«Rigoni, fa’ una cosa da regista!»

“Un capitolo del mio documentario sull’Italia è dedicato al giornalismo. Comincio subito a tagliare e ritagliare […] Perché la satira non ha padroni, perciò sta bene sotto ogni padrone. Insomma, un unico grande giornale”.
12.10.2021 18:00 di Bruno Rosati   vedi letture
«Rigoni, fa’ una cosa da regista!»
© foto di Francesco Di Leonforte

«Non mi far vedere, che tortura! Che tortura questa partita del Cesena, speriamo che finisca presto».
Sono passate solo poche settimane da quando queste litanie accompagnavano ogni singola gara del Cavalluccio, in questo primo scorcio di stagione. Invece, a due settimane dal derby perso contro il Modena, ora le lamentele sono solo un’eco lontana. Merito di una squadra che ha avuto il grande merito di saper reagire prontamente ad uno stop tutt’altro che facilmente digeribile.
Il difficile viene adesso perché non è tutto oro quel che luccica. Il successo sull’Ancona, sulla scia di quanto avvenuto a Grosseto, scalda il cuore perché calza a pennello nella definizione di vittoria ‘alla Cesena’: scorbutica, ruvida, tanta sostanza e poca estetica. Tuttavia, l’organico di mister Viali è ancora ben lontano dall’esprimere al massimo il proprio potenziale.

«Rigoni, reagisci, rispondi, fa’ qualcosa!»
Dai prossimi match in avanti spetterà al centrocampo alzare i giri del motore. In particolare, sarà Nicola Rigoni a dover imprimere tutta la sua autorevolezza in fase di regia. L’ex Chievo ha sinora saputo farsi trovare sempre nel posto giusto in fase di interdizione, ma come impostazione non è stato superiore al contributo che l’anno scorso dava Steffè. Senza nulla togliere al duttile tuttocampista triestino, dirottato sulla fascia per cause di forza maggiore, è lecito attendersi qualcosa di più.

«Rigoni, fa’ una cosa da regista! Fa’ una cosa anche non da regista, da centrocampista!»
Non che sia da mettere in croce per quel che si è visto, anzi. Rigoni ha dalla sua molte attenuanti, delle quali una spicca su tutte: l’estate passata a (non) allenarsi a Monza. Per un giocatore della sua struttura fisica, che ha già passato i trent’anni, non svolgere una preparazione standard finisce inevitabilmente per ripercuotersi con l’inizio della stagione. Rigoni, che di intelligenza tattica ne ha da vendere e si vede, è il primo ad essere consapevole di ciò e lo si nota quando, nell’istante in cui si trova a prendere una decisione, fa sempre la scelta più semplice. Cerca l’appoggio al compagno più vicino, non varia con cambi di fronte, i suoi passaggi non superano mai la decina di metri di distanza.
Ciò che al momento ha ‘salvato’ Rigoni sono in primo luogo i risultati inanellati dalla squadra (dai, se critichi chi viaggia ad una media superiore ai due punti a partita sei un infame) e, secondariamente, il suo curriculum. Non è un mistero che tanti ‘intenditori’, stringi stringi, guardino solo quello. E così, anche l’aver semplicemente dato palla a Ilari (poi lui sì autore di un grandissimo assist culminato con il gol di Bortolussi) diventa un’idea illuminante, che dà ritmo e fa prendere velocità all’azione, mentre il buon Rigoni assurge agli onori della cronaca come ‘visionario’, che vede la partita un secondo prima degli altri.

Ecco, è da questi professori che Rigoni deve guardarsi le spalle, cominciando quanto prima a dimostrare d’essere giocatore di categoria superiore. Perché, nella malaugurata ipotesi che le cose comincino a girare male, sono gli stessi che in un amen lo etichetteranno quale nuovo Petermann.
«Rigoni, fa’ una cosa, fa’ qualcosa, reagisci!»