Cosa funziona nel Cesena: cinque certezze dopo cinque giornate
Cinque partite sono poche per definire un modello, ma abbastanza per individuare alcuni meccanismi che nel Cesena di Alino Diamanti hanno già funzionato in contesti differenti.
Il primo è evidente: Cristian Shpendi. Non soltanto perché segna, ma perché rappresenta il punto di arrivo più stabile del sistema. Ha realizzato 6 dei 7 gol del Cesena in campionato, segnando in tutte e cinque le giornate con appena 11 tiri complessivi: una percentuale del 63,6% di tiri nello specchio della porta contro il 44,1% della scorsa stagione e il 40,6% della precedente. Il Cesena può attaccare in transizione, sviluppare sulle fasce o cercare combinazioni centrali.
Shpendi attacca la profondità e soprattutto l’area, mentre il lavoro di raccordo rimane secondario.
La seconda certezza è l’asimmetria offensiva. Fiori parte da sinistra ma tende a entrare nel mezzo spazio e nell’area. Sul lato opposto Druiventak ha garantito soprattutto ampiezza, progressione e uno contro uno. Contro il Mantova D’Andrea ha interpretato la fascia in maniera più associativa, producendo comunque l’assist per Shpendi: non è casuale che 4 dei 5 assist del Cesena siano di Bisoli, Druiventak e D'Andrea.
Una delle vie di sviluppo più riconoscibili è stata il centro-destra: Gelli, centrale con piede destro, può rompere la prima linea con il passaggio o l'avanzamento, Ciofi offre un appoggio a quote variabili mentre Bisoli lavora per lasciare riferimenti larghi.
A centrocampo la continuità maggiore arriva da Pagano. È il riferimento centrale, ma non un vertice basso immobile: cambia altezza, viene incontro alla costruzione e occupa anche zone più avanzate. Attorno a lui possono modificarsi molto le posizioni delle mezzali, soprattutto quella di Bisoli, senza perdere completamente il riferimento centrale della squadra.
Questo rivaluta le prime impressioni che si hanno di Pagano durante le partite: il suo lavoro è silenzioso, ma costante.
Un quarto elemento riguarda la costruzione dal basso. Siano non è soltanto il portiere a cui restituire il pallone quando manca una soluzione: nelle ultime gare il suo coinvolgimento nella prima circolazione è diventato massiccio. Il Cesena prova a utilizzarlo per attirare pressione, liberare un uomo e scegliere poi se uscire corto o andare direttamente più lungo.
Infine c’è una qualità meno visibile ma probabilmente importante: l’adattabilità. Il Cesena ha prodotto 60 tiri con partite completamente differenti: appena 7 contro la Samp e 7 con l'Entella, poi 20 contro il Mantova - con il 67% di possesso, contro una squadra raccolta -, 8 con la Cremonese e 18 a Castellammare di Stabia - con solo il 37% di possesso: i bianconeri hanno dimostrato di non dipendere da una sola modalità offensiva.
È forse questo il dato più incoraggiante del primo mese: Diamanti non ha ancora costruito una macchina perfettamente riconoscibile, ma ha già trovato alcuni punti fermi dentro una squadra che può cambiare.
Shpendi come terminale, Pagano come riferimento, l’asimmetria delle fasce, Siano nella costruzione e la possibilità di cambiare registro.
La sfida sarà capire quali di queste soluzioni riusciranno a reggere quando gli avversari cominceranno a conoscerle meglio.
