Diamanti lavora a testa bassa: «Grande disponibilità dei ragazzi, avevano le gambe fritte»

Il tecnico bianconero parla al margine del vittorioso match amichevole contro il Carpi, con il quale si è concluso il ritiro di Acquapartita.
25.07.2026 21:01 di  Redazione TUTTOCesena   vedi letture
Diamanti lavora a testa bassa: «Grande disponibilità dei ragazzi, avevano le gambe fritte»

Carica a mille, energia contagiosa e una chiarissima visione: Alessandro Diamanti si presenta davanti ai taccuini al termine delle prime due settimane di ritiro ad Acquapartita, culminate con il successo contro il Carpi, trasudando una motivazione travolgente. L’obiettivo del tecnico non è soltanto quello di plasmare un gruppo solido e affamato sul piano tattico, ma soprattutto quello di ricostruire un legame viscerale, autentico e profondo con la piazza.

Sollecitato sul bilancio di questa prima fase di lavoro e su quanta carica e voglia di ricominciare abbia percepito vedendo la squadra dall’esterno, il mister ha evidenziato con favore l’atteggiamento mostrato dai suoi uomini: «Sinceramente l’aspetto che mi è piaciuto di più è la disponibilità che mi hanno dato questi ragazzi, anche a una metodologia molto nuova per loro. Sono usciti subito con grande voglia di farla, con proprio positività. Questa è una grandissima base per iniziare».

Diamanti ha poi approfondito le condizioni atletiche del gruppo, ammettendo che il carico di lavoro si fa sentire, ma che la risposta mentale resta alta. «È normale che bisogna andare sui dettagli, mettere lavoro ancora fisico. Stamattina sono arrivati con le gambe fritte, ve lo garantisco, ma perché era quello che volevamo. Ora avranno un giorno per riposare e poi si riparte. C’è tante cose da fare, stiamo partendo dall’inizio, dalle basi, però sono molto positivo perché i ragazzi vanno a duecento all’ora con coraggio. I primi quindici minuti poco coraggio, con un po’ di paura, e infatti meno male che adesso esiste la pausa per bere. Bisogna andar forti, divertirsi: a giocare a pallone non c’è paura, non ci sono contratture, non c’è niente, bisogna essere liberi».

Interpellato su una preferenza tra la prima e la seconda frazione di gioco, l’allenatore ha preferito fare un’analisi complessiva della prestazione. «Non è che mi è piaciuto di più, il primo tempo era più intenso, il secondo tempo si è abbassato, si sono cambiate due cosine e siamo andati meglio. Però, ripeto, c’è da lavorare e non è una novità. I ragazzi lo sanno e hanno voglia di farlo, quindi sono felice».
Posto di fronte a una domanda tattica mirata — in particolare sulla posizione molto avanzata dei portieri Siano e Fontana e sulla ricerca di lanci lunghi in avanti a fronte di una difesa avversaria schierata bassa —, il tecnico ha spiegato la logica teorica dietro queste soluzioni. «L’obiettivo era attirare loro, fare delle corse ai tempi giusti invece di essere già lì, delle corse da dietro, di ritardo. In due settimane cominciamo a mettere dei concetti, poi bisogna cominciare a lavorare sui dettagli. Ora stiamo mettendo le basi. Con questa disponibilità ci lavoreremo, poi è normale che c’è un tempo di processo a cose nuove e a richieste. Se hai questa mentalità, la mentalità è quella cosa che sarà la nostra identità. Mentalità vincente non vuol dire vincere le partite: vincente è vincere i contrasti, le seconde palle, le basi. Questi siamo noi, poi avremo anche qualcos’altro, ma noi il campionato lo giochiamo su questa cosa qua: sulla seconda palla, sul vincere i contrasti, sulla disperazione».

Alla richiesta di chiarimenti sul futuro di Druiventak e sul fatto che il periodo in prova si sia trasformato in una promozione e conferma in rosa, Diamanti ha risposto con schiettezza: «Sinceramente non so se fosse un test, io l’ho trattato come un giocatore mio. Lui è normale che deve lavorare tantissimo e lo sta facendo. Ha grandissimi mezzi fisici e ora bisogna lavorare su quello che manca, come tutti. Tutti hanno delle qualità e delle cose dove migliorare, e noi avremo la medicina per tutti. Il lavoro è l’unica cosa per mettergli le cose che mancano e per continuare a lavorare sulle cose che hanno già».

Interrogato sulle gerarchie dei portieri e sulle possibili mosse di mercato relative a uscite o nuovi arrivi tra i pali, il tecnico ha smarcato la questione definendo chiaramente i limiti del proprio ruolo. «Questo non lo so, non l’ho pensato. Io sono l’allenatore di calcio, io alleno i giocatori. Poi chi avrò... dovete parlare con la società. Io non posso spiegare energie sulle cose che non posso controllare».
E di fronte alla sollecitazione su quale tra i giovani aggregati dalla Primavera lo avesse impressionato maggiormente in queste due settimane, Diamanti ha ribadito la sua filosofia inclusiva, rifiutando etichette anagrafiche. «Siccome mi chiedete molto dei singoli, i giovani non esistono e non è cambiato niente dalla scorsa intervista: io non ho giovani, non ho anziani, ho giocatori del Cesena».

Invito poi a commentare il primo caloroso abbraccio con i tifosi presenti al campo di allenamento, l’allenatore ha spalancato le porte all’entusiasmo della piazza. «Abbiamo bisogno dei tifosi. Il calcio è dei tifosi e Cesena è una piazza con passione. È stato anche un perché ho scelto Cesena, quindi è bello che ci stiano vicino e ci staranno sempre vicino. Noi daremo tutto sudando la maglia, che è quello che chiedono, e cercheremo di fare il meglio possibile».
Sollecitato sulle condizioni fisiche di Frabotta e sulle tempistiche per rivederlo al cento percento in campo, mister Diamanti ne ha tratteggiato il quadro clinico. «Per adesso non ha lavorato con la squadra, viene da un intervento e lo sapete. Sta lavorando con i preparatori e adesso sarà dura: dipende tanto dal dolore quando fai queste operazioni e il riadattamento sta più al giocatore, soprattutto quando ti operi sui tendini. Però quello che ha fatto in campo ha cominciato, quindi è sicuramente un buon segno».

In conclusione, alla richiesta di un pensiero per lo sfortunato Rossetti, vittima di un infortunio durante il ritiro, il tecnico ha speso parole di profondo affetto e incoraggiamento. «Mi dispiace perché è un ragazzo che ha grandi qualità, che ha iniziato con grande energia e stava facendo molto bene. Dispiace quando un giocatore si fa male perché stare fuori dal campo è la cosa più brutta. Ma io gli ho detto: ti aspettiamo, stai tranquillo. Se torni con quella rabbia con cui sei partito, non ti preoccupare che il futuro è tuo».

Una conferenza stampa che lascia un’impronta chiarissima: Alessandro Diamanti ha intrapreso la sua avventura in Romagna con la fame di chi vuole costruire un gruppo di gente capace di gettarsi su ogni palla con totale disperazione agonistica. La sua carica umana ed empatica rappresenta il ponte perfetto per cementare un blocco unico tra spogliatoio e gradinate. Se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo Cesena ha già trovato il suo leader carismatico, pronto a fare del Manuzzi e del popolo bianconero il fattore propulsivo di tutto il campionato.