LA LAVAGNA - A Venezia un Cesena da retrocessione
Il canovaccio della partita disputata dai bianconeri in Venezia-Cesena è quello tipico di una squadra che retrocede. Non ci si può appellare alla sfortuna o alla bravura del portiere Audero. Se tutte le occasioni create dopo essere andati in svantaggio fossero arrivate prima ed il Venezia avesse comunque vinto, allora si potrebbe parlare di giornata storta. Invece non è andata così. Sino alla rete di Geijo, il Cesena non ha fatto nulla in campo per 70 minuti. Questo significa essersela andata a cercare.
La partita ha ricordato per diversi aspetti quella giocata a Cremona. Anche lì il punteggio sembrava inchiodato sullo 0 a 0, finché non è stato sbloccato dai padroni di casa in una delle sporadiche occasioni degne di nota. In entrambi i casi il Cesena non appariva del tutto schiacciato dagli avversari però non ha mai preso l’iniziativa ed alla fine ha subito. Il gol dell’attaccante spagnolo, ex Brescia, mette sotto i riflettori quanto già stato detto nelle settimane precedenti: il Cesena non ha terzini e adattando altri giocatori a quel ruolo, questi vanno in difficoltà. Nello specifico, sulla sinistra Perticone si è fatto superare da Falzerano che ha servito in mezzo; sull’altro versante, Donkor non è andato a chiudere sulla punta del Venezia che ha infilato il pallone in rete.
Per il resto, la squadra è stata abbastanza corta ma ciò ha fatto sì che Cacìa non fosse servito a dovere, complice anche un Laribi abbastanza sottotono. L’ingresso di Jallow non ha cambiato sostanzialmente le cose. La velocità del gambiano è stata utile nell’impensierire la retroguardia lagunare ma solo quando il risultato non era più in parità.
Questa partita riassume in due punti tutte le difficoltà del Cesena in questo campionato. Il primo sono le gare in trasferta: il Cesena è la squadra che ha perso più partite lontano da casa (8 sconfitte su 12 match). Il secondo punto sono i secondi tempi: se si considerassero i risultati maturati solo all’interno dei secondi quarantacinque minuti di gioco, il Cesena sarebbe ultimo in classifica. Ad alimentare questo calo sistematico che avviene dopo l’intervallo è la paura di non portare il risultato a casa, fomentata dalla difficile situazione di classifica.
Questa parabola discendente nell’arco dei novanta minuti è una perfetta metafora degli ultimi quattro anni del Cavalluccio, passato dalla serie A a vivere ogni partita di serie B come un dentro-fuori dalla zona retrocessione. E qualcuno diceva che non si sarebbe mollato di un centimetro.
