Mulè: “Cesena e Avellino nel cuore, che dispiacere le mie stagioni a metà”
A Cesena ha vissuto il cambio di proprietà e un sogno serie B infranto. Ad Avellino ha avuto un percorso simile tra speranze e delusioni. Ora difende i colori del Guidonia in serie C, ma Erasmo Mulè guarderà con occhio interessato la sfida tra Cavalluccio e lupi.
Mulè, che effetto le fa vedere due squadre in cui ha militato oggi in serie B?
“Voglio bene ad entrambe, sono stato bene sia a Cesena che ad Avellino. Meritano la B, ma anche la A per tifo, passione, ambiente. Il Cesena lo ricordo nella massima seria da bambino. Spero che un giorno possano tornarci”.
Cosa si aspetta dalla gara di domenica?
“Una partita piena di emozioni. La classifica in B è corta, può succedere di tutto. Di certo ci sarà una grande atmosfera come sempre al Manuzzi, mi aspetto una sfida importante”.
Per pura coincidenza, la sua ultima gara giocata con la maglia del Cavalluccio è anche la prima gara bianconera ufficiale della proprietà americana…
“Lo ricordo bene. C’era tanta curiosità nell’ambiente, però devo dire che noi eravamo concentrati sul campo così come è stato per tutta la stagione. Abbiamo mantenuto sempre la stessa professionalità prima e dopo il passaggio”.
Quanto è grande il suo rammarico per non aver potuto disputare la seconda parte di stagione?
“A fine girone di andata ho rimediato una lesione muscolare che mi ha tenuto fuori a lungo. Sono rientrato poi per poter giocare i play-off e ci tenevo a poter andare avanti. Eravamo una squadra forte e il rammarico per quella eliminazione con il Monopoli è stato forte”.
Di quel suo Cesena oggi in bianconero è rimasto sostanzialmente solo Ciofi che oggi è un autentico simbolo…
“Penso che la fascia sia sul braccio giusto. Parliamo di un calciatore che ha fatto la cavalcata dalla D alla B e di una persona splendida. Ho solo bei ricordi con lui, in campo e fuori. È amato dalla gente ed è giusto che sia così. Lo ripeto, è il miglior calciatore che possa indossare la fascia di capitano del Cesena”.
Torniamo a lei: anche ad Avellino, dopo una prima parte di stagione da protagonista, ne ha vissuta una seconda in ombra. Cosa non ha funzionato in Irpinia?
“Ho iniziato alla grande, siamo partiti bene con un filotto, ma poi l’allenatore (Michele Pazienza, ndr) mi ha messo fuori senza un motivo. Credetemi ancora oggi non so perché sono stato messo da parte. Avevamo iniziato bene, fatto vittorie prestigiose come a Catania, poi è cambiato tutto. Rispetto sempre le scelte degli allenatori, ma in quella circostanza non mi è stata nemmeno rivolta la parola”.
Lei qualche anno fa era tra i difensori più promettenti in serie C, mentre oggi fa parte dei più esperti: sogna ancora di raggiungere la cadetteria?
“Sì, sono testardo e ci credo sempre. Non so se riuscirò mai ma non smetto di lottare”.
