Il Cesena con l'Avellino passa a 5 dietro: quando piove, diluvia
Per il Cesena 17 tiri nel primo tempo, uno solo nella ripresa: quell’unica conclusione è il gol di Fiori al 51'.
Da lì in avanti i bianconeri non tirano più, nemmeno dopo il pareggio di Izzo.
La squadra di Diamanti inizialmente è uscita dalla pressione, ha attaccato in transizione portando uomini in area - mettendo rimedio ai problemi visti a Benevento -, ha allungato le azioni, ha raccolto le seconde palle occupando sistematicamente la metacampo avversaria, restando dentro l'azione.
Dopo l'1-0 non succede più nulla di tutto questo.
Il Cesena supera ancora la prima linea di pressione, ma non consolida l’uscita: il primo passaggio arriva, il secondo molto meno.
Vengono meno i sostegni, le seconde palle finiscono all’avversario, il pallone viene restituito in fretta e l’Avellino può ricominciare da capo.
Tra il 51' e il 57' gli ospiti guadagnano metri ancora prima dei cambi di Nesta. Faticanti e Di Maggio, una volta in campo, danno continuità alla circolazione, ma non inventano una pressione che prima non c’era: la sfruttano.
Per questo sarebbe riduttivo attribuire tutto al 5-3-2 scelto poi da Diamanti. Quando entrano Debenedetti e Mangraviti, il Cesena è già in difficoltà.
Poi la difesa a cinque aggiunge densità, ma manca il controllo: Ciofi e Frabotta vengono risucchiati sull’ultima linea - quest'ultimo perché non regge più di 60' -, Shpendi e Debenedetti restano lontani dal centrocampo e l’Avellino continua a far girare il pallone.
Il gol di Izzo è la fotografia del problema.
Il difensore accompagna a lungo l’azione, sale insieme al possesso e alla fine riceve libero in area. Il Cesena ha uomini dietro la linea della palla, ma nessuno prende in consegna chi arriva: 4 reti su 9 subite dal Cesena arriva con il tiratore libero in area.
Nel recupero la scena si ripete con Missori: sbuca sul lato debole, si dorme, colpisce il palo.
Ed è qui che la partita con l’Avellino si salda a quelle di Castellammare e Benevento: quando il Cesena è avanti e l’avversario aumenta la propria presenza nella metacampo bianconera, la squadra perde progressivamente la capacità di trasformare un recupero in un nuovo attacco.
Contro la Juve Stabia la flessione era cominciata prima dei cambi; contro l’Avellino è successo di nuovo.
Diventa vitale tenere in campo giocatori capaci di vincere le seconde palle e far respirare il possesso, conservando almeno Shpendi più un esterno come minaccia credibile: difendere tenendo l'avversario lontano dalla porta, che peraltro è l'impostazione di base della difesa bianconera.
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