In via di guarigione
In passato ha curato la rubrica «La lanterna di Diogene», su tuttocesena.it
Mark Renton, corre: non sa dove sta andando, è inseguito dalla polizia e rischia di sprofondare ancora più di quanto non stia facendo. Ecco, il Cesena stava iniziando ad assomigliare un po’ troppo al protagonista di Trainspotting, così magro da sembrare macilento e con quel ghigno sempre un po’ triste.
Non vincere per otto mesi lascia delle scorie, anche nella testa di chi è appena arrivato e non è facile uccidere i fantasmi che ti rincorrono dopo una retrocessione del genere. A sprofondare ci si mette un attimo, soprattutto in un campionato come quello cadetto, e soprattutto se quello che hai provato per un’estate, si rivela così poco efficace e sostanzioso.
Pierpaolo Bisoli si è presentato un po’ come il Mister Wolf di Pulp Fitcion, autoritario e deciso al punto giusto, ma molto meno freddo e distaccato del personaggio ideato da Tarantino. Ha riversato quintali di grinta sul campo ed ha fatto traslocare in un attimo tutta la piazza dalla parte della squadra.
La sua rifondazione è partita dai pali, con la decisione un po’ poco aziendalista di puntare forte su Belardi, accantonando Ravaglia. Il giovane, ma non troppo, portiere bianconero era il titolare designato e anche senza aver combinato disastri non si era mai dimostrato sicuro nelle prime uscite stagionali: per essere un buon portiere non basta non commettere errori clamorosi, ma bisogna metterci qualcosa di più, ‘fare la parata’, come si dice in gergo calcistico. Belardi ha abbassato la saracinesca e davanti a lui si è piazzato un terzetto ormai rodato: la favola di Comotto si è compiuta con il gol al Varese e con una prestazione intrisa di quell’esperienza che si matura solo con più di 200 partite in serie A e Caldirola sta facendo finalmente vedere perché è capitano dell’Under 21, con una pulizia negli interventi da grande difensore. Capitolo a parte per Tonucci, figlio bianconero che è tornato a casa con il solito telaio top-class e che Bisoli sta iniziando ad istruire al meglio: quando il pesarese si accorgerà definitivamente di possedere un’automobile potentissima, riuscirà a guidarla come si deve.
A centrocampo, oltre ad un Parfait che deve esplodere e ad un D’Alessandro che ancora deve trovare il suo posto nel mondo, Gessa e Iori stanno tirando la carretta. Dal regista ex-Torino è lecito aspettarsi molto di più: Bisoli gli ha affidato ciecamente le chiavi della squadra, ma lui ancora non ha capito quali sono le porte che deve aprire. Il Cesena non può più prescindere dalla sua personalità, soprattutto in fase di impostazione, visto che è l’unico giocatore in rosa con la verticalizzazione nel sangue.
Gessa invece ha ormai ricoperto tutti i ruoli del centrocampo e si sta dimostrando un elemento silenziosamente prezioso. Ancora forse non è brillantissimo, a volte sbaglia qualche giocata, ma la sua presenza ‘dentro’ la partita dal punto di vista mentale è straordinaria. Tatticamente sa sempre cosa deve fare, come lo deve fare e quando le deve fare.
Davanti oltre a Lapadula, zanzara fastidiosa per ogni difensore avversario che purtroppo è ancora fermo ai box, si aspetta anche il ritorno del vero Succi, consolandosi con Graffiedi e Defrel.
Il buon Mattia da Cesenatico, oltre ad aver segnato tanto, si sta battendo per il ‘suo’ Cesena con una voglia ed una grinta d’altri tempi. Se a questo si aggiunge il gran bel giocatore che è sempre stato, si ottiene il trascinatore di questo avvio.
Defrel è arrivato in sordina, un po’ ala, un po’ trequartista, un po’ tutto e un po’ niente. Bisoli ha fatto di questo suo apparente difetto, il suo punto di forza: un giocatore imprevedibile, con un ottima tecnica e dei margini di miglioramento incredibili.
Mark Renton cammina: si dirige verso un futuro che non sa come sarà, sicuramente con dei problemi, ma anche con tanta voglia di affrontarli. È sempre inseguito da qualcuno o da qualcosa, ma sa come non farsi prendere. Ecco, il Cesena inizia ad assomigliare al protagonista di Trainspotting, ancora non proprio sano, ma decisamente in via di guarigione.
