Strega comanda color
1. Ci sono giornate in cui il ricorso all’aruspicina non è necessario per prevedere l’esito di una partita: che avremmo perso a Benevento era scolpito nella pietra.
2. Possiamo attaccarci a tutto: a un possibile rigore non dato, a un fuorigioco attivo ma non troppo, a un palo interno che nove volte su dieci si trasforma in gol. Ma il passivo a fine gara non è mai bugiardo: loro due, noi zero.
3. Cosa succede se sei una squadra che prende sempre, e sottolineo sempre, almeno un gol a partita e, al tempo stesso, arrivi al triplice fischio senza aver segnato?
4. Insomma, ci siamo detti tutto. Il resto sono solo chiacchiere, comprese quelle di Diamanti in sala stampa, che si definisce non preoccupato. Cos’altro avrebbe potuto dire? Che questo gruppo ha già dato il massimo e che di più non si può pretendere?
No, non lo avrebbe potuto affermare, anche se quest’ultima ipotetica affermazione non sembra lontanissima dalla realtà. Contro Sampdoria, Mantova e 5. Cremonese si è parlato di punti persi perché non si è vinto. Chissà se sia la chiave di lettura giusta.
6. E poi c’è l’ambito societario a tener banco, con una serie di avvicendamenti che non possono non preoccupare. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.
7. Siamo di fronte a una società con un’esposizione debitoria decisamente importante, soprattutto nei confronti di un trust che detiene in pegno il 100% delle quote.
8. Questo è un elemento chiave che, per malafede o ignoranza, troppi addetti ai lavori continuano a ignorare. Il pegno è stato dato in garanzia di un prestito in scadenza nello scorso mese di febbraio.
9. Otto mesi dopo arriva un nuovo presidente — il cui nome, cercato su Google, restituisce una serie di articoli decisamente interessanti relativi al suo business — e un nuovo direttore generale (o amministratore delegato), dalla comprovata carriera amministrativa nel calcio.
10. Delle due l’una: o siamo di fronte a un ambizioso progetto con annesso disegno finanziario del quale non abbiamo ancora capito niente (a parte certa carta stampata, ça va sans dire), oppure dobbiamo prepararci a una serie di fuochi d’artificio di quelli dopo i quali, la mattina seguente, si fa la conta delle dita rimaste.
