Amarcord Biasi: “Quel diario ‘bisolizzato’ pieno di strafalcioni…”

“Quel ko col Rimini ci è costato caro, che emozione quel doppio salto dalla C alla A. Antonioli il più forte, Aurelio aveva tutti i mezzi per sfondare…”
07.02.2019 09:00 di Flavio Bertozzi  articolo letto 2508 volte
Amarcord Biasi: “Quel diario ‘bisolizzato’ pieno di strafalcioni…”

Tre anni a Cesena. Tre anni per nulla banali. Signore e signori, riecco a voi Dario Biasi.

Biasi, ogni tanto le capita mai di ripensare a quel maledetto derby col Rimini giocato al Manuzzi nel 2008?
“Alla mezz’ora del primo tempo segnai proprio io. A una manciata di minuti dalla fine stava ancora 1-0 per il Cesena. Poi, in extremis, il Rimini ribaltò tutto con i gol di Greco e Ricchiuti. Quel maledetto ko, in soldoni, spense definitivamente le nostre residue chances di salvezza. Retrocessione devastante, quella. Anche perché, ad inizio stagione, eravamo partiti per lottare per la serie A…”.

Poi, in riva al Savio, sbarcò un ‘certo’ Bisoli. E la storia del Cesena e di Biasi svoltarono. All’improvviso.
“Io avevo già le valigie pronte, volevo cambiare aria. Ma con l’arrivo di Bisoli cambiò tutto. Mi emoziono ancora a ripensare a quel doppio salto dalla Prima Divisione alla A. Il primo anno, dopo una rimonta clamorosa, riuscimmo a beffare in volata la Pro Patria di Do Prado. Il secondo anno invece, al termine di quel ‘famoso’ pomeriggio di Piacenza, riuscimmo a riportare il Cesena in Paradiso dopo quasi 20 anni”.

Lei è a tutti gli effetti un ex ‘bisolizzato’. Ci potrebbe regalare un aneddoto curioso legato all’Uomo di Porretta?
“L’anno della C1, dopo la promozione, ad una cena sociale noi senatori regalammo al mister un diario speciale. Un diario che conteneva tutti gli strafalcioni grammaticali, ma non solo grammaticali, che lo stesso Bisoli aveva fatto durante il corso stagione. Li segnavamo tutti i suoi errori, con fare certosino. Giorno dopo giorno. Sbagliava anche i proverbi, il 'Bisolone'. Un vero spasso. Una volta, dopo un brutto ko, ci disse così: ragazzi, non è che adesso potete tirare i freni in barca per una semplice sconfitta…”.

Il giocatore più forte che ha incontrato a Cesena? E quello che avrebbe potuto sfondare ma che invece non l’ha fatto?
“Giocatori forti, in quel triennio, ne ho visti parecchi. Penso subito al talentuoso Salvetti. All’inesauribile Giaccherini. Ma se devo fare soltanto un nome faccio quello di Antonioli. Grande portiere. Grande uomo. Grande professionista che nel 2009, nonostante il suo curriculum importante, si è messo a disposizione del gruppo con un’umiltà disarmante. Da chi mi sarei aspettato una carriera migliore? Da Aurelio. Era forte, Salvatore. Fortissimo…”.

Il tempo scorre inesorabile. Eppure, nel Cesena di oggi, giocano ancora tre vecchi suoi compagni di squadra.
“Vero, oltre a De Feudis e Alessandro, che ho conosciuto proprio a Cesena, fra le fila bianconere milita pure Biondini, che ho conosciuto a Cagliari. Che dire? Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti e tre. A tutto il Cesena. Il club bianconero merita di esibirsi su ben altri palcoscenici. La squadra di Angelini sta facendo un ottimo lavoro, mi auguro di poter festeggiare la vostra promozione il prima possibile. Questo vantaggio sul Matelica, d’altronde, promette bene. Benissimo…”.