Ecco perché ci manca. Ogni giorno di più. Non solo a Cesena
Sincero. Passionale. Verace. Sanguigno. Ruspante. Simpatico. Imprevedibile. Vulcanico. Divoratore di arbitri. E pure di guardalinee. L’indimenticabile Edmeo Lugaresi, in questo calcio moderno che fa quotidianamente a pugni con la poesia e con il romanticismo, in questo mondo (sempre più) incellofanato dove la forma conta molto più della sostanza, in questo microcosmo (al gusto di Politicamente Corretto) dove si fa ricorso al Var anche in sala stampa, durerebbe una misera manciata di settimane. Forse anche meno di una misera manciata di settimane, eh. Simbolo di un calcio che – nostalgia, nostalgia canaglia… – non esiste più, il classe 1928 Edmeo Lugaresi per i tifosi del Cesena non è stato soltanto un ‘semplice’ presidente. Ma anche un babbo. Un nonno. Uno zio. Un fratello maggiore. O, più semplicemente, un amico. Ecco sì, un amico. I meno attenti, i più superficiali, ricordano Edmeo soprattutto per i suoi abominevoli strafalcioni grammaticali, per i suoi interminabili discorsi senza senso pieni zeppi di parentesi aperte e mai chiuse, per la sua comicità involontaria portata al successo dalla Gialappa’s Band. L’ex patron bianconero, però, era di più. Molto di più. Un presidente-tifoso, innanzitutto. Un grande gentiluomo. Un uomo che, per la sua squadra, ha versato – do you remember Empoli 1997? – lacrime vere. Ventidue stagioni da presidente e una vita intera col Cavalluccio (e la Romagna) tatuata sul cuore. Non basterebbe un’enciclopedia intera per raccontare le sue indimenticabili promozioni (due dalla Serie B alla Serie A, una dalla Serie C alla cadetteria). Le sue rocambolesche salvezze arpionate nel calcio che conta, nel campionato (che una volta era) più bello del Mondo. Le sue scommesse vinte contro tutto e contro tutti. Le sue folli intuizioni. I suoi strepitosi show televisivi confezionati al Bianco e Nero a casa di Luciano Poggi. Le sue sfuriate (anche) contro le giacchette nere. Le sue clamorose disfatte. Perché ci sono state anche quelle, eh. Le disfatte. Pesanti. Pesantissime. Pregne di contestazioni. ‘Non è indispensabile essere laureato per essere rispettato – disse una volta Edmeo – Se hai il coraggio delle tue idee e non hai paura di dirle, puoi guadagnare in fretta la stima di tutti. E a me, in Lega, i presidenti delle altre squadre mi stavano sempre ad ascoltare…’. Ecco sì: è racchiusa proprio in questa manciata di righe l’essenza di Edmeo Lugaresi. Un Edmeo Lugaresi che, a sedici anni dalla sua morte consumatasi una soleggiata domenica di fine settembre dell’anno del Signore duemiladieci, ci manca ogni giorno di più. Non solo a Cesena. Non solo in questa piazza dove il presidente (americano) di turno si concede - ai giocatori, allo staff tecnico, ai tifosi, ai giornalisti, alla città intera - con la stessa frequenza con cui il già bollitissimo Fabio Rovazzi indovina una hit estiva.
