Cosa NON funziona nel Cesena: cinque problemi dopo cinque giornate

Quattro partite in vantaggio, una vittoria e tre pareggi: al netto della gara con la Samp - viziata da un'espulsione -, qualcosa stride
02.10.2026 00:00 di  Gian Piero Travini   vedi letture
Fonte: Fbref.com
Cosa NON funziona nel Cesena: cinque problemi dopo cinque giornate

Individuiamo alcuni problemi che nel Cesena di Diamanti sono già comparsi più di una volta e proviamo a metterli in fila.

Quando aumenta la pressione, il Cesena fatica a uscire. L'evidenza più netta è l'ultima a Castellammare. Nel primo tempo il Cesena produce 10 tiri contro 6 e 0,91 xG (i gol attesi) contro 0,48; nella ripresa il rapporto diventa 8-9 nei tiri e 0,46-0,81 negli xG. Ancora più significativo il segmento 52’-65’: un solo tiro, da circa 0,02 xG. La difficoltà comincia prima dei cambi, quando la Juve Stabia alza pressione e continuità del possesso, il Cesena smette progressivamente di consolidare le proprie uscite. Non vale il discorso sulla differenza di qualità tra panchine invocato da tanti dopo Cesena-Cremonese.

In vantaggio perde troppo spesso campo. Il Cesena è passato avanti in quattro delle prime cinque partite: contro Sampdoria, Entella, Cremonese e Juve Stabia. Soltanto a Chiavari ha portato a casa la vittoria; nelle altre tre è stato raggiunto. Significa sei punti lasciati rispetto alla situazione di vantaggio, anche se le cause sono molto diverse e contro la Samp pesa enormemente l’espulsione di David.
Contro l'Entella il Cesena perde struttura e territorio - "in balia degli eventi" dirà Diamanti -, con 36 chiusure difensive dei bianconeri a fronte di 32 crosse dei liguri. Contro la Cremonese il dato della ripresa è impressionante: 2 tiri del Cesena contro 13, e quasi tutto lo 0,83 xG bianconero arriva dal rigore di Shpendi: qui la pressione territoriale c'era paradossalmente anche con la Cremonese sotto di due reti.

La protezione dopo la perdita del pallone non è ancora sempre efficace. Contro il Mantova il Cesena ha avuto 67% di possesso, 73 ingressi nell’ultimo terzo e 42 tocchi nell’area avversaria, ma i pochi attacchi concessi sono stati spesso pericolosi: 6 degli 8 tiri del Mantova arrivano dentro l’area e 4 finiscono nello specchio. Non è la prova di una rest defence strutturalmente debole, ma mostra un rischio: quando il Cesena porta molti uomini avanti, una perdita del pallone può aprire campo e produrre occasioni qualitativamente migliori di quanto suggerisca il basso numero totale dei tiri avversari. Per questo sembra che con la Juve Stabia il Cesena abbia buttato via la partita, quando invece è stata molto più combattuta.

Le azioni difensive non vengono sempre chiuse al primo intervento. Con la Sampdoria Henderson segna dopo che il primo cross e il primo duello non chiudono l’azione. A Chiavari Tiritiello trova spazio frontalmente dopo uno sviluppo non interrotto. Il Mantova segna sugli sviluppi di un corner; la Cremonese riapre la gara ancora su una seconda fase da calcio d’angolo. La gestione della seconda azione non funziona: respinta, palla vagante, nessuna nuova pressione sul portatore. Il gol della Juve Stabia poi vede Maistro solo in area, con la difesa schierata ma immobile per quasi 2''.

Il Cesena non gestisce ancora con la stessa efficacia tutti i momenti della partita. Quando deve recuperare, la squadra sa aumentare il rischio. Contro il Mantova, sotto 0-1, arriva a 20 tiri, 10 corner e 33 cross e continua ad attaccare anche dopo il pareggio. Quando deve conservare il vantaggio, invece, trovare l’equilibrio tra prudenza e minaccia offensiva resta più complicato. In alcuni segmenti il Cesena perde contemporaneamente campo, pulizia delle uscite e capacità di tenere occupata la difesa avversaria. Uno dei temi che si usa per assolvere il Cesena è che corre molto: ma i 456 metri di sprint di Frabotta sono sicuramente indice di voglia di correre, ma non sono un indicatore che si stia correndo per il giusto motivo tattico.

La prossima evoluzione dovrà partire soprattutto da qui: imparare a soffrire senza smettere di essere pericolosi.