Amarcord Schachner: “Io, il Cesena, il grande Edmeo, i fallimenti... ”

A tu per tu con l’ex bomber bianconero: “Vedere il Cavalluccio fra i dilettanti mi fa stare male. Che emozione quella doppietta alla Juve! Quella volta che Lugaresi andò da mia moglie... ”
17.10.2018 19:30 di Flavio Bertozzi  articolo letto 3986 volte
Walter Schachner
Walter Schachner

Un mito. Un mito vivente. Un campione che, a più di 35 anni di distanza dal suo addio al Cavalluccio, fa ancora scaldare i cuori di quella ‘vecchia’ Romagna che è cresciuta a pane (anzi, piadina) e Cesena. Signori, nessuno può osare dire il contrario: è lui, il grandissimo Walter Schachner, lo straniero più amato di sempre della lunga storia bianconera. E non soltanto perché, quei mitici anni ottanta ‘targati’ (anche) Edmeo Lugaresi, Alberto Camerini, Jerry Calà e ragazze Cin Cin, non torneranno più.

Schachner, la scorsa estate il Cesena è miseramente fallito.
“La notizia di questo crac bianconero mi ha fatto stare male, malissimo. E non soltanto perché al Cesena è legato uno dei periodi più gratificanti della mia lunga carriera. Cesena e i suoi meravigliosi tifosi non meritavano questa fine, la discesa fra i dilettanti. Questa triste storia mi ricorda un po' quella del Grazer Ak, il club con cui nel 2004 ho vinto il campionato e la coppa d’Austria. Anche loro, qualche anno fa, sono ripartiti dal fondo…”.

Non sarà certo facile, per il Cavalluccio, risalire subito la china.
“Per risalire servono soldi ed idee chiare. Potete e dovete farcela. Anche se in Italia, la risalita post-fallimento, non è semplice come in Austria. Io faccio sempre il tifo per voi, non vedo l’ora di festeggiare il vostro ritorno fra i professionisti. Se la Romagna bianconera è felice, sono felice anche io. Anche perché a Cesena ho lasciato tanti amici straordinari. Amici come Giampiero Ceccarelli, con cui mi sento spesso al telefono...".

Lei, dal 1981 al 1983, in riva al Savio ha segnato tanti gol pesanti. Quelli che ricorda con più affetto?
“Sicuramente, a ripensare a quella doppietta rifilata alla Juventus di Trapattoni alla Fiorita, mi emoziono ancora. Peccato solo che, quella domenica, le reti di Brio e Bettega ci negarono una vittoria tanto desiderata. Ricordo anche con tanta gioia quel mio gol fatto alla Fiorentina, sempre nel nostro stadio. A un quarto d’ora dalla fine perdevamo ancora 3-0. Io diedi il la a quella clamorosa rimonta. Poi Garlini e Buriani completarono incredibilmente l’opera”.

Lei era diventato l’idolo di una città intera. E pure di un ‘certo’ Edmeo Lugaresi.
“Era davvero un grandissimo presidente, Edmeo. Un presidente genuino, verace, onesto, generoso. Semplicemente…un presidente di un’altra categoria. Mi voleva un gran bene. Mi trattava quasi come un figlio. Mi coccolava. Cercava di accontentarmi sempre e comunque. Anche nelle piccole cose. E non solo perché, ogni tanto, il sottoscritto riusciva anche a regalare al Cesena qualche gol pesante, pesantissimo”.

Ci racconta un aneddoto inedito legato al suo vecchio presidente?
“Un giorno fui convocato dalla nazionale austriaca per un'amichevole, senza un minimo di preavviso. Ero al campo ad allenarmi, il diesse Cera mi raggiunse sul terreno di gioco per comunicarmi la notizia. Avevo i minuti contati. Senza nemmeno fare la valigia, senza nemmeno passare un secondo da casa, lasciai il ritiro di Villa Silvia. E raggiunsi Milano in auto, da solo. Poi dalla Malpensa presi l'aereo che mi avrebbe portato nella sede del ritiro della mia nazionale”.

Scusi, ma ci doveva parlare del vecchio Lugaresi… 
“All'epoca, la mia famiglia, aveva solo una macchina. E, visto che mia moglie sarebbe rimasta a Cesena senza auto per ben cinque giorni, il giorno stesso della mia partenza Edmeo decise di prestare la sua amata vettura proprio alla mia Cornelia. Nel tardo pomeriggio si presentò così sotto casa mia. Suonò con veemenza il campanello. E, dopo aver consegnato le chiavi dell’auto a mia moglie, se ne tornò alla sua dimora in sella a una vecchia ed arrugginita bicicletta che avevo lasciato nel mio garage... ”.

Ps: Altri tempi, altro calcio, altri uomini, altri numeri uno. Provate ad immaginarvi una scena del genere con un presidente di serie A di oggi. Sì, ho già davanti ai miei occhi un simpatico siparietto. C’è Cristiano Ronaldo che viene chiamato in extremis in patria. Dal commissario tecnico del suo Portogallo. O magari da uno dei tanti suoi…avvocati. C’è la fidanzata del Fenomeno, la ‘povera’ Georgina Rodriguez, desiderosa di andare a fare la spesa alla Despar (distante un paio di chilometri da casa) ma rimasta col garage... vuoto. E poi, infine, c’è il buon Andrea Agnelli. Che si presenta sotto l’abitazione di CR7 con una fiammante Ferrari appena uscita dalla fabbrica. Vabbè, la finisco qui.