Quella volta che Igor e Gastone mandarono il Berlusca al Diavolo

10 ANNI FA L’11 settembre 2010, il Cesena di Appiah, riuscì a rifilare due pappine ad Ibra & Co. Da allora è cambiato tutto. E scatta subito il domandone da paura…
11.09.2020 00:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Quella volta che Igor e Gastone mandarono il Berlusca al Diavolo

Lo ricordo bene. Benissimo. Era l’11 settembre 2010. Una vita fa. Forse qualcosina in più di una vita fa. Era un sabato. Un caldo sabato sera di fine estate. Fernando Alonso, che quel pomeriggio aveva fatto – nostalgia canaglia – la pole position a Monza con la Ferrari, stava progettando a tavolino quella strepitosa vittoria che sarebbe poi arrivava il giorno dopo. Alla radio – aiuto! – passavano ancora i pezzi della super-meteora sarda Marco Carta, uno dei tanti figli della Maria (De Filippi) che sono durati come un gatto zoppo in tangenziale. Quel gran sborone del Flavio Briatore, invece, a tutto pensava tranne che a malefici virus provenienti dalla Cina e a subdole prostatiti nostrane. Appunto, una vita fa. Forse qualcosina in più di una vita fa.

IL DESTINO – E poi, sempre quella sera di settembre, c’era il povero Cesena dell’ingellatissimo Ficcadenti. Che, contro ogni pronostico, riusciva a battere il ricchissimo (e futuro Campione d’Italia) Milan di Pirlo e Ibrahimovic. Quel sabato sera, la band di Allegri, provò subito a fare la voce grossa. Ci pensarono però prima Bogdani (31', di testa) e  poi Giaccherini (44', in contropiede) a far impazzire (di rabbia) Abbiati e (di gioia) l’infuocato catino del Manuzzi. Nella parte finale della gara Ibra sbagliò pure un calcio di rigore. Ma il destino, tanto, era già scritto: quell’11 settembre, il Cavalluccio, doveva scrivere una delle pagine più belle della sua storia. E mandare al Diavolo la ‘creatura’ di Silvio Berlusconi. Che poi, a conti fatti, nel 2010 anche il Berlusca se la passava meglio. Molto meglio. Su più fronti.

LA PANCIA – Cosa mi piace ricordare di quella notte magica? Le lacrime di gioia del cesenate doc Ceccarelli, di Colucci, di Parolo. E poi ancora la pancia di Appiah. La generosa scollatura sfoderata dalla moglie di Jimenez. La gioia di Re Igor da Gatteo, di Antonioli. E, soprattutto, la fragorosa lite andata in scena in tribuna stampa – dopo il secondo gol cesenate – tra il sempre ‘simpaticissimo’ giornalista a tinte rossonere Franco Ordine e il ruspante showman in salsa interista Gastone Turci. Perché di fatto, quel gesto dell’ombrello rivolto dal sanguigno condottiero di ‘Parola di Gastone’ all’indirizzo dell’attapiratissimo Dottor Ordine, è entrato a pieno titolo nella storia del Cesena. Al pari dei caffè di Boranga, dei silenzi di Holmqvist, delle scappatelle di Bracaletti, delle bizze di Mutu, delle sfuriate di Foschi, dei finti suicidi di Lugaresi junior, delle cafonate di Modesto, del ‘Sei un Coglione’ di Pelliccioni. Aposto (tutto attaccato).

IL DUBBIO – Ed allora, dentro di me, nasce subito il domandone. Da un milione di euro. Dove sarà il Cesena tra altri 10 anni, ovvero l’11 settembre 2030? A sfidare il Milan di Guardiola nel ‘nuovo’ San Siro oppure ad incrociare le armi con il Real Bacciolino di mister De Feudis sul campo neutro di Gatteo a Mare?

C’era pieno di gente che esaminava il cielo
Avevano sogni brevi in bianco e nero

(Le Luci della Centrale Elettrica, Punk Sentimentale)