Il Bastardo ha massacrato il Cesena

Lo dicono i numeri, lo dicono gli esperti: il Coronavirus ha messo in ginocchio (anche) il Cavalluccio. E l’infermeria bianconera continua a fare rima con horror…
04.04.2021 12:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Il Bastardo ha massacrato il Cesena

Facendo due conti veloci finora dovrebbero essersi salvati soltanto Capellini, Bortolussi, Ciofi, Steffè, Russini, Favale, Nanni, Sorrentino, un cugino di De Feudis e una vecchia zia di Patrignani. Poi in questa strana (e disumana) stagione tutti gli altri  – chi prima, chi dopo – sono dovuti finire in infermeria. Compreso l’autista del torpedone del Cavalluccio.

No, non è colpa della sfortuna. Della tanto strombazzata sfortuna. E – almeno questa volta – anche le colpe dello staff medico paiono davvero marginali. Il maggior responsabile di questa recente moria bianconera (il Cesena, anche ieri contro il Mantova, si è presentato in campo con 7 assenze belle robuste) è – sigh – sempre il Coronavirus. Questo maledetto ciclope microscopico che, oltre ad averci stravolto (in peggio) la vita, ha ‘rovinato’ anche il Cavalluccio.

Attenzione, però. Perché se il Cesena non ride, di sicuro gli altri club italiani non stanno meglio. Non lo dico io, lo dicono le cartelle mediche, lo dicono pure (anzi, soprattutto) gli esperti del settore: da quando il Virus è arrivato nel Bel Paese, nel mondo della pedata nostrana ci si fa più male di prima. Molto di più. In partita. Ma anche in allenamento. Serie A, serie B, serie C, serie D: non si salva nessuno. NESSUNO.

Le infermerie erano già belle piene anche prima dell’arrivo del Bastardo. Ora però la situazione è degenerata. Pericolosamente. I giocatori infatti, palesemente stressati dalla compressione degli appuntamenti agonistici (sempre più spesso si gioca ogni 3-4 giorni: per chiarimenti citofonare Cesena), non hanno più il tempo di recuperare gli sforzi fatti. E, messi sotto pressione, vanno incontro a problemi muscolari ‘classici’ (vedi Di Gennaro). A microfratture da stress (vedi Gonnelli). O, nei casi più gravi (vedi Maddaloni), a crack pesanti. Pesantissimi.

Chi ha rose chilometriche si salva. O meglio, limita i danni. Chi invece ha rose normali (leggasi Viali), chi ha giocatori che nel dubbio decidono di non rischiare (vero Capanni?), chi non ha Primavera già pronti da buttare nella mischia (il Cavalluccio sinora ha ‘rischiato’ solo Vallocchia e Lepri), si arrangia come può. Raschia il barile. Fa giocare (quasi) sempre i soliti. Soliti che, a forza di sopportare carichi di lavoro elevati e stress psico-fisico, prima o poi vanno incontro a noie muscolari. E non solo, come detto pocanzi.

Mercoledì, Ricci e soci, saranno di scena a Ravenna per l’ultimo turno infrasettimanale della regular season (al Benelli rientrerà Collocolo e – forse – pure Di Gennaro). Poi, dopo aver sfidato la Samb 96 ore dopo al Riviera delle Palme, torneranno le care ‘vecchie’ settimane di lavoro da 7 giorni. Che – almeno si spera – potranno far respirare il Cavalluccio. Un Cavalluccio che, nelle ultime 10 uscite, ha vinto solo una partita (col Gubbio). Pareggiato gare che parevano già in saccoccia (col Matelica). Sfoderato prestazioni imbarazzanti (col Legnago). E regalato – vedi ieri col Mantova – gare al gusto cloroformio. E al gusto stanchezza.

Stanchezza, sì. Perché il Bastardo non solo fa aumentare gli infortuni. Ma debilita pure i (pochi) sopravvissuti. Compreso Bortolussi. Compreso Russini. Compresi noi, ‘poveri’ addetti ai lavori (o tifosi) che ieri – nel corso di Cesena-Mantova – ci saremo addormentati sì e no una decina di volte. Forse di più. Che secondo me, Cesena-Mantova, è stata una delle partite più noiose degli ultimi 10 anni. Che io, tra ‘questo’ Cesena-Mantova e un concerto di 10 ore di Povia, scelgo il concerto del - ehm ehm - mitico Povia. Tutta la vita. Voi no?