Scegliere di non scegliere: i nove mesi di caos calmo a Cesena

Dalla conferma di Mignani di giugno al probabile addio di Fusco a marzo: il giuoco delle parti bianconero quando lo spogliatoio meritava certezze
17.03.2026 07:00 di  Gian Piero Travini   vedi letture
Scegliere di non scegliere: i nove mesi di caos calmo a Cesena

Corrado Di Taranto ha ricevuto mandato di lavorare per la risoluzione del contratto tra il Cesena e il ds Filippo Fusco.

Il rapporto tra l’avvocato napoletano e la società bianconera si incrina definitivamente a gennaio, durante la fase di mercato invernale.

Dopo il pareggio a Padova 1-1 a inizio dicembre scorso, il ds bianconero Filippo Fusco si confronta con la società bianconera chiedendo rinforzi nel mercato invernale, prevedendo che la gestione poco conservativa dello spogliatoio e l’assenza di turnover da parte di Mignani avrebbe sfiancato la squadra per la seconda parte della stagione.
La società bianconera chiede a Fusco come garanzia di essere ai primi posti in classifica prima dell’inizio del calciomercato.
Una sensibile variazione rispetto agli obiettivi di inizio campionato, almeno il 9° posto per giocarsi i play-off, ma in quel momento alla portata.
Fusco inizia a impostare il mercato: Cerri, Sernicola, Valoti. Mette in piedi una decina di operazioni che potrebbero concludersi nella sessione.
Dopo la sconfitta di fine dicembre con il Catanzaro il Cesena è sesto a -7 dalla vetta e il calciomercato inizia il 2 gennaio.

Gli americani devono fronteggiare il tema liquidità di cassa: servono soldi freschi per avvallare il mercato come prescritto dalla Nuova commissione per il controllo del calcio. E servono in fretta.
Il mercato in entrata è bloccato.
Vengono fatte due ulteriori valutazioni.
La prima: la posizione in classifica non appare quella di una squadra che può ambire alla promozione diretta, ma è in linea con la programmazione di inizio stagione. Quindi non c’è fretta nel fare nuovi, forti investimenti.
La seconda: nel mercato estivo Fusco non ha convinto fino in fondo. Gli americani non hanno apprezzato l’acquisto di Olivieri, oggettivamente in grave ritardo di preparazione e non all’altezza della categoria per tutto il girone d’andata e si aspettavano le cessioni di Bastoni e Celia. E se l’aspettano nel mercato di gennaio: Celia ha richieste perché accetterebbe anche la serie C, Bastoni no.
Il mercato rimane bloccato.
Adamo gioca da separato in casa - , che il 7 gennaio si accasa allo Spezia - proprietà Usa, 500mila euro freschi… non è un caso -: anche Sernicola - uno degli obiettivi primari di Fusco -, va dai liguri.
La squadra affronta l’Empoli senza uno dei pochissimi cambi fissi di Mignani e perde 0-1.
Il Cesena è sempre sesto, ma a -10 dalla vetta.
E il mercato rimane ancora bloccato.

Dopo la partita con il Bari persa 1-2 il 24 gennaio, con il Cesena ancora quinto in classifica, scopriamo che ci sono delle trattative per vendere Blesa al Philadelphia Union in MLS, mentre Jürgen Klinsmann, vicino al co-presidente Melby, inizia a spingere per l’esonero di Mignani.
Fusco esterna la sua frustrazione con la proprietà: non è la prima volta che il direttore sportivo dice pane al pane e vino al vino con John Aiello, ma sembra un punto di non ritorno.
Durante la trasferta di Avellino Blesa dà in escandescenze, la cessione è decisa - il Cesena perde malissimo in Campania 3-1 -, Fusco può solo accettare la cosa e trovare una squadra che possa pagare di più il calciatore e gli sia più gradita, il Rio Ave.
Si sblocca il mercato bianconero.
Fusco preleva con una mossa a sorpresa Corazza dal Bologna di rientro dal Pescara, finalmente arriva Cerri ad un ingaggio risibile per quello che è il mercato del giocatore, poi Castrovilli e infine Vrioni dopo che il Cesena si risolleva vincendo contro il Pescara.

La delusione di Fusco si trasmette anche a Mignani, senza un rinnovo di contratto e investimenti per la seconda parte della stagione: il tecnico perde di fiducia e si chiude nelle sue convinzioni, autoisolandosi.

I risultati pessimi della crisi di inizio anno del Cesena minano gli equilibri di potere negli uffici del Cesena, ma non nello spogliatoio.
Tant’è che, nonostante i risultati negativi, non viene mai meno il sostegno della squadra all’allenatore.
In questo senso al lavoro di Fusco non possono essere mossi appunti: aveva promesso di costruire un gruppo di calciatori e bravi ragazzi e ci è riuscito.
Di Taranto e Fusco lavorano alla prossima stagione: gli americani hanno chiesto un taglio dei costi del 20-25% e un’impostazione basata necessariamente sullo sviluppo degli under 19.
Dopo Avellino ci sarebbero tutti gli elementi per mandare via l’allenatore, ma in quel preciso frangente Fusco è del parere che tutto sommato sia giusto continuare con lui, perché anche se arriva la quarta sconfitta in cinque partite molti risultati sono condizionati dagli episodi e non dal gioco bianconero e perché si sconta il mercato invernale in ritardo.
Si crea un cortocircuito per cui si sceglie di non scegliere: Di Taranto è in una impasse con Fusco che a sua volta non trova chiavi per spronare Mignani a compiere qualche adeguamento al gioco e Mignani stesso - convinto di aver ragione e ligio al suo diktat più volte ostentato nella stagione passata in conferenza stampa “se non si parla degli errori, gli errori passano da soli” - si ritrova senza tutele mentre continua a sbagliare.

Gli americani passano all’azione e si arriva al colloquio con Ashley Cole per la stagione 2026-2027 dopo Cesena-Spezia.
A seguito di Cesena-Monza pure la dirigenza comincia a guardarsi attorno alla ricerca di un rimpiazzo immediato in panchina, in caso di ulteriori sconfitte con Modena e Frosinone. Ma a quel punto la distanza di vedute con la proprietà è siderale, la divergenza diviene insanabile. Poi la situazione precipita e si arriva all’esonero di Mignani nelle modalità già descritte.
Senza passare da Fusco e avvertendo Di Taranto praticamente a cosa fatta.
Mignani viene esonerato con il Cesena in zona play-off, dopo una prestazione valida, ma con il paradosso che il pareggio matura grazie a due gol di Corazza, acquistato a gennaio da Fusco e fatto giocare solo 55' prima della gara di sabato nonostante fosse il più solido e con più minuti sulle gambe di Cerri e Castrovilli.
Ancora un esempio dei non detti e non fatti di questa folle stagione.

La scelta della società bianconera di fermare il mercato ha condizionato negativamente il proseguimento della stagione del Cesena: sull’onda dell’entusiasmo e della fiducia, la squadra poteva davvero giocarsi la quarta piazza del campionato.
Questo a fronte di tre scelte sbagliate del club bianconero: la riconferma di Mignani a giugno nonostante fosse chiaramente disallineato con le richieste della società, l’incapacità di non chiedere a Mignani dei seri correttivi al turnover e alla non gestione dello spogliatoio dopo Bari-Cesena 1-0, il mancato esonero dopo Avellino-Cesena 3-1 o la sua tutela a tutti i costi, preservandolo anche dalle conferenze stampa, mandando a parlare il ds per ribadire la piena fiducia nel suo operato.