Porte scorrevoli
1. Alessandro Diamanti, appena subito il gol del pareggio di Saporiti, corre verso la stazione per tornare a casa. Mentre si trova sulle scale della stazione, si distrae per un attimo guardando una bambina che fa scivolare una bambola sul corrimano. Questo piccolo ritardo di pochi secondi divide la storia in due linee temporali
2. Se Diamanti riesce a prendere il treno per un soffio, non cambia niente. La partita finisce in parità, come al solito il Cesena decide di non decidere, e la paura ci accompagna lentamente in fondo alla classifica.
3. Se Diamanti perde il treno, è costretto a tornare allo stadio e, appena mette piede in tribuna, vede l’altro Shpendi travolgere Seghetti e mettere in porta la palla del decisivo 2-1. E qui inizia tutta un’altra storia.
4. Per carità, sono solo sogni, niente di grave. Nessuna vetrina infranta per compiere questo piccolo excursus onirico, tanto per rassicurare i moderati. Ma visto che in casa il Cesena non vinceva più o meno dai tempi del governo del camerata Tambroni, va bene anche sognare un po’.
5. Sognare che qualcosa cambi, e in meglio, perché anche stasera abbiamo assistito a delle cose abominevoli, non meno del rosso di Fiori a Modena o degli errori di Siano in quella partita.
6. Se nel finale sei costretto a inserire Magni, uno che quando Bisoli lo richiama all’ordine in allenamento pensa di poter rispondere facendo valere la propria provenienza dal Milan, beh, significa che siamo scarsi forte.
7. Appena entrato in campo, Magni avrebbe dovuto bucare il pallone, ardendo dalla voglia di mettersi in mostra e farsi valere in un finale di partita oltremodo complicato. Invece ha perso tre volte palla, ogni volta in una situazione più pericolosa della precedente, finendo con un meritatissimo giallo.
8. Su Frabotta non serve commentare, almeno a lui va riconosciuto l’impegno. Druiventak, invece, lo conoscono tutti e si marca da solo: appena la giocata richiede qualcosa di diverso dal correre dritto con la palla, semplicemente incespica sul terreno (o sul pallone).
9. Però poi abbiamo Shpendi, che segna e mena. Poi però abbiamo Bisoli, che comanda la squadra. E Pagano, che a centrocampo gioca anche per Bohinen, il cui merito è quello di aver tolto a Magnusson il titolo di scandinavo più scarso della storia del Cesena. E poi Mangraviti, che nel finale, se avesse potuto, avrebbe preso per il collo Druiventak. Insomma, alla fine dei conti non è mancata né la fortuna né il valore (anche se non per tutti).
10. Poi resta una società ipotecata, un presidente che sembra avere qualche affanno relativamente ai propri affari, don Abbondio come direttore sportivo, Agostini in CdA che non vuole Castori a Cesena, siamo senza preparatore atletico e senza direttore generale. Insomma, tre punti stasera bastano e avanzano per farsi qualche film in testa.
