LA VOCE. Il pagellone 2014

Fonte: Flavio Bertozzi per La Voce di Romagna
LA VOCE. Il pagellone 2014
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

LEALI 6 Nell’ultimo mese e mezzo ha commesso qualche “patacata” di troppo (qualcuno ha forse dimenticato le sue uscite da film horror sfoderate con Chievo e Fiorentina?). Però in tante altre occasioni, da solo (o quasi), ha tenuto su la baracca bianconera. Chi lo reputa il ‘nuovo’ Buffon si sbaglia di grosso, però il talento c’è.

CAPELLI 5,5 Finora ha deluso. Perché da uno come lui ci si aspetta qualcosa di più. Ha alternato prestazioni gagliarde ad altre esibizioni da…brividi (a Bergamo, al cospetto della “sua” Dea, l’ha combinata grossa). Mezzo punto in più perché più volte è stato schierato da terzino destro. Lui deve fare solo il centrale: capito?!

LUCCHINI 5 E’ partito discretamente, poi è deragliato anche lui. Assieme a (quasi) tutti i suoi compagni di reparto. Qualche volta lo ha salvato l’esperienza. Altre volte nemmeno quella è servita a tenerlo a galla.

MAZZOTTA 5,5 Ha chiuso il 2014 in crescendo, dopo un inizio di stagione a dir poco disastroso infarcito di errori (ed orrori) da Terza Categoria. E’ alla prima esperienza in A, diamogli tempo!

PERICO 5 Chi invece in passato, la A, l’aveva masticata parecchio, è il Gabriele bianconero. Che però, quando è stato chiamato in causa, non si è fatto trovare sempre pronto. Ha chiuso l’anno in infermeria.

RENZETTI 6 E a proposito di bende e cerotti: pure l’ex Padova, in questa robusta prima parte di stagione, ha avuto qualche acciacco di troppo. Però, al contrario di Perico, il “Renzo” la sua porca figura è riuscita (quasi) sempre a farla.

VOLTA 5,5 Se non avesse rimediato quei due fottutissimi rossi contro Udinese (in Coppa) e Fiorentina (in campionato) si sarebbe anche guadagnato la sufficienza. Quei due evitabilissimi cartellini ci costringono però a rimandarlo a… maggio.

MAGNUSSON 6 L’islandese, quando è stato schierato (nel suo ruolo), non ha deluso. La sua faccia ricorda quella di un tastierista di un gruppo rock svedese (di nicchia) di metà anni Ottanta. In tutti i casi ci sentiamo di dire che questo baby, prima o poi, potrebbe sfondare sul serio.

NICA 5 Ha debuttato con la Juve. Con la Samp ha segnato nella porta sbagliata (senza quell’autogol, ora, forse Bisoli sarebbe ancora seduto sulla sua panchina…). Con la Fiorentina non ha fatto male.

COPPOLA 5 Col Palermo si è fatto cacciare fuori stupidamente. Ha toppato (almeno) un paio di altre partite. Però bisogna lo stesso fargli un piccolo applauso perché lui la gamba ce la metta sempre. Anzi, lui ci mette sempre anche la faccia. A differenza di molti altri suoi colleghi ben più fighetti.

CASCIONE 6,5 La A non è la B ma lui, anche in questi primi quattro mesi, è stato uno dei migliori del Cesena. Leader dentro e fuori dal campo, ha dovuto sacrificarsi più volte per cercare di salvare il salvabile. Tanto lavoro oscuro. Ma non solo.

DE FEUDIS 6 Ha coronato il sogno di una vita: giocare nel ‘calcio che conta’ con addosso la sua amata casacca del Cavalluccio. Tre aggettivi per il Beppone bianconero? Grintoso, volenteroso e umile.

CARBONERO 4 Anche lui aveva un sogno: giocare in Italia. La sua avventura nel Bel Paese però, finora, ha fatto rima con flop. Il colombiano avrà pure i piedi buoni ma, a Cesena, non ha lasciato traccia. Sgasato come una lattina di Chinotto del 1983, inutile come un cd di Anna Tatangelo, spaesato come un leghista a un concerto di Nino D’Angelo.

GIORGI 6 Lui no, lui non ha deluso. Quando la salute lo ha sorretto, ha fatto il suo dovere. Bel giocatore, davvero. Anche poliedrico. Magari un po’ fragile. Però non si può avere tutto dalla vita.

ZE’ EDUARDO 5,5 Si becca una (quasi) sufficienza “solo” perché, a Reggio Emilia, ha segnato quel gol che ha permesso al Cesena di restare in vita. Prima di quel colpo di testa, infatti, si era visto pochissimo. Sembra troppo leggerino per la A. Però quel gol…

BRIENZA 6,5 Lampi di qualità, di intelligenza. Si vede che è una spanna sopra gli altri. Peccato solo che la sua carta d’identità dica 35. Troppe partite passate ai box: peccato.

RODRIGUEZ 6 Poco più di 300 minuti giocati, due reti: ok, la media-gol è quella giusta. Quel maledetto infortunio ha complicato tutti i suoi piani. E quelli del “Bisolone”.

DEFREL 6,5 Meriterebbe un 7. Perché è cresciuto. Perché ha segnato ben 4 gol in 13 gare (mica pochi per chi, lo scorsa stagione in B, aveva messo via lo stesso bottino in 42 match). Mezzo punto in meno per quella… passeggiata sfornata a Bergamo in occasione del 2-1 orobico. Suvvia Gregoire…

DJURIC 5,5 Tanto impegno, un gol col Chievo. Robetta. In attesa (forse) di tempi migliori.

MARILUNGO 6 Si è fatto male prima di Roma-Cesena. Nel riscaldamento. Perdita importante, la sua. Che si è fatta sentire tanto. Tantissimo.

ALMEIDA 5 Ha deluso pure lui. Anche se è sbarcato (in netto ritardo) in Romagna con addosso qualche chilo di troppo. Anche se non è certo solo colpa sua se, là davanti, il Cesena fa una fatica boia. Un’unica “vera” gemma: l’assist regalato a Defrel col Verona.

GARRITANO 5 Sei apparizioni (una da titolare). Non pervenuto.

SUCCI 6 In campionato è sceso in campo solo 2 volte. Però ha segnato col Milan: basta e avanza per meritarsi un 6.

AGLIARDI n.g. Quando chiamato in causa, non sempre si è fatto trovare pronto.

BRESSAN n.g. Non ha mai giocato.

KRAJNC n.g. Ha commesso una mezza “maronata” col Verona ma visto che è rimasto in campo solo 129 minuti non può essere giudicato. CAZZOLA n.g. La “nebulosa” Cazzola si è vista solo in infermeria.

PULZETTI n.g. Idem con Cazzola.

TABANELLI n.g. È rimasto in campo solo 68 giri di lancetta.

BISOLI 5 Prima attenuante: tra le mani non aveva né una Mercedes, né una Ferrari. Ma una 500, peraltro arrugginita. Seconda attenuante: qualche infortunio di troppo ha ostacolato ulteriormente il suo lavoro. Detto questo, il “Bisolone”, ha “ciccato” qualche partita di troppo (Palermo, Verona, Chievo, Atalanta) scavandosi la fossa da solo. Colpevole sì, ma non troppo. Il suo esonero ha fatto piangere l’85% del popolo bianconero. E pure il sottoscritto.

DI CARLO n.g. Impossibile “regalare” un voto a chi, finora, ha diretto solo due gare. Una certezza: dicendo sì a Foschi, il trainer di Cassino, si è messo in un bel casino. La salvezza pare lontana, lontanissima. Ma non impossibile.