Calciomercato, il punto: è un mercato ad armi pari?
Cosa sta succedendo a Bari? È una domanda per certi versi retorica, per altri utile a capire lo stato del calcio italiano. Nei giorni scorsi le agenzie hanno parlato di un buco di 10 milioni di euro, proprio mentre dei soldi di Noordin Ahmad, il magnate malese che ha promesso di portare lo scudetto in 5 anni a Bari, non c'è traccia. I siti e i giornali baresi raccontano di un Paparesta lasciato da solo, in attesa di una ricapitalizzazione fissata per il 21 giugno, incaricato sia di fare il mercato - il Bari è lungi dall'aver scelto persino l'allenatore - che di reperire i milioni di euro mancanti.
Quello che interessa al Cesena, augurandosi comunque che il destino sportivo del Bari non conosca nuovamente l'onta del fallimento, è che Coni e LegaB garantiscano parità di trattamento tra squadre e uniformità di regole.
Una estate fa il Cesena rinunciò a De Luca perchè il Bari offriva un ingaggio tre volte superiore; in seguito il Cesena ha combattuto anche contro il punto di penalizzazione per il famoso parametro P/A sul debito, una cosa da azzeccagarbugli, e ha sacrificato Sensi per garantirsi l'iscrizione in B al prossimo campionato. Iscrizione che - stando all'ultimo CdA - a questo punto dovrebbe essere poco più che una formalità.
In altre parole il Cesena ha trascorso un anno pieno di sacrifici, accettati a malincuore dai tifosi: è stato così per tutte le squadre? Impossibile rispondere con certezza anche se la sensazione è che no, non è stato così per tutti. C'è chi ha fatto la bella vita e ora è chiamato pagarne le conseguenze.
La conclusione è semplice e naturale: in questa sessione di mercato deve essere imperativo, anche da parte dei dirigenti bianconeri, pretendere (e garantire) il massimo rispetto delle regole da parte di tutti.
