Il segreto del SüdTirol: "Bilanci sani e associazionismo. Senza presidente mecenate"

24.04.2021 12:33 di Stefano Severi   Vedi letture
Dietmar Pfeifer, AD SüdTirol
© foto di FC SüdTirol
Dietmar Pfeifer, AD SüdTirol

Il Cesena si appresta ad affrontare domani sera il SüdTirol (diretta scritta su TuttoCesena a partire dalle 20.15) che erroneamente, ma sempre più frequente, è descritta come “sorpresa” o “favola” del girone B. Niente di più sbagliato: dietro all’organizzazione della formazione bolzanina c’è tanto lavoro e programmazione, per cui solo i più disattenti osservatori possono parlare di sorpresa. Per far conoscere questa realtà abbiamo incontrato Dietmar Pfeifer, amministratore delegato dell’FC SüdTirol.

Herr Pfeifer, qual è il segreto della lotta d’alta classifica del Südtirol”

Da tanti anni abbiamo le stesse persone ai vertici della società e per programmare serve tempo. Una società non si costruisce in uno o due anni ma in decenni. In fondo una società di calcio è un’azienda normalissima: non può funzionare se si cambiano i vertici non pùo funzionare

Pur essendo una società di diritto italiano, avete un’organizzazione che richiama il modello tedesco di associazionismo. Ci può illustrare meglio la vostra struttura?

Abbiamo due soggetti principali: una Srl che in ogni momento può diventare una Spa e un’associazione, L’Associazione FC SüdTirol. La Srl è composta da 32 soci, nessuno dei quali però ha più del 50% da solo delle quote. Questo aspetto è quello che ci dà stabilità, equilibrio, perché non c’è un singolo socio in grado di decidere per tutti. I soci nominano poi un Consiglio di Amministrazione il quale dà le deleghe per gli aspetti gestionali.

Quindi non avete nessun uomo solo al comando…

Esatto, non c’è il classico presidente mecenate che butta i soldi e poi si mette in mezzo a decisioni tecniche senza avere le competenze. Le deleghe del CdA sono affidate a professionisti con le giuste competenze, poi naturalmente di anno in anno il Consiglio effettua le proprie valutazioni circa il loro operato. 

E l’associazione?

Uno dei 32 soci è l’AFC Südtirol, associazione attualmente composta da 750 soci. È l’organismo che si occupa fondamentalmente del settore giovanile, dei corsi di formazione, dei campi estivi e di tanti altri progetti. Qualsiasi appassionato può diventarne socio con una quota di circa 50 euro all’anno.

È in pratica modello tedesco…

Esatto, solo che anziché contare il per il 50%+1 qual l’associazionismo vale per il 3,6%. Però è comunque una componente importante per far sentire tutti parti del progetto. L’associazione esprime un componente in Cda che è il loro portavoce.

Non pensa che sia necessario estendere la regola del 50%+1 anche in Italia?

Per me quella quota è esagerata e potrebbe limitare eventuali investitori seri intenzionati ad aiutare il club. Penso al Bayer Monaco dove Adidas, Allianz e Audi possiedono complessivamente circa il 24% delle quote e il resto è in mano ai 300mila soci: non vedrei grandi problemi se questa percentuale fosse aumentata ed entrassero altri grossi investitori. Il vero problema si ha quando una sola azienda possiede da sola più del 50% del club e può prendere decisioni che vanno contro gli interessi stessi della squadra.

A proposito di bilanci: come funziona in casa SüdTirol?

Noi abbiamo bilanci in pareggio, senza un euro di debito. Spendiamo solo quello che abbiamo, senza ricorrere a mutui o prestiti dalle banche per investimenti nel settore sportivo. I mutui sono ammessi solo per investimenti nelle infrastrutture.

Una bella differenza con la maggioranza dei club italiani…

In Italia il problema vero è che puoi fare quanti debiti vuoi e poi, in caso di fallimento, riparti dalla D e questo è inaccettabile: si dovrebbe ripartire dalla terza categoria. Io come Südtirol potrei iniziare a spendere soldi che non ho per andare in B, diciamo 5 milioni in più all’anno per 5 anni: se poi manco l’obiettivo in una notte cancello 25 milioni di debiti e riparto, vincendola, dalla Serie D. Così però si falsificano i campionati, perché appunto uso soldi che non ho per pagare i giocatori. Poi col fallimento lascio danni enormi: giocatori, fornitori, erario, tutti non pagati. Ma alla fine se vinco la D perdo solo un anno.

Una storia purtroppo ben nota anche a Cesena…

Guardiamo alle tre squadre che sono state promosse in serie B la scorsa stagione: Reggina, Monza, Vicenza e Reggiana. Tutte squadre recentemente fallite che non sarebbero dovute essere in C poiché sarebbero dovute ripartire dal più in basso. Invece l’unico scotto che devono pagare è l’anno perso in serie D, poi tutto riparte normalmente.