La sana follia di Diamanti: il calciatore nell’allenatore del Cesena

Cinque giornate bastano per intravedere il credo di Diamanti: principi prima dei moduli, adattamento, coraggio e libertà dentro una struttura.
20.09.2026 08:00 di  Gian Piero Travini   vedi letture
La sana follia di Diamanti: il calciatore nell’allenatore del Cesena
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Quando Alessandro Diamanti si è presentato a Cesena, la frase tatticamente più interessante era proprio sull'assenza di tattica: "4-3-3, 3-5-2, 4-4-2 sono numeri". Il punto, spiegava, era dare alla squadra principi forti, coraggio e capacità di adattarsi.

Dopo cinque giornate è troppo presto per parlare di un vero 'modello Diamanti', ma abbastanza per verificare se quelle parole stanno diventando calcio. E qualche riscontro c’è.

La prima traccia è proprio il rifiuto della rigidità. Il Cesena parte spesso da un 4-3-3 o 4-1-4-1, ma dentro quella struttura cambiano molto funzioni e altezze. Pagano è il riferimento centrale, senza essere un mediano statico. Bisoli può abbassarsi o giocare molto più avanti. Ciofi può restare di corsia o stringere dentro il campo. Fiori parte da sinistra ma invade spesso mezzo spazio e area, mentre sul lato opposto Druiventak ha dato più ampiezza e profondità. Shpendi, invece, è rimasto il terminale più stabile.

Qui si intravede anche un tratto del Diamanti calciatore. Non tanto perché fosse un fantasista, quanto perché il suo calcio era fondato sulla lettura delle situazioni, sul rischio e sulla responsabilità individuale.
Da allenatore sembra voler costruire una struttura che permetta ai giocatori di interpretare, non soltanto eseguire.

Anche le cinque partite giocate fino ad ora raccontano una squadra capace di cambiare pelle.
Con Sampdoria ed Entella il Cesena ha accettato di avere meno pallone e di attaccare in transizione.
Contro il Mantova, costretto a rimontare, ha chiuso con il 67% di possesso, 20 tiri e 33 cross.
Con Cremonese e Juve Stabia è tornato a un calcio più selettivo, meno fondato sul dominio territoriale.

La vera continuità, fin qui, sembra quindi stare nell’adattamento più che in una forma fissa.

Ma proprio qui nasce la prima contraddizione.
Quando deve recuperare, il Cesena sa aumentare il rischio: contro il Mantova ha alzato uomini, terzini e presenza offensiva fino al pareggio.
Quando invece deve difendere un vantaggio, in più di una gara ha progressivamente perso campo e soprattutto la capacità di uscire dalla pressione.

Le cause non sono sempre le stesse: con la Sampdoria pesa l’espulsione, con la Cremonese entrano in gioco anche i cambi avversari e il calo fisico, a Castellammare la difficoltà comincia prima delle sostituzioni. Per questo sarebbe sbagliato ridurre tutto a una scelta conservativa di Diamanti.

Dopo cinque giornate, però, il primo ritratto è già leggibile: Diamanti crede più nelle funzioni che nei moduli, nell’adattamento più che nel dogma.
Libertà nella struttura: questa è la “sana follia”.
Resta da capire se il Cesena riuscirà a conservarla anche quando la partita chiederà di proteggere ciò che è stato conquistato.