Mancini: “Shpendi non si svende. Pierini ci avrebbe dato una mano”
Il ds Andrea Mancini fa il bilancio del suo primo calciomercato da direttore sportivo del Cesena.
Direttore, due mesi e mezzo fa si è presentato spiegando quale Cesena avrebbe voluto costruire. È quello che ha in mente?
“Sicuramente è un Cesena più giovane, penso sia sotto gli occhi di tutti. Abbiamo cambiato tanto e quindi ci vuole tempo. Io sono soddisfatto di quello che è stato fatto sia in entrata sia in uscita. Alcuni obiettivi li abbiamo raggiunti, altri forse no: il mercato è anche questo. Ma sia io sia lo staff tecnico siamo molto soddisfatti. Adesso abbiamo bisogno di tempo”.
Parliamo di Shpendi. Per giorni sembrava praticamente un giocatore della Cremonese, poi l’operazione è saltata. Quanto siete stati davvero vicini alla cessione?
“Quando mi sono presentato sono stato molto chiaro: non c’era bisogno di vendere Shpendi. Sapevamo che era un giocatore appetibile sul mercato. Vorrei ricordare che è un 2003 che è andato in doppia cifra in Serie B, unico insieme ad Adorante: è il miglior attaccante della serie B. C’erano sicuramente dei discorsi in piedi, ma noi avevamo dato una valutazione molto chiara e nessuna società si è presentata raggiungendola”.
E allora viene spontaneo chiederselo: se è il miglior attaccante della categoria, perché nessuna delle squadre che punta alla Serie A ha messo sul tavolo quanto chiedeva il Cesena?
“Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati”.
Può avere inciso il suo ingaggio, molto più alto rispetto alla media del Cesena?
“Non credo che gli attaccanti che si sono mossi in Serie B lo abbiano fatto per cifre molto inferiori”.
Lei ha sempre detto che il Cesena non aveva necessità di vendere. Però Berti è stato ceduto subito e per Shpendi una trattativa importante c’è stata. La richiesta della proprietà era anche quella di abbassare sensibilmente il monte ingaggi?
“Berti e Shpendi sono due ragazzi giovani cresciuti nel Cesena, due prospetti molto interessanti. È normale che abbiano mercato. Berti è stato venduto perché è arrivata una proposta importante e abbiamo ritenuto, insieme al ragazzo, che avesse fatto il suo percorso qui e che per lui fosse giusto intraprendere una strada diversa”.
Però la domanda sull’aspetto economico resta: il monte ingaggi doveva essere abbassato. E Shpendi pesa parecchio. Era quello il vero ostacolo?
“Non mi piace parlare di numeri. Il lavoro che ci era stato chiesto era ringiovanire la squadra e alleggerire il monte ingaggi, ed è stato fatto. Sicuramente Cristian è uno dei giocatori che pesa maggiormente sul nostro monte ingaggi, ma questo non significa che io debba svendere il giocatore più forte che ho e quello che considero il miglior attaccante della Serie B. Non sarebbe stata la soluzione giusta”.
Adesso cosa succede? Cessione in vista a gennaio?
“Io sono convinto che Cristian farà ancora tanti gol e andrà nuovamente in doppia cifra. Poi vedremo cosa succederà. La nostra idea, che abbiamo già riferito al ragazzo e al suo procuratore, è quella di sederci e discutere anche di un rinnovo del contratto. Vedremo a quali condizioni”.
Quando è arrivato aveva indicato chiaramente anche un’idea di calcio. Ha avuto davvero libertà sufficiente per trasferirla nella scelta dell’allenatore e dei giocatori?
“Sì. Penso che l’allenatore abbia già dimostrato di avere dato un’identità forte alla squadra, che arrivava da un calcio diverso. Non è facile riuscirci in un mese e mezzo. Anche i giocatori sono stati scelti con una logica: ragazzi giovani, alcuni di qualità, che possano avere un valore futuro. Quindi sì, mi ritengo soddisfatto e la società mi ha dato la possibilità di lavorare”.
Al di là di questa stagione: lei oggi sa dire che Cesena vuole essere fra tre anni? Oppure siamo ancora alla gestione anno per anno?
“L’idea è quella che ho espresso fin dall’inizio e che anche la proprietà ha indicato: costruire una società autosostenibile, fatta di ragazzi giovani che possano creare valore e rendere sostenibile il progetto. Ma un progetto del genere non nasce dalla mattina alla sera. Servono anni, ci saranno momenti brutti, sconfitte e momenti belli. Alla fine vince soltanto uno. Però questa è la direzione che abbiamo preso e sicuramente servirà tempo”.
In questo progetto, allora, come si spiega la cessione di Zamagni? Era uno dei ragazzi indicati come più vicini alla prima squadra già dalla scorsa stagione.
“Zamagni è stato valutato in prima squadra e noi avevamo e continuiamo ad avere una nostra idea sul ragazzo. Gli è stato proposto un nuovo contratto, ma le cose si fanno in due. Ha avuto l’opportunità di andare al Como e ci ha chiesto esplicitamente di lasciarlo andare. Questa è la verità. A quel punto abbiamo cercato di monetizzare il più possibile su un ragazzo che, altrimenti, avremmo rischiato di perdere a zero”.
Arriverà qualcuno dagli svincolati?
“Nel calcio non si sa mai, ma al momento no. Non abbiamo in mente di tornare sul mercato”.
Il Cesena ha fatto molte operazioni in entrata e una parte consistente è arrivata attraverso prestiti, diritti e obblighi. Se il progetto deve creare patrimonio, non c'è una contraddizione? Quanto si può programmare costruendo così?
“Bisogna distinguere. Se hai un diritto e il giocatore fa bene, hai comunque la possibilità di tenerlo. Poi non si sa mai cosa possa accadere. Il mercato ha le sue difficoltà e a volte bisogna fare delle scelte”.
Ma era davvero l'unica strada possibile?
“Sono arrivato a metà giugno e l’allenatore ai primi di luglio, quando il mercato era già iniziato. È stato difficile programmare tutto. Sicuramente la prossima stagione sarà diversa, perché avremo un anno intero per farlo”.
Arriviamo all’ultimo giorno. Pierini sembrava la ciliegina che mancava, soprattutto in un reparto nel quale la coperta appare corta. È il giocatore che vi è mancato per completare davvero la squadra?
“Io mi ritengo soddisfatto di quello che abbiamo fatto. Poi si può sempre migliorare, senza ombra di dubbio. Pierini è un giocatore forte per la categoria e sicuramente, se fosse arrivato, ci avrebbe dato una grande mano. Però sono convinto che possiamo fare bene anche così”.
Però lì dietro i titolari hanno praticamente sempre giocato e le alternative sono poche. Non è un rischio evidente?
“Abbiamo giocatori forti. E abbiamo anche giocatori che devono convincersi di essere forti, perché forse non ne sono ancora convinti loro stessi. Questo è un punto importante”.
Pierini a parte: c’è un giocatore che lei voleva davvero portare a Cesena e che non è riuscito a prendere? Uno di quelli per cui, chiuso il mercato, resta il rimpianto?
“No. Ovviamente avevo delle liste e diversi profili, come succede sempre, ma non c'è un giocatore in particolare che considero un obiettivo mancato. Assolutamente no”.
