Io odio Ferragosto. E pure i play-off
Le spiagge piene. Magari non piene come in passato, ma pur sempre piene. I parcheggi pieni. I ristoranti pieni. I bar pieni. Le piadinerie piene. E poi ancora: le temperature alle stelle, i concerti di claudicanti mummie della musica leggera già pronte per il museo delle cere, le maghe (a tempo perso) che ti leggono le carte sul lungomare, il Festival della Cafonaggine in piazza, la Sagra della Sciatteria sul viale principale, le risse tra baby gang giù al porticciolo, i trenini elettrici che vomitano nell’aria l’ultimo terrificante tormentone di Samurai Jay, le vecchie carampane che sembrano appena uscite dalla terapia intensiva ma che provano ugualmente ad imitare il nuovo sexy balletto lanciato da Elettra Lamborghini, gli stakanovisti del karaoke che – nei bar o nelle pensioncine a una stella – rischiano un’embolia per cercare di regalare alle loro meste platee un dimenticabilissimo acuto alla Roby Facchinetti (‘Dio delle cittàààààààààààààààààààààààà. E dell’immensitàààààààààààààààààààà…’). Il giorno di Ferragosto? Abitando in Riviera ed essendo impossibilitato – per motivi di lavoro – a fuggire in qualche malga sperduta della Val Venosta, io lo depennerei all’istante dal calendario. Subito. Immediatamente. Unica magra consolazione: ogni anno, dopo il 15 agosto, arriva sempre il 16 agosto. E così, estate dopo estate, all’indomani della festa più trash e più sopravvalutata dell’anno, la ‘mia’ Riviera riesce sempre a sfoggiare un profumo decisamente migliore rispetto al giorno prima. Sì, proprio così: il 16 agosto, almeno per il sottoscritto, l’aria di Romagna diventa di colpo più fresca. Più salubre. Più frizzante. No, non vi sto prendendo in giro. Il 16 agosto possono esserci ancora 40 gradi all’ombra e vagonate di turisti che affollano ancora i nostri lidi, ma io – direttamente dal balcone di casa mia – all’orizzonte incomincio già ad intravedere i primi colori dell’autunno. La fine di quell’interminabile supplizio estivo ‘chiamato’ calciomercato. Le prime nebbie. I sontuosi cappelletti in brodo preparati da mia suocera. Il figlio della mia vicina di casa di chiare origini napoletane che suona con veemenza il mio campanello urlando ‘Dolcetto o scherzetto?’. La Fiera dei Becchi di Santarcangelo. Gli addobbi natalizi dell’Iper. Il mare d’inverno raccontato (anche) dall’inimitabile Enrico Ruggeri. Le prime nevicate sul Monte Fumaiolo. Mia moglie che mi domanda fiduciosa ‘Amore, che cosa mi regali quest’anno per San Valentino?’. Il tradizionale pranzo di Pasquetta con tutti i parenti da Neri a Santa Paola di Roncofreddo. I coriandoli del Carnevale di Gambettola che mi si infilano fin dentro al buco del culo. La Sagra della Cantarella di Gatteo a Mare. Il Cesena che, come da copione, come da tradizione, si fa cacciare fuori ai play-off. Se riesce ad andarci, ai play-off…
