All’Olimpico dopo il Bayern è arrivato il Cesena…
«Dimmi cos’è, che ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo» si chiede Antonello Venditti in Grazie Roma, una delle canzoni simbolo della capitale di fede giallorossa. Ed è proprio da questa frase che si deve partire per capire quale sia l’aria che si respira a Roma quando ci si mettono di mezzo il calcio e capitan Totti, Daniele De Rossi e Rudi Garcia. La passione e l’ardore con cui l’intera città (i laziali a Roma città sono in netta minoranza e non è una diceria per screditarli, ma un dato oggettivo e statistico) gioisce e soffre insieme pendendo dalle labbra dei risultati dell’Olimpico sono la fotografia perfetta di una piazza unica e speciale, nel bene e nel male. È nella natura della città di Roma il motivo essenziale per cui i giallorossi negli ulti anni hanno vinto poco nonostante spesso avessero una rosa incredibile.
E l’ultimo lampante esempio di questo risale proprio a pochi giorni fa: Roma-Bayern 1-7. Girare per Roma la mattina di una partita del genere è una delle più sincere spremute di umanità che possano capitare, una vera lezione di antropologia che nemmeno all’università: ci sono i bimbi con la maglia di Totti, gli adolescenti con la maglia di Totti, i ventenni con la maglia di Totti, gli adulti con la maglia di Totti. Se ci fosse stato l’Angelus in piazza San Pietro forse avrebbero fatto mettere la dieci giallorossa anche al Papa, tanto sempre di Francesco si tratta. C’è da perdersi dentro un mare di sciarpe e scaramanzie, chiacchierate a mezza voce e un ottimismo con il sapore della presunzione. Per i romani la Roma è così bella e forte che non mettono nemmeno in conto che possa perdere una partita, non è contemplato nell’ordine naturale delle cose. Il cielo vibra davvero di giallorosso e i minuti prima che l’arbitro fischi l’inizio del match sono rari momenti in cui Roma si concede un po’ di pausa dal traffico e quasi accarezza quel silenzio che nella capitale è sempre una chimera.
Poi però, non sempre le cose vanno come ci si aspetta: l’Olimpico canta anche sull’1-7, ma i pub e la città sono caduti nel più totale e disperato pessimismo cosmico. Tutti se ne stanno zitti e scuotono la testa, al gol di Gervinho parte una sarcastico “Dajè che mo rimontamo”. Ecco Roma che urla a squarciagola la sua natura: dall’esaltazione e dallo splendore massimo, alla tristezza che quasi riempie di lacrime pure la fontana di Trevi. Dopo il Bayern Monaco all’Olimpico è arrivato il Cesena, non esattamente la stessa attesa e non esattamente lo stesso risultato.
