Sotto il castagno, chissà perché?, io ti ho venduto e tu hai venduto me
1. Quattro gare al termine del campionato, stessi punti di un anno fa a parità di incontri disputati. Il tutto con una squadra costruita spendendo il trenta percento in meno. Basta questo per essere contenti, no?
2. Trentuno punti raccolti in tutto il girone d’andata. Solo tredici nel girone di ritorno. Pure se il Cavalluccio facesse l’en plein da oggi all’otto maggio, chiuderebbe con un saldo negativo di punti rispetto alla prima parte di stagione. Cosa ci dice ciò? Che il Cesena è una squadra composta da giocatori che si sono accontentati, che hanno la pancia piena.
3. Non si tratta di un appagamento razionale, frutto di un ragionamento compiuto con cognizione. È una soddisfazione inconscia che da gennaio in poi riaffiora prepotentemente tutte le volte che si confezionano due prestazioni consecutive anche solo vagamente dignitose. Quanto visto sul prato del Romeo Menti di Castellammare era del tutto preventivabile.
4. Il Cesena è una squadra di giocatori, nel complesso, tecnicamente validi per il livello del campionato. Il Cesena è una squadra di giocatori dalla professionalità ineccepibile. Ma il Cesena è anche una squadra di giocatori, nel complesso, remissivi ed inclini ad abbassare la testa ogni qualvolta insorge un episodio sfavorevole.
5. Basta quanto espresso nel punto precedente per sperare che molti di loro levino le tende a stagione conclusa. Non solo chi è in prestito o chi va in scadenza di contratto. Se quello che hanno da offrire è quel che si è visto oggi, Frabotta e Castagnetti possono pure affrettarsi a fare le valigie. Non li trattiene nessuno…
6. Quanto detto sino a questo punto vale a prescindere dall’avvicendamento in panchina. Ma ciò non assolve chi ha rimpiazzato Mignani da scelte che continuano a non aver ragione di esistere. Shpendi largo a sinistra, Corazza che entra a fare il mediano mentre Francesconi non vede il campo da prima della sosta per le nazionali.
7. Quello che già dopo pochissime giornate abbiamo capito di Cole è che, nelle intenzioni, è un allenatore che vuole adattare i giocatori a disposizione alla propria teoria di calcio anziché adeguare le sue idee al materiale che gli viene messo a disposizione. Rifacendosi solo ai pregressi, a Cesena quando un tecnico ha provato a imporre il proprio integralismo è sempre finito con il fallire miseramente.
8. “Non penso che ci sia una squadra in questo momento che si alleni con tanta intensità rispetto a quanto facciamo noi”. Parole di Ashley Cole nella conferenza pre-gara dello scorso giovedì. Ecco, pronunciare frasi del genere è un errore in cui Cole deve evitare di cadere. In primo luogo perché, così su due piedi, Cole sembra non avere mezza idea di come si allenino le altre squadre della B. E secondariamente perché, anche ammesso sia vero, a sottolinearlo Cole non ha alcunché da guadagnarci. L’unica cosa che ottiene è fare la figura dell’arrogante.
9. Ora prendete questi due aspetti e combinateli. Una squadra mentalmente fragile nelle mani di un tecnico inesperto e dall’approccio supponente: quale potrà mai essere il risultato sul medio-lungo termine? È il caso di attendere con impazienza la conclusione di questa stagione, auspicando in un repulisti generale a giugno.
10. È davvero avvilente commentare questo Cesena. Ed è davvero difficile cercare di farlo rigettando l’umano impulso di invocare le forche o qualsiasi altra soluzione drastica, quando si vedono scempi del genere. Io ci ho provato. Mi domando se abbia fatto altrettanto Stefano Severi.
A questo link trovate i 10 (s)punti
