campo! Ne ho usati sette contemporaneamente». La speranza è che, contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno, ci sia un’effettiva valorizzazione del potenziale talento di queste promesse, non una mera speculazione. Non è un caso se fra quelli abitualmente schierati lo scorso anno il solo Ciofi è partito nuovamente titolare. Per il resto, una rivoluzione pressoché totale.
“La giovinezza non consiste nel cambiare continuamente opinioni e nella mutevolezza dei sentimenti, ma nel provare quotidianamente, a contatto con la vita, la forza e la tenacia di quelle idee e di quei sentimenti”.