Mondi paralleli

Giornalista pubblicista classe 1984, collabora con il Corriere Romagna dal 2002, per il quale segue Cesena, calcio a 5 e calcio minore
28.02.2012 18:11 di  Andrea Gori   vedi letture
Mondi paralleli

“Se questo è il migliore dei mondi possibili, allora dove sono gli altri?” (Voltaire)

Secondo la teoria degli universi paralleli, esistono un’infinità di mondi ipotetici, che differiscono da quello “reale”, solo per piccole, ma sostanziali differenze.
Da qualche parte nell’universo quindi, c’è un pianeta nel quale il progetto estivo di Marco Giampaolo ha dato i suoi frutti: Benalouane non è mai stato espulso alla prima giornata contro il Napoli, ma anzi ha segnato il gol vittoria contro i partenopei. Quel Cesena trovò subito fiducia e risultati, venendo immediatamente definito “rivelazione” della Serie A, e lottando per un piazzamento in Europa League. In quel mondo parallelo, Giampaolo è candidato alla panchina d’oro e Mutu segna con una regolarità impressionante da prima punta, mentre Campedelli viene osannato dagli addetti ai lavori, per il coraggio di aver portato un nuovo tipo di calcio, anche in una realtà di provincia.

Vicino a quel pianeta, ce n’è un altro, simile ma diverso. Giampaolo è stato esonerato dopo l’ennesima imbarazzante prestazione senza tiri in porta, in un pomeriggio di fine ottobre a Parma. Campedelli corre ai ripari e chiama in panchina Daniele Arrigoni, che trasforma una squadra senz’anima e poco offensiva, in un carro armato. I giocatori scendono in campo con il coltello tra i denti e lottano su ogni pallone per 90’ più recupero, uscendo dalla zona calda della classifica grazie alla grinta ed allo spirito della squadra piccola che lotta per la sopravvivenza. L’apoteosi? All’Olimpico contro la Lazio: un primo tempo perfetto terminato 0-2 ed in superiorità numerica, termina 0-4 con una ripresa spavalda, senza rischiare nulla.

Esiste poi un mondo dove le cose sono andate tutte per il verso sbagliato. Giampaolo e Arrigoni sono stati allontanati alla guida di un Cesena, che in ventiquattro giornate ha raccolto la miseria di sedici punti ed occupa l’ultimo posto della classifica. L’ultima carta a disposizione è l’arrivo di Mario Beretta, che eredita una squadra a pezzi a livello fisico e mentale. Un gruppo in confusione e poco coeso che sembra rassegnato ad una retrocessione passiva. Sul Manuzzi aleggia lo spettro di una serie B imminente e nemmeno il più ottimista dei tifosi crede ancora nella salvezza, accontentandosi magari, di non perdere almeno il derby contro il Bologna.
Questo è un mondo fatto di scelte errate, di presunzione, di scarsa fortuna. Una squadra che “è intelligente ma non si applica”, senza avere spina dorsale nè anima. Un Cesena troppo brutto per essere reale.
Credetemi, non vorreste essere nei panni dei tifosi di quel Cesena.