Ecco perché il Cesena costruisce di più sulla fascia destra

Il Cesena sviluppa di più sul centrodestra e rifinisce diversamente a sinistra: l’asimmetria nasce soprattutto dalle funzioni degli interpreti.
25.09.2026 00:00 di  Gian Piero Travini   vedi letture
Ecco perché il Cesena costruisce di più sulla fascia destra

Nel Cesena le due fasce non fanno lo stesso lavoro. Sul centrodestra la squadra ha mostrato fin qui una catena di progressione più riconoscibile; a sinistra, invece, il gioco sembra maggiormente orientato a portare Fiori nelle zone di finalizzazione.

Sul centrodestra si sommano diverse funzioni complementari. Gelli è il centrale più propenso a rompere la prima linea, sia attraverso il passaggio sia avanzando personalmente. Davanti a lui Ciofi può restare largo, alzarsi oppure entrare dentro il campo. Bisoli occupa lo stesso corridoio con grande libertà verticale. Più avanti Druiventak ha garantito soprattutto ampiezza e profondità, mentre D’Andrea ha interpretato quel lato con maggiore libertà interna e capacità di rifinitura.
È a destra che il Cesena crea più possibilità consecutive per accompagnare il pallone dalla prima costruzione verso l’ultimo terzo.

A sinistra la logica è differente. Ilić partecipa alla costruzione e ricerca con frequenza verticalizzazioni e diagonali, ma tende maggiormente a far progredire il pallone conservando la propria posizione. Gelli, invece, modifica più spesso la propria quota.
Davanti a Ilić, inoltre, la catena presenta caratteristiche diverse. Mangraviti in alcune gare è rimasto più prudente rispetto a Ciofi, Guidi svolge soprattutto una funzione di collegamento e Fiori tende ad abbandonare la fascia per occupare il mezzo spazio e l’area.

La mano sinistra fa una cosa diversa dalla mano destra.
A destra il Cesena costruisce più spesso attraverso una successione di appoggi e movimenti: Gelli - che da centrale destro con piede destro diventa una sorta di primo regista -, Ciofi, Bisoli e l’esterno possono occupare altezze differenti nello stesso corridoio.
Una delle novità più interessanti vista in Juve Stabia-Cesena è arrivata proprio lì: Ciofi e Frabotta hanno mostrato una complementarità tutt’altro che banale. L’esterno è rimasto prevalentemente largo, garantendo uno sbocco sulla corsia, mentre il terzino ha accompagnato l’azione soprattutto entrando dentro il campo. Non la classica sovrapposizione, dunque, ma una rotazione che ha permesso al Cesena di occupare contemporaneamente fascia e mezzo spazio. Non è un caso che Ciofi abbia chiuso la partita con tre passaggi chiave e appena un cross: più che arrivare sul fondo, è stato spesso un uomo aggiunto nella costruzione e nella rifinitura sul centrodestra.

A sinistra la circolazione può invece servire maggiormente a liberare Fiori perché possa ricevere o attaccare più vicino alla porta.
Su Fiori va fatta un'ulteriore riflessione: la sua vocazione da esterno interno è presente già dalla prima uscita contro la Sampdoria. Nelle ultime partite, però, l'occupazione del mezzo spazio e delle zone di finalizzazione è diventata più continua: detto in parole povere, si sta avvicinando di più all'area, superando la linea dei 16 metri e quindi mostrando una crescita di condizione.
Quando la prima pressione viene superata, il rischio è che sul lato sinistro manchi temporaneamente un giocatore naturalmente portato ad assorbire e temporeggiare: per questo Mangraviti è una soluzione tattica più determinante a sinistra rispetto a David.

Anche l’utilizzo dei terzini conferma che non esiste una geometria rigida. Contro l’Entella Ciofi è stato più espansivo e Mangraviti più prudente; contro la Cremonese è comparsa invece una prima costruzione con Ciofi stretto accanto a Gelli e Ilić e Mangraviti più alto. Contro la Juve Stabia Ciofi è tornato ad avere una funzione molto aggressiva e spesso interna.

Di nuovo, il leit motiv è l’asimmetria.

Se le prossime partite confermeranno questa distribuzione, si confermerà uno dei principi più interessanti del primo Diamanti: due lati costruiti per fare cose differenti, senza distinzione reale tra lato forte e lato debole, dove uno accompagna più frequentemente la progressione, l’altro cerca più direttamente le zone nelle quali concludere l’azione.