L’appello urgente di Ardizzone: “Per arrivare in alto servono nuovi innesti sul mercato”

L’eclettico centrocampista siciliano ha anche parlato dei suoi esordi a Palermo, del gol contro il Matelica e della Nazionale italiana, impegnata domani sera contro la Turchia.
10.06.2021 06:30 di Giacomo Giunchi   Vedi letture
L’appello urgente di Ardizzone: “Per arrivare in alto servono nuovi innesti sul mercato”
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© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it

È il momento. Alla vigilia di EURO 2020 con Italia-Turchia e smaltita (in parte) la cocente delusione per la partita contro il Matelica, oggi tornano le interviste all’interno dello spogliatoio del Cesena FC, proprio con uno dei protagonisti assoluti di quel maledetto match, quell’uomo della provvidenza che ha siglato (o Di Gennaro? Lo scopriremo all’interno dell’intervista…) quell’illusorio gol al 96'. Signori, ecco a voi Francesco Ardizzone.

Ardizzone, che significato ha avuto per un palermitano come lei crescere in queste giovanili ed esordire tra i professionisti con la maglia del Palermo, in Europa League?
“Sicuramente è una cosa speciale per un palermitano esordire con la maglia della propria città, anche perché ho passato quasi undici anni con il rosanero addosso, è stato molto emozionante. Ho iniziato con gli esordienti fino ad arrivare alla primavera, poi ho esordito con la prima squadra. Sono dei ricordi indelebili che ti porti dietro per il resto della tua carriera. È qualcosa che ricordo con molto piacere”.

Successivamente nell’estate del 2011 la acquistò la Reggiana. Lei già a diciannove anni si trovò a giocare lontanissimo da casa e dagli amici. Per lei che avventura fu? La fortificò?
“Io avevo tanta voglia di giocare e di fare le mie esperienze, però ti dico, è normale che nel primo mese, a causa dell’impatto con i grandi, in una nuova realtà ed in una nuova città, è stata un po’ dura. Ma dopo questo periodo iniziale mi sono ambientato benissimo e vivevo già da solo, quindi dopo due mesi mi sentivo immediatamente a mio agio. Non è stato traumatico come magari potevo pensare. Poi ho avuto la fortuna di andare in una città e in un posto dove si sta molto bene”.

Che sensazioni provò nella promozione in Serie B con la Pro Vercelli? Pensò che la sua carriera potesse decollare definitivamente e magari arrivare anche in Serie A?
“È stata una bella emozione, era un qualcosa che avevo già sfiorato negli anni precedenti, dato che mi volevano altre squadre di B come il Cittadella, ma il presidente della Reggiana voleva cedermi solo per alte cifre. Vincere un campionato è un’emozione speciale. Quello fu un anno intenso e ci fu una lotta con l’Entella fino all’ultima giornata. Poi noi siamo riusciti a vincere i playoff ed è stata un’emozione fortissima. Raggiungere la Serie B in questo modo è stato un motivo d’orgoglio”.

Tra l’altro nel 2016 lei per la prima volta venne allo stadio Dino Manuzzi, dove con la sua Pro Vercelli perse per 2-0 contro il Cesena appena retrocesso dalla Serie A. Che ricordi ha di quella giornata?
“Me lo ricordo bene, perché venire a giocare al Manuzzi è sempre stato bellissimo. Lo stadio pieno, la gente vicina al campo di gioco… Io poi giocavo a Vercelli, che è una piazza diversa, meno calorosa, perciò venire a giocare in questi stadi per me era sempre bello, non vedevo l’ora di scendere in campo. Del Manuzzi ho sempre avuto un bel ricordo”.

Successivamente, lei passò alla Virtus Entella, dove anche lì ebbe esperienze importanti, come la sfida degli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Roma allo stadio Olimpico, che appena l’anno prima aveva raggiunto la semifinale di Champions League.
“Sono stati tre anni importanti. Ci sono state gioie e dolori, come la retrocessione in Serie C e il successivo e immediato ritorno in B. In Coppa Italia appunto arrivammo agli ottavi di finale contro la Roma, giocare all’Olimpico fu certamente una grande esperienza”.

In seguito, passando al Cesena, lei arrivò nel mercato invernale e il suo approdo fu abbastanza rocambolesco, dato che dopo due giornate mister Modesto fu esonerato. Dopodiché tutto il movimento è sprofondato nell’incubo del Coronavirus. Lei come ha affrontato tutto ciò?
“Io ero contentissimo di venire a Cesena, perché ero conscio di arrivare in una piazza importante. Anche scendendo di categoria ero comunque felicissimo, perché Cesena è una piazza che non c’entra nulla con questi palcoscenici. A livello personale avevo iniziato bene, perché avevo subito fatto gol alla prima da titolare. Con Viali stavamo indirizzando la stagione in un certo modo, ma poi è scoppiato il Covid. Mi è dispiaciuto tanto, perché quelle due partite che avevamo giocato in casa contro Padova e Vicenza sono state un’emozione speciale, con quattordicimila persone allo stadio. Speravo di continuare a giocare e di far bene perché venivo da quattro mesi nei quali avevo avuto dei problemi con la società ligure ed ero rimasto fuori rosa. Avevo tanta voglia di riscatto. Noi abbiamo cercato di rimanere concentrati e di allenarci da soli a casa per cercare di arrivare al ritiro in una condizione decente. Per un calciatore stare tre mesi fermo non è facile”.

Questa è la stagione in cui ha passato i più grossi problemi con gli infortuni. Come ha affrontato questo imprevisto?
“Purtroppo questo è stato un anno particolare, prima col Covid e poi con l’infortunio grave alla caviglia che ho avuto. Nella prima parte della stagione stavo giocando con continuità e stavo facendo anche qualche gol. Mi sentivo bene, in fiducia. Ho cercato di affrontare i momenti difficili con la massima serenità e anche con grande grinta, perché volevo rientrare a tutti i costi per i playoff. Ho pure affrettato un po’ i tempi, un infortunio del genere di solito lo si affronta con più calma. Purtroppo poi è andata come è andata…”

Cosa ha detto al suo compaesano Maddaloni quando si è trovato, a causa della rottura del crociato, in una situazione addirittura peggiore rispetto alla sua?
“Rosario è un ragazzo straordinario. Ha subito l’infortunio più brutto che possa subire un calciatore, ho cercato di essergli vicino. Devo dire che anche lui ha affrontato tutto sin da subito con una grande determinazione, non vede l’ora di ritornare a correre e ad allenarsi con i compagni. Questo atteggiamento sono sicuro che lo aiuterà a tornare in fretta. Io e lui abbiamo instaurato un bel rapporto, lo sento praticamente tutti i giorni. Il recupero sta andando bene”.

Ora passiamo al tasto dolente, ma con ordine. Il gol del 2-2 al 96' contro il Matelica, l’ha segnato Ardizzone o Di Gennaro?
“L’abbiamo quasi segnato insieme, non te lo voglio dire chi l’ha fatto… (ride, ndr). Me lo prendo volentieri, ti dico questo…”

Passando a quanto successo dopo… Nella sua carriera ha mai avuto uno sbalzo così repentino dalla gioia al dolore?
“Mai, mai. È stato uno shock. Io mi sono ripreso forse dopo dieci giorni; i primi tre non ho parlato con nessuno. Io vivo con la mia fidanzata e non le ho rivolto la parola, né a lei né a mia madre o mio padre. Suonava il telefono e non rispondevo. Avevo bisogno di isolarmi dal mondo perché una cosa del genere veramente capita pochissime volte.
Non ci sono tante spiegazioni, perché quando deve andare così va così e basta, è inutile piangerci addosso. Si può analizzare cento volte il video del gol, ma tanto poi quando deve andare in un modo va in quel modo. Sicuramente si poteva fare di più sul gol del loro 3-2, ma si vede che era destino andasse così.
Facciamone tesoro e cerchiamo di affrontare questa stagione che viene con questa rabbia del playoff col Matelica, che sicuramente rimarrà dentro di noi per molto tempo”
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Non per crearsi alibi, ma era netto il fallo nei suoi confronti da parte di Magri sull’azione del gol… Lei può confermare?
“Assolutamente, quello era fallo netto. Tra l’altro io non sono riuscito nemmeno a saltare, perché mi è arrivata all’improvviso una bestia di due metri addosso”.

All’interno dello spogliatoio, nel post-partita, com’era il gruppo?
“Dopo la partita c’era gente che piangeva, gente che non riusciva a parlare, gente che ha spaccato i tavolini dello spogliatoio… Ognuno l’ha vissuta a suo modo. Eravamo tutti molto increduli e dispiaciuti per quello che è successo, perché secondo me potevamo dire la nostra ai playoff nazionali con le partite di andata e ritorno. Ma i playoff sono sempre particolari e queste cose possono succedere. Il dispiacere rimane enorme…”

È di pochi giorni fa la notizia ufficiale del rinnovo di Viali. Cosa ne pensa a riguardo?
“Io sono contentissimo, con il mister ho un grande rapporto di sincerità e lui è una persona leale e sincera con tutti, sia con chi gioca che con chi sta in panchina. Non ho mai sentito nessuno lamentarsi del mister come persona. Questo è un grande punto a suo vantaggio, perché non è una cosa scontata. Io ho avuto tanti allenatori e ne ho viste un po’ di tutti i colori. Ti dico che la gestione del gruppo e il farsi voler bene da tutti è un suo grande pregio. Io, i miei compagni e immagino tutta la tifoseria, siamo molto contenti per i rinnovi di Viali e Zebi; insieme hanno fatto un grande lavoro e hanno una grande sintonia”.

Lei, Ardizzone, ha conquistato due promozioni dalla Serie C alla B. Qual è il segreto per compiere questo salto di categoria? Il Cesena può esserne in grado nei prossimi anni?
“Negli anni in cui vinsi il campionato con l’Entella e i playoff con la Pro Vercelli abbiamo avuto sempre dei grandissimi gruppi. Sarà una cosa banale e scontata che si sente ripetere mille volte, ma è la verità. È il gruppo che fa la differenza, perché poi quando giochi tante partite devono essere tutti pronti e avere un grande atteggiamento. Alla lunga fa la differenza.
Noi quest’anno abbiamo gettato le basi per fare un campionato importante, ma è normale che secondo me per lottare per vincere il campionato o per stare nelle prime posizioni, c’è bisogno diciamo di qualche innesto, di qualche giocatore d’esperienza che possa dare una mano.
Resta il fatto che abbiamo una buona base. Con le riconferme di mister e direttore, la società ha fatto un ottimo lavoro perché dare continuità al lavoro svolto quest’anno è importante”
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Può essere l’inizio di un percorso…
“Esatto, anche perché, magari qualcuno se lo scorda, ma noi a gennaio eravamo tra le primissime posizioni in classifica, prima che arrivasse il Covid”.

A proposito di questo, data la sua molta esperienza, a gennaio lei credeva in questa possibile promozione diretta?
“Assolutamente, ci credevo ma rimanevo anche coi piedi per terra. È normale che quando vieni da undici risultati utili consecutivi, sei vicinissimo alla prima in classifica e poi fai una partita importante come quella che abbiamo fatto noi in casa contro il Südtirol, ci credi. In quel frangente era doveroso crederci.
Ero altresì consapevole che c’erano delle squadre più attrezzate di noi, dunque rimanevo con i piedi per terra. Dopo due settimane siamo stati colpiti dal disastro del Covid… È inutile parlarne ancora, però senza questo problema magari avremmo potuto lottare per delle posizioni più importanti”
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A febbraio dell’anno prossimo lei compirà trent’anni. Crede di aver raggiunto la completa maturità calcistica o pensa di avere ancora dei margini di miglioramento?
“Sinceramente penso sempre di poter migliorare, in questi anni mi sono sempre dovuto conquistare tutto sul campo. Mister Viali mi dà grande fiducia, devo dire che grazie a ciò posso rischiare anche delle giocate in campo, scendendo sul terreno di gioco con più spensieratezza. La prossima annata penso di poter disputare una delle stagioni che magari non ho fatto negli anni precedenti, sperando di poter raggiungere traguardi importanti con questa maglia, che va assolutamente riportata dove merita”.

A proposito di campo, in che ruolo si trova più a suo agio e che compiti preferisce svolgere?
“A me piace giocare da mezzala che si butta negli spazi per andare a fare gol. Credo di essere diventato, con il passare degli anni, una mezzala abbastanza completa. Il ruolo che mi sono ritagliato quest’anno mi è piaciuto particolarmente, ti dico la verità”.

Nella sua carriera ha realizzato un paio di gol dell’ex contro Reggiana e Pro Vercelli. Per lei è giusto esultare in queste situazioni?
“Secondo me, quando si fa un gol è sempre giusto esultare, è normale che poi bisogna farlo con un certo criterio, anche per rispetto della gente e della squadra con cui hai giocato l’anno prima. Quindi, io se segno esulto, però con il massimo rispetto per tutti”.

Quindi anche i tifosi del Cesena sono avvisati…
“No! no! Dai, spero di rimanere a Cesena più tempo possibile (ride, ndr).

Questa è la sua prima avventura qui in Romagna, quali sono i suoi aspetti preferiti di questo territorio?
“La prima cosa che ho notato quando sono arrivato qua è la gente. Sono tutti ospitali, mi sono trovato subito a mio agio come se fossi a casa, è la cosa che mi ha colpito di più. Poi è normale che ci sono tantissime cose che ho apprezzato, dal cibo alla città di Cesena che è vicina al mare. Per un palermitano, anche se non è la stessa cosa (ride, ndr), avere” il mare vicino a casa fa molto piacere. Qua in Romagna io e la mia fidanzata stiamo benissimo e siamo contenti di vivere a Cesena”.

Ardizzone, so che lei è un malato del padel, quali altre attività svolge nel tempo libero, quando non gioca e quando non si allena?
“Ai videogiochi non ci ho mai giocato. Devo dire che d’estate quando sono libero gioco tantissimo per l’appunto a padel. Adesso sto pure prendendo delle lezioni per migliorare, sono arrivato quasi a livelli patologici (ride, ndr). Però nel tempo libero cerco sempre di allenarmi e di mantenermi in forma, anche perché a una certa età non bisogna iniziare a trascurarsi. Qui a Palermo mi piace occupare il tempo in questo modo, anche nuotando”.

In conclusione, Ardizzone, volevo parlare con lei degli Europei 2020, che a breve vedranno coinvolta la nostra nazionale, di cui lei ha anche vestito la maglia con l’under 19 e 20. Quale rappresentativa vede come favorita? Dove può arrivare secondo lei l’Italia?
“Secondo me una delle favorite è la Francia, perché ha una rosa ‘da videogioco Fifa’ praticamente. L’Italia la vedo molto bene, perché arriva all’Europeo con delle grandi prestazioni, vedo una squadra con una forte identità. Secondo me quest’anno l’Italia ci può regalare delle grandi prestazioni, incrociamo le dita. L’11 giugno ci metteremo tutti davanti alla televisione a cantare l’inno.
L’Italia può essere un po’ come il Cesena; non parte tra le favorite ma ha un grande gruppo e un grande entusiasmo che la contraddistingue…”

Esatto, il gruppo è stato rinnovato e ci sono tanti ragazzi giovani. Secondo me possono fare veramente bene, visto anche il dominio nelle ultime qualificazioni. Facendo i dovuti scongiuri, secondo me la semifinale sarà alla portata…
“Sì, sì, anche secondo me è alla portata. Possiamo essere la sorpresa dell’Europeo”.