Giulio Favale si racconta. Dagli esordi a Pisa all’obiettivo play-off

A tutto Favale. L’uomo più in forma del momento si racconta a 360°.
14.01.2021 10:00 di Giacomo Giunchi   Vedi letture
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Giulio Favale si racconta. Dagli esordi a Pisa all’obiettivo play-off

La vita da mediano sarà dura, ma anche quella da terzino non scherza; andare sempre di corsa in attacco, ma anche essere sempre pronti per tornare in difesa, chiedendo spesso gli extra alla gambe e ai polmoni. A confermarcelo, e a raccontarci un po’ di sé, e del gruppo attorno a lui, c’è l’inamovibile terzino sinistro del Cesena, una delle migliori sorprese di questa prima parte di stagione, Giulio Favale.

Favale, è il 24 dicembre 2016, si gioca Pisa-Spezia, cosa le torna alla mente?
“Un’emozione incredibile, è stato il mio esordio tra i professionisti, in Serie B. Ho tante immagini che riaffiorano alla mente, però un ricordo completo non ce l’ho, perché è stato un susseguirsi di emozioni talmente forti e veloci, che sul momento fai fatica a godertele. È stato bellissimo; i ricordi fanno piacere, però ora guardo avanti e penso a migliorarmi giorno dopo giorno”.

Quel giorno ha pensato «Ce l’ho fatta» oppure si è detto «La mia gavetta per entrare nel calcio dei grandi inizia da qui»?
“Per me quello è stato un punto di partenza, con un esordio di questo tipo inizi la gavetta; anche ora voglio fare gavetta e migliorarmi giorno dopo giorno, per togliermi soddisfazioni. Ad ogni allenamento o partita cerco di dare qualcosa in più, cercando di crescere continuamente”.

In quella stagione un po’ complicata per il Pisa, a farla esordire è stato Gennaro Gattuso.
“Sì, mi ha fatto esordire il giorno in cui è avvenuto il passaggio di proprietà; era una partita difficile, e il Mister mi ha dato molta fiducia”.

Che ricordo ha del Gattuso allenatore?
“Mi sono trovato molto bene, sono stato due anni con lui in prima squadra, ha contribuito molto alla mia crescita”.

Le sarebbe piaciuto, vista anche la retrocessione in C del Pisa nella stagione stessa, trascorrerci più tempo? Dato che è la squadra della sua città e mi sembra molto legato ad essa.
“Speravo di avere più spazio, però il calcio è così, ho accettato tranquillamente le scelte della società, pensando a lavorare il più possibile per, chi lo sa, magari un giorno tornare. Giocare con la maglia della propria città è un’emozione indescrivibile. Però d’altra parte mi ha fatto bene andare via di casa; sono stato in piazze importanti, Cesena stessa è una piazza importantissima, non ce ne sono di equiparabili nemmeno in Serie B. Spero di dare il mio contributo il più possibile; amo l’ambiente e amo la città, che vive di calcio e che  è anche un po’ simile a Pisa. Sono davvero contento di essere qua”.

A proposito di amore, a Cesena, la Curva Mare, da sempre fornisce spinta e supporto alla squadra; in questo periodo avvertite la mancanza della tifoseria?
“Certo, ci manca molto; infatti sia come squadra, che a livello individuale, cerchiamo di darci stimoli l’un l’altro. Al Manuzzi pre-covid, ci sono stato da avversario con la Reggiana; è una curva incredibile, e spero che il prima possibile possano tornare a tifare come una volta, magari per il rush-finale. Con la curva Mare piena sarebbe un sogno, per me e per la squadra”.

La stessa curva che, con quel gol di Zecca al 90’ (assist dello stesso Favale), in quel 2-1 contro la Samb, sarebbe esplosa; quando nell’ultima azione si è trovato la palla sui piedi, cos’ha pensato?
“Lì per lì non ho pensato a nulla (ride, ndr), unicamente a spremere le ultime forze per mettere il cross per Giacomo (Zecca, ndr); è stata una partita sofferta nel secondo tempo, ma nel complesso abbiamo disputato una grande prestazione. Ogni match lo analizziamo con il mister, infatti sabato (contro il Südtirol, ndr) abbiamo avuto quella forza in più che ci ha permesso di non mollare nella seconda frazione di gioco. Stiamo crescendo partita dopo partita, e gran merito è del Mister; sta facendo un lavoro incredibile”.

Non avete mollato durante il secondo tempo, grazie anche ad un santo in porta (Nardi, ndr) che ha parato il rigore al 90’.
“Vero, prodigioso. Tra l’altro il rigore era molto dubbio, quindi sarebbe stata una beffa vera e propria. Stiamo lavorando e lavoreremo per essere più cinici e sfruttare al meglio le occasioni, perché, anche sabato, potevamo fare tranquillamente tre punti. Abbiamo tutti fame di migliorare”.

E proprio sabato scorso, con una prodezza, ha sfiorato il gol che ancora le manca in carriera. Non che sia fondamentale per un terzino, pensa però che questa sia la stagione ideale per sbloccarsi?
“Il mio obiettivo principale è vincere e lavorare per la squadra, quello per cui sono più contento è quando macino tanti chilometri; a livello personale sarebbe una soddisfazione fare gol, però è l’ultimo dei miei problemi, prima devo pensare a non farlo prendere. Contro il Südtirol potevo fare gol, lì per lì ho pensato solo a tirare in porta, ma purtroppo non è entrata; vedrò di migliorare anche in questo”.

Quest’anno il Cesena non è partito tra le favorite, però sta conseguendo ottimi risultati, al di sopra delle aspettative; qual è stato il momento o la partita in cui avete realizzato di poter ambire a qualcosa di più della salvezza dell’anno scorso?
“Da inizio anno sapevamo che potevamo fare un campionato importante, ovvio che abbiamo incontrato difficoltà iniziali, anche perché la squadra è stata completata per la terza giornata di campionato. Il Mister ha fatto un lavoro incredibile; in poco tempo siamo riusciti a diventare una squadra vera, che soffre, e che vince partite importanti”.

Magari lo si è capito dalla partita in casa del Matelica, quando avete recuperato due gol di svantaggio negli ultimi minuti?
“Sì, esatto, anche da dopo la partita contro la Fermana, dove abbiamo iniziato il filotto di risultati utili che stiamo proseguendo tutt’ora, e dove penso abbiamo svoltato la stagione. Da lì in poi, si è vista una crescita di partita in partita”.

Essere arrivato a Cesena, ed essere subito schierato titolare l’ha aiutata sia in campo che psicologicamente?
“Sì, il Mister mi ha dato fiducia fin dall’inizio, io dalla mia parte, cerco sempre di dare il massimo e di ripagare la sua fiducia. Per un giocatore, sentire la fiducia del Mister è importantissimo. Devo ringraziare Viali anche per avermi migliorato sotto molti aspetti”.

A proposito di Viali, qual è il valore in più che quest’anno è riuscito a trasmettervi, per riuscire a giocarvela, e a vincere anche contro squadre sulla carta più forti o preparate?
“Il mister prepara ogni partita nei minimi particolari, e ognuno sa qual è il proprio compito in campo; inoltre, ha fatto sì che si creasse un’atmosfera di gruppo incredibile, ci sentiamo tutti uniti; Viali si spende molto, e noi cerchiamo di ripagarlo per questa sua passione e voglia di fare che ha trasmesso a tutto l’ambiente, abbiamo molta voglia di fare”.

Beh, nonostante questo sia l’anno della terribile pandemia del Covid, lei può ricordarlo come la sua migliore stagione finora.
“Sì, l’anno scorso è stato positivo sotto alcuni punti di vista, ma negativo per altri, con alti e bassi; mi è comunque servito molto, perché a casa, durante la quarantena, ho avuto molto tempo per pensare, ed è stato fondamentale per la mia crescita personale, e da giocatore, perché capisci le cose che contano davvero nella vita, e riesci a guardare tutto, sotto altri punti di vista, dato che ti stacchi per molto tempo dall’ambiente. Tutto ciò mi ha fatto crescere molto, caratterialmente; nel disastro mondiale, per me, è stato un anno fondamentale per la mia crescita”.

Ora lei è in prestito qui a Cesena dalla Reggiana, con cui ha un contratto fino al 2022. Ci tiene a rimanere in Romagna oppure aspetta di finire la stagione per vedere come si evolveranno le cose?
“Io qui a Cesena sto benissimo, non mi esprimo sul mercato, ti dico semplicemente che mi sono innamorato di questa città e di questa squadra”.

È mai successo durante la sua carriera di dire «basta, mollo tutto»? Oppure è sempre stato deciso nel continuare questo percorso nel calcio?
“Ho sempre voluto giocare a calcio, non riuscirei a star senza, e mi mancherebbe troppo; mi godo ogni attimo, ogni allenamento, e mi diverto ancora come se fossi un bambino. Non sarei riuscito a mollare il calcio. Grazie ai miei genitori, ho portato avanti lo studio; ancora oggi frequento l’università di economia, cercando di dare qualche esame ogni anno, un domani non si sa mai. Comunque lo studio è importante, soprattutto per arricchirsi e migliorarsi personalmente”.

Tornando sul terreno di gioco, l’avversario che in questa stagione le ha creato più problemi, lì dalle sue parti?
“Quello che mi ha impressionato di più è Bearzotti del Modena; mi è piaciuto molto come giocatore, e nonostante fossimo riusciti a contenerli, il Modena mi è piaciuto molto come squadra”.

Questo sabato tornerà in terra Toscana, ad Arezzo, contro l’ultima in classifica. Scommetto che il mister vi avrà ripetuto varie volte che è una gara da non prendere sottogamba.
“Sì, sarà una partita difficilissima, ci dobbiamo dimenticare della classifica, perché hanno fatto acquisti importanti, ed ora è una squadra completamente diversa; l’età media è molto alta e hanno parecchia esperienza, con questi innesti sono sicuro che faranno un girone di ritorno completamente diverso. Dobbiamo andare lì con la consapevolezza che siamo in crescita, ma non basta, dobbiamo crescere ancora come gruppo, e sono sicuro che daremo il massimo per portare a casa i tre punti”.

A proposito di gruppo, qual è il compagno con cui ha più feeling, dentro e fuori dal campo?
“Con Mattia (Bortolussi, ndr) stiamo sempre insieme, viviamo anche vicini. In campo non saprei dirti, quando mi trovo sul terreno di gioco non ho preferenze, dialoghiamo tutti benissimo, dentro e fuori dal campo”.

Passando ai suoi interessi o preferenze, quale pensa sia attualmente il miglior terzino sinistro in Europa?
“Direi Theo Hernández, sta facendo meglio di tutti, anche se un tempo il mio preferito era Marcelo”.

Oltre al calcio segue altri sport?
“Durante il lockdown, mi sono appassionato molto al basket e all’MMA (arti marziali miste, ndr), inoltre quest’estate ho fatto un po’ di Sparring con un paio di amici; secondo me, per quanto riguarda la concentrazione, è un allenamento molto utile ed interessante”.

In conclusione, un grande del calcio che prende come modello.
“Cristiano Ronaldo, è una macchina. Come modello di ispirazione, per mentalità, e dedizione al lavoro, cerco di ispirarmi a lui. Ovviamente anche Messi ha un talento enorme, ma come Ronaldo, con i suoi 36 anni, secondo me non ce ne sono in giro”.