Caserta poteva rimpiazzare Mignani? “Qualche contatto c’è stato, al Cesena non si può dire no”

Tra i protagonisti della salvezza in A, Caserta ha poi incrociato molte volte la strada del Cavalluccio nelle vesti di allenatore. E a fine febbraio…
06.11.2026 00:05 di  Adriano Antonucci   vedi letture
Il gol alla Fiorentina
Il gol alla Fiorentina
© foto di LaPresse

A Cesena ha vissuto una stagione straordinaria da calciatore conquistando la salvezza in serie A. Da allenatore, a Catanzaro, ha centrato una bellissima semifinale play-off di serie B al termine di un’annata iniziata in salita. Mister Fabio Caserta guarderà con occhi attentissimi la sfida del Manuzzi.

Caserta, sono passati più di quindici anni dalla sua unica annata in bianconero, culminata con la salvezza in serie A…
“Fu un anno bellissimo, difficile, ma entusiasmante. Abbiamo conquistato la salvezza in una serie A complicata, molto diversa da quella attuale. Tra i ricordi più belli c’è sicuramente la vittoria per 0-2 a Bologna (fu decisivo con l’assist per lo 0-2 di Malonga, ndr). Al ritorno erano in tantissimi ad accoglierci. Certo ci furono anche momenti negativi, ma Cesena ha il calore di una piazza del sud, un calore che ti spinge. C’è poi da dire che è una città dove si vive bene e si sta sereni durante la settimana. Non posso che parlarne bene”.

C’è un giocatore ‘alla Caserta’ nel Cesena di oggi?
“Non vedo in questa rosa calciatori con caratteristiche simili alle mie. Lo era forse Berti, ma ora è andato a Cremona. Non saprei se ci sono delle similitudini tra il mio Cesena e quello attuale. Di certo ricordo che noi eravamo un grande gruppo, molto unito. Penso alle cene che tutti insieme facevamo il giovedì, squadra e staff. Quest’anno c’è Diamanti che sta portando metodi nuovi. La serie B non è facile per nessuno, ma lui credo stia facendo un buon lavoro, la sua squadra riesce anche, a tratti, a divertire”.

A Catanzaro è arrivato invece da allenatore, dopo il ciclo di Vivarini che aveva fatto il record di punti in C e raggiunto le semifinali play-off in B. Qual è stato il segreto per bissare gli spareggi per la A?
“Non è mai facile, bisogna toccare le corde giuste. Ricordo che per me arrivare a Catanzaro è stato difficile. Venivo dal Cosenza e da bambino ho sempre tifato Reggina, due squadre rivali. La diffidenza del tifoso era naturale e c’erano tutti i presupposti per non far bene. All’inizio, poi, abbiamo avuto difficoltà, ma a Catanzaro ho trovato persone eccezionali che mi sono state sempre vicino e da lì è iniziata la risalita. Abbiamo finito l’anno in crescendo centrando la semifinale play-off”.

Proprio nel turno precedente avete incrociato il Cavalluccio, interrompendo il miglior momento di Mignani a Cesena…
“Noi giocavamo con il doppio risultato a favore, ci bastava anche il pari. Dopo aver sofferto all’inizio siamo stati bravi a sfruttare le occasioni e a far nostra la partita. Sicuramente per me è un bel ricordo. A fine partita c’era tanta euforia, la gente era felice, dopo esser partiti per centrare la salvezza avevamo raggiunto la semifinale play-off. Un grande risultato”.

Quella gara fu condizionata dal rigore parato da Pigliacelli a Shpendi: poteva essere l’epilogo del suo percorso in Romagna, invece…
“Proprio così, pensavo che potesse lasciare il bianconero. Lui e suo fratello, che ho allenato ad Empoli, sono ragazzi di prospettiva, sono giocatori che sanno fare reparto da soli, ma anche giocare al fianco di altri compagni. Ripeto, mi aspettavo che potessero entrambi cambiare squadra. Allo stesso tempo, però, so che sono bravi ragazzi, professionisti e danno sempre il massimo per le loro squadre”.

A proposito di Empoli, qualche settimana prima che accettasse la proposta degli azzurri si era fatto il suo nome come successore di Mignani all’indomani della sconfitta del Cesena con lo Spezia…
“Qualche contatto c’è stato, seppur non diretto. Gli accordi si fanno solo quando ci sono i presupposti e la volontà di entrambi, sono state fatte altre scelte che naturalmente rispetto. In futuro, qualora ci fosse la reale possibilità, al Cesena non si può dire di no. Parliamo di una piazza dove si può lavorare alla grande e con serietà”.

Tornando al Catanzaro, pur cambiando sempre molto, negli ultimi tre anni ha raggiunto sempre almeno le semifinali play-off e pochi mesi fa in finale è andato a un gol dalla promozione in A. Lei che spiegazione si dà di tutta la fatica che sta facendo in questo avvio?
“Il Catanzaro è una società forte, solida, seria. Si lavora con persone serie, la loro forza è questa. Chi allena lì ha sempre la fiducia della società e anche quest’anno è stato così, però dopo un 1-6 (quello subito dall’Ascoli, ndr) è difficile poter andare avanti. Non so cosa stia mancando quest’anno, sicuramente non è facile ripartire dopo una finale persa in modo amaro come quella dello scorso anno con il Monza. Poi hanno cambiato tanto e vi aggiungo pure che aver giocato le prime tre partite tutte fuori casa ha inciso. Il fattore Ceravolo conta molto. Ora devono esser bravi a fare quadrato, c’è tutto il tempo di raddrizzare l’annata”.

Per domani che partita si aspetta?
“Combattuta come tutte le partite di B. Il Cesena vincendo può definitivamente svoltare, mentre il Catanzaro, dopo i primi pareggi con Mignani in panchina, può trovare slancio con una vittoria al Manuzzi. Sarà una partita giocata a viso aperto, ma la posta in palio potrebbe anche portare a un pizzico di paura”.