Riecco Drago: “Il calcio non mi manca, ma se gioca il Cesena…”

L’ex bianconero: “Diamanti è partito col piede giusto, ma la sua squadra è Shpendi-dipendente. La mancata promozione in A del 2016? Facile analizzare quella rosa con gli occhi di oggi…”
30.09.2026 00:00 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
Riecco Drago: “Il calcio non mi manca, ma se gioca il Cesena…”

Sembra passata una vita intera. Anzi, un’intera era geologica. Eppure, dalla fine del matrimonio tra il Cesena e Massimo Drago, sono trascorsi appena dieci anni.

Drago, che fa ora di bello?
“Già da qualche anno, assieme ad altri soci, ho aperto un centro sportivo a Crotone. Abbiamo una palestra, campi da padel, un ristorante…”

Il calcio giocato non le manca?
“Assolutamente no. La spina l’ho voluta staccare io. Qualche amico in tempi recenti mi ha chiamato con l’intento di farmi tornare in panca. Ma io ho sempre declinato gentilmente ogni offerta…”

Perché tutto ciò?
“Perché ogni cosa va fatta se c’è la passione. Ed io, lo dico in tutta sincerità, non sento più la voglia di lavorare nel mondo del calcio. Ormai sono più di 7 anni che non alleno più (l’ultima apparizione a Reggio Calabria nel 2019, ndr). Bertozzi, credimi: sto benissimo così…”

Almeno in tv, il calcio lo guarda ancora?
“Il calcio che conta, ormai, lo seguo con distacco. Distrattamente. Seguo invece con attenzione un paio di squadre che mi sono rimaste nel cuore. Una di queste, ovviamente, è il Cesena (l’altra è il Crotone, ndr)”.

Ed allora che mi dice del Cesena di Diamanti?
“Dico che Diamanti, pur essendo un debuttante in questo campionato, è partito col piede giusto. Sette punti raccolti nelle prime cinque giornate sono sicuramente un buon bottino. Questo Cesena ha grinta da vendere, mi piace l’atteggiamento che mette in campo. Anche se…”

Anche se…
“…è palese che, al momento, questa squadra è Shpendi-dipendente. La mia paura, che poi penso sia la stessa di tanti tifosi bianconeri, è quella che Shpendi possa fare le valigie già a gennaio…”

Ipotesi più che probabile.
“Il calcio non è un’equazione perfetta: a volte basta una virgola per spostare gli equilibri. Nel dubbio però, da qui a gennaio, i bianconeri dovranno cercare di fare più punti possibili. Meglio portarsi avanti con i lavori…”

Shpendi a parte, c’è un altro giocatore del Cavalluccio che apprezza particolarmente?
“Bisoli è il centrocampista che ogni allenatore cadetto vorrebbe avere. La sua esperienza e il suo attaccamento alla maglia sono un bene prezioso per il Cesena. È lui il vero leader di questa squadra…”

È giunta l’ora di aprire il suo album dei ricordi in bianco e nero. Se le dico Cesena cosa le viene subito in mente?
“La mia avventura a Cesena è finita male, ma a questa piazza sono comunque legati tanti bei ricordi. Tante vittorie di tappa. Certo, poi ci sarebbe da parlare anche di quella ‘famosa’ sfida play-off con lo Spezia del maggio 2016…”

Quella volta al suo Cesena, per volare in semifinale, sarebbe bastato un semplice pareggino…
“In quella gara siamo stati molto sfortunati (vedi l’autogol iniziale di Renzetti, ndr). Ma è chiaro che, quella sfida, non l’ho preparata nel modo migliore. Potessi tornare indietro rifarei altre scelte…”

Cosa risponde a chi afferma che, con quello squadrone, avrebbe dovuto andare dritto in Serie A?
“Rispondo dicendo che non si può ragionare su quella rosa con gli occhi di oggi. Adesso uno pensa, chennesò, ai Kessie e ai Sensi. Magari non ricordandosi che Kessie, in estate, era sbarcato a Cesena nelle vesti di quinto difensore. E che Sensi era arrivato in ritiro già con le valigie pronte sul letto e già ‘promesso’ al Santarcangelo. Sono stato io a spostare Kessie a centrocampo. Sono stato sempre io a obbligare Foschi a tenere Sensi…”

Un Sensi che, tra l’altro, nella seconda parte di quella stagione giocò col freno a mano tirato.
“Una certezza: Sensi, dopo essere stato ceduto a gennaio al Sassuolo (che lasciò il ragazzo in prestito in Romagna sino a giugno, ndr), a Cesena ha viaggiato a marce medio-basse…”

Quella squadra era a dir poco spumeggiante in casa ma terribilmente bolsa in trasferta. Perché?
“Al Manuzzi le vincevamo tutte, o quasi (16 successi su 21 apparizioni, ndr), fuori invece facevamo troppa fatica (appena 3 hurrà, ndr). Evidentemente, a livello mentale, avevamo delle grosse lacune. La mancanza del calore della Mare si faceva sentire…”

La sua seconda avventura bianconera si concluse tragicamente dopo appena 12 giornate.
“Annata balorda, quella. Gonfia di problemi. Il mio esonero arrivò solo dopo il ko di Frosinone, anche se il mio allontanamento era stato deciso dal club una o due settimane prima. Brutta storia, quella. Ma è inutile stare qui a piangere sul latte versato…”

Prima di chiudere questa nostra chiacchierata, vuole salutare qualche suo (più o meno) vecchio amico di Cesena?
“Con molto piacere! Saluto tutti i tifosi bianconeri e tutti coloro che mi hanno voluto bene. In particolare Corrado del Rugantino e Alessandro del Best Western. Il tempo passa, ma le vere amicizie restano per sempre…”