Fontana: “Leali farà strada, ma non chiamatelo il nuovo Buffon”
È una chiacchierata che si sviluppa a tutto campo quella che esce dalla “porta” di Alberto “Jimmy” Fontana. Tra l’esordio in serie A col Cavalluccio Marino contro la Sampdoria nella stagione 1990-‘91 e il suo ritiro nel 2009 a Palermo, ci sono in mezzo più di 500 partite tra i professionisti con le maglie anche di Bari, Atalanta, Chievo, Napoli e Inter. Proprio quell’Inter che scende al Manuzzi questa domenica: “Il Cesena deve fare la sua partita così come sta interpretando il suo campionato ovvero senza commettere troppi sbagli. Dal canto suo l’Inter in avanti non è ancora a posto, alterna alti e bassi, ma se è in giornata è capace di pungere. La squadra di Mazzarri è ancora un’incognita, ma se sta concentrata può esprimere un bel calcio. Nelle ultime stagioni il livello della serie A si è un po’ livellato: ci sono due squadre come Juve e Roma che sembrano di un altro pianeta e la Juve resta la favorita anche quest’anno. Poi ci sono le altre “grandi”, tra cui l’Inter, che sono posizionate alcuni gradini più in basso. È un po’ lo specchio del Paese: complice la crisi anche nel calcio non ci si possono più permettere budget altisonanti per attrarre grandi giocatori”.
Il Cesena però ha un fuoriclasse come Rino Foschi in cabina di regia. “Vero – ammette il portierone di Pinarella – Rino è un valore aggiunto ed è grazie a lui se il Cesena può bussare a certe porte”. Guarda caso tra i pali c’è uno dei più promettenti portieri italiani: “Leali è un giovane di grandi prospettive, è partito bene e mi piace il suo atteggiamento, umile e concentrato e poi ha ancora margini di miglioramento. Anche il mio amico Toldo me ne parlava già molto bene. Attenzione però alle etichette: chiamarlo il nuovo Buffon può disturbarlo. Per l’immediato, dopo Gigi, vedo Sirigu, un portiere fortissimo che è inspiegabile come non sia stato nel mirino di grandi club italiani. Poi ci sono tanti giovani che si stanno mettendo in mostra, basti pensare a Bardi e Sportiello”.
Per Fontana c’è spazio anche per l’amarcord: “A Cesena ricordo ancora la tensione che avevo prima di esordire in serie A contro la Sampdoria a Marassi, perdemmo 1-0 ma feci una buona prestazione. Di quel campionato ricordo anche i 5 gol presi dall’Inter. Ma soprattutto posso dire che giocare per la squadra di cui hai sempre fatto il tifo da bambino non è mai cosa semplice. In ogni caso ero e resto molto legato alla famiglia Lugaresi e a Pier Luigi Cera. Del periodo milanese invece serbo un grande ricordo dell’ambiente e di persone come Moratti e Facchetti, figure semplici e genuine. All’Inter non mi sono mai sentito una semplice comparsa, ma parte integrante di un progetto”.
Il Fontana di oggi invece, tra una partita a racchettoni e l’altra, vive di tanta famiglia e calcio in tv a Pinarella: “Seguo il calcio fuori dallo stadio, osservo le sorti del Cesena e mi auguro che si salvi: ha tutte le carte in regola per riuscirci e con un mister come Bisoli ce la farà. Un mio ritorno nel mondo del calcio? Non credo, per ora non ne sento il bisogno: dalla mia carriera ho già avuto tanto. Me l’hanno anche chiesto ma preferisco dedicarmi alla famiglia e seguire i miei due figli”.
