Campedelli ora è concentrato solo sul Forlì: «Gara che ci può alzare l’autostima»
Nicola Campedelli sino a pochi mesi fa è stato il tecnico della primavera del Cesena. Nel post-partita dello stadio Morgagni, al termine dell’amichevole pareggiata contro il Cavalluccio, l’attuale fresco tecnico del Forlì ha affrontato le domande dei giornalisti in sala stampa, aprendosi a diverse considerazioni sul match ma mantenendo anche un certo riserbo sul suo passato in bianconero.
Le considerazioni in sala stampa sono cominciate rimembrando un’edizione precedente del memorial Sirotti, quella del 2018 ovvero l’unica vinta dal Forlì, perché anche in quell’occasione sulla panchina dei galletti sedeve il fratello di Igor. «Innanzti tutto ’sta sera è importante perché ricorda Silver Sirotti, un vero eroe per quello che ha fatto. Poi, ovviamente, quando ero alla guida del Forlì ormai sono otto anni fa…»
I cronisti hanno poi domandato un bilancio complessivo dopo queste prime amichevoli, chiedendo cosa sia piaciuto e cosa si debba ulteriormente migliorare in vista della Coppa Italia e dell’inizio del campionato. Il mister ha replicato: «Certamente sono contento. Sono ragazzi che si allenano tutti i giorni e ho voglia di allenare. Adesso, piano piano, la partita è servita a dare minutaggio un po’ un po’ tutti. Procediamo, sappiamo che inizia un percorso molto difficile, ma altrettanto stimolante, quindi vogliamo farci trovare pronti. Questa partita ci può dare una mano ad alzare l’autostima e la consapevolezza che siamo una squadra di valore che deve affrontare le partite sempre al massimo».
In merito alla tenuta difensiva contro un avversario superiore, il tecnico ha aggiunto: «Sono contento, è stata una partita ordinata, cercando di mettere pressione quando riuscivamo, ad alzare un quinto, un terzino a scalare. Non sempre ce lo permettevano, il Cesena ha qualità».
In ultimo è stato chiesto a Campedelli, ora che dispone di uno sguardo esterno, che Cesena avesse visto. Il tecnico di Gatteo ha preferito glissare: «Mi sono concentrato molto sulla nostra squadra». Stabilire se da questa risposta traspaia una certa reticenza è alquanto opinabile. Una possibile chiave di lettura suggerisce che questa scelta sia volta a celare eventuali postumi di una ‘delusione’ professionale: la mancata ‘promozione’ sulla panchina della prima squadra bianconera. L’ex tecnico della Primavera - forte del desiderio di riscattare la sfortunata e breve parentesi estiva del 2012 e conscio di essere un profilo certamente meno rischioso rispetto ad un tecnico neofita senza pregresse conoscenze dell’ambiente, qual è Alessandro Diamanti - può verosimilmente darsi che coltivasse legittime ambizioni di rivalsa. E forse il silenzio odierno sul suo passato è il riflesso di un’aspettativa tradita.
