E adesso? Che cosa succederà a Cesena?
L’estate, quella vera, quella da calendario, ci saluterà soltanto tra una ventina di giorni. L’estate bianconera, invece, il suo ultimissimo sussulto l’ha emesso ieri sera alle 20 in punto. In occasione della chiusura ufficiale del calciomercato. Ma che estate (bianconera) a 360 gradi è stata quella che ci siamo appena messi alle spalle? Beh, in ordine rigorosamente sparso l’estate (bianconera) duemilaventisei é stata l’estate della dolorosa (ma necessaria, fondamentale, vitale) cessione del Divin Berti alla Cremonese. L’estate degli arrivi (anche) di Ilic, di Gelli, di Pagano, di Dalla Vecchia, di Fiori, di Bohinen, della nebulosa Natta, della scommessa (in ‘stile’ Blesa) Druiventak. L’estate dei ‘soliti’ (assordanti, inquietanti, preoccupanti) silenzi degli Americani. L’estate degli abbonamenti sottoscritti (ancora una volta) completamente al buio dall’impareggiabile Popolo di Romagna. L’estate che ha distrutto (nuovamente, forse definitivamente) il sogno ‘targato’ Cavalluccio di Pieraccini. L’estate che ci ha regalato l’ennesima intervista farneticante di quel montatissimo aspirante allenatore che di cognome fa Cole. L’estate delle grandi paure (Ci iscriviamo? Retrocediamo? Falliamo?) ‘griffate’ social. L’estate che ha portato in riva al Savio mister ‘Sana Follia’ Diamanti e Mancini Junior. L’estate degli addi (anche) di Zaro, di Castagnetti, di Bastoni, di Ciervo, dell’attapiratissimo Cerri, dell’irricevibile Vrioni. L’estate dei dubbi (non ancora svaniti) su Siano e sulla batteria di terzini sinistri. L’estate dei (patetici, agghiaccianti, vergognosi) prezzi dinamici del Manuzzi. L’estate del clamoroso ‘no’ di Klinsmann Senior a Pagliuca. L’estate del mancato ritorno del vecchio Ravaglia e del - ahia! - buon Pierini. L’estate che ha salutato il passaggio all’Arezzo di quel ‘famoso’ attaccante (dal dito ‘birichino’) che che non sarebbe in grado di segnare un gol nemmeno sotto tortura. L’estate dei (più che giustificati) mal di pancia di Francesconi e di Zamagni. L’estate delle mostruose ipoteche. L’estate dell’attesissima resurrezione del figlio del Bisolone. L’estate che, come da tradizione, ha confermato che il Cesena è allergico ai baby della sua Primavera. Ma l’estate (bianconera) del duemilaventisei, gentili lettrici e gentili lettori, é stata soprattutto l’estate della Telenovela Shpendi. Una telenovela, quella legata alle sorti dell’attaccante italo-albanese, che ha appassionato tutti - ma proprio tutti, eh - coloro che vivono quotidianamente a pane (pardon, piadina) e Cavalluccio. Una telenovela gonfia di clamorosi colpi di scena, di abominevoli fake news, di tafazziani voltafaccia. Una telenovela che - semmai ce ne fosse stato bisogno - ha confermato l’amore puro e disinteressato che Cristian nutre per questa maglia (“Io voglio restare qui, ma per il bene del club sono disposto anche a fare le valigie…”). Una telenovela che, alla fine, ha riservato un finale a dir poco agrodolce. Perché se da un lato è vero che trovare un sostituto credibile di bomber ‘doppia cifra’ Shpendi sarebbe stato complicatissimo, dall’altro lato è vero anche che ora i soldi di questa mancata cessione prima o poi dovranno saltare fuori. Non è andata affatto come avevano programmato Aiello & Friends, la campagna plusvalenze 2026 del Cavalluccio. Certo che no. E adesso? Cosa succederà a Cesena? Ne riparliamo magari tra un paio di mesetti (ci sarà qualche new-entry nella stanza dei bottoni? Chissà…). O magari ne riparliamo a gennaio. Ecco, sì. A gennaio. Quando, ne sono sicuro, ripartirà la telenovela Shpendi. Una telenovela che, lo dico in tutta sincerità, mi ha rotto davvero il cazzo. Una telenovela che, lo ammetto, mi ha già fatto rivalutare la terrificante soap opera turca che mia moglie mi obbliga a guardare ogni sera a cena.
