Tema: descrivi il concetto di mediano prima di Beppe De Feudis. Svolgimento: Roberto Bordin

26.03.2019 09:51 di Redazione TUTTOCesena   Vedi letture
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Tema: descrivi il concetto di mediano prima di Beppe De Feudis. Svolgimento: Roberto Bordin

Riceviamo e pubblichiamo questa bella e interessante intervista del nostro lettore Marco20Miglia a Roberto Bordin, vecchia e indimenticata gloria bianconera. Buona lettura!

Una carriera più che ventennale tra i professionisti, 12 campionati di serie A e 3 in serie B segnando nelle due categorie ben 16 gol. Questa in estrema sintesi, la carriera di un mediano che a metà degli anni '80 ha stravolto i destini suoi e dell'Ac Cesena: Roberto Bordin.

Iniziamo proprio da quell'autunno 1986: Dopo una stagione in serie C nel Parma di Arrigo Sacchi, come scaturì il passaggio al Cesena a fine Ottobre? Il Parma non mi confermò l'anno successivo in serie B e mi ritrovai sul mercato ad Ottobre. Ricordo che il mio procuratore Oscar Damiani mi propose l’Ancona in serie C all'ultimo giorno di mercato, e mentre stavo partendo verso Milano per vagliare l'offerta, mi richiamò dicendo che anche il Cesena voleva farmi un’offerta, così conobbi Pierluigi Cera. Mi convinse in un attimo, firmai e poco dopo ero già in viaggio verso Cesena pieno di entusiasmo.

2 novembre 1986 Cesena-Lazio, il tuo esordio alla Fiorita in un clima di forte contestazione. Da quel giorno iniziò una risalita in classifica culminata con la promozione. Cosa ricordi di quell’anno? La squadra era in crisi di risultati e l’ambiente era caldo, ma ricordo bene i giocatori più esperti di quel Cesena, con a capo Cavasin, che seppero tenere unito il gruppo e fare "spogliatoio”. Aselli, Morbiducci ed io ci unimmo ad un gruppo già forte ma devo dire che la differenza quell'anno la fece l’indimenticabile Presidente Edmeo Lugaresi dando fiducia a Mister Bolchi che potè così dimostrare tutto il suo valore.

Una vita da mediano, a recuperar palloni, nato senza i piedi buoni...tutto vero anche per il mediano del Cesena di quegli anni, con la sostanziale differenza che tu, alto 170 cm hai segnato nell’anno della promozione ben 7 gol tutti di testa, grazie ad un'elevazione che neanche la Simeoni. Come nacque l'idea di mandare spesso in mischia un centrocampista difensivo non proprio alla Brio? Quell'anno per me fu indimenticabile perché segnai gol fondamentali per raggiungere la serie A. Ricordo Mister Bolchi che in allenamento preparava meticolosamente le palle inattive e una di queste era per me. C'era anche un altro giocatore molto forte di testa nonostante non fosse così alto, come me…Fulvio Simonini che di gol ne fece 11.

8 Luglio 1987: San Benedetto, 5’ minuto del primo tempo. Raccontaci l’episodio come lo hai vissuto dal campo. Sanguin attese molto a battere, Cavasin gli suggeriva di tirare forte in porta, Dario era uno specialista in questo, possedeva un tiro fortissimo; io partii centralmente da fuori area e mi smarcai inosservato. Fischio di Casarin, cross preciso per la mia testa e palla nell’angolo opposto...1 -0 per noi! Ricordo la mia esultanza sotto la nostra curva, avrei voluto saltare così in alto da andare in mezzo a loro e gioire insieme.

Archiviata la promozione in A, militasti nel Cesena altre due stagioni. Dopo Bolchi, Bigon e poi all’Atalanta anche Lippi. Come fu il tuo rapporto con gli ultimi due? In entrambi gli anni successivi centrammo due salvezze sofferte, ma meritatissime. Mister Bigon era una persona tranquilla che non andava mai fuori dalle righe e un grande allenatore che ha insegnato a tutti noi come comportarsi quando si è calciatori professionisti. Negli anni successivi ho avuto anche Mister Lippi. Due grandi allenatori ma soprattutto due persone che sapevano motivare noi giocatori riuscendo a farci dare sempre il 100%.  .

A distanza di 30 anni, sei rimasto in contatto con qualche giocatore "romagnolo" di quel periodo? Ho avuto modo di incontrare molti dei miei ex compagni di quel Cesena, con Simonini e Dadina ci sentiamo spesso, e ogni tanto con il Condor Agostini. Ricordo con molto affetto anche il legame con due grandi collaboratori come Emilio Bonci e Giampiero Ceccarelli oltre ad Arnaldo Francisconi un amico vero con il quale sono sempre in contatto.

Alla fine di una lunghissima carriera da giocatore, hai intrapreso quella di allenatore, per adesso, all’estero. A quando un ritorno in patria da allenatore? Sto allenando da qualche anno e l'ho fatto soprattutto all'estero. Ho vinto 2 campionati e una coppa di Moldavia, partecipando anche ai gironi di Europa League con lo Sheriff Tiraspol. Attualmente sto allenando il Neftchi PFK in Azerbaijan ed è ovvio che mi piacerebbe provare ad allenare anche a "casa mia" ma per il momento mi trovo molto bene qui e sono contento di come sta procedendo questa esperienza.

Stai seguendo le vicende del Cesena? Certamente e sono molto amareggiato per l’epilogo della scorsa estate. Ma bisogna guardare avanti e progettare bene il futuro. La società ed il Mister Angelini stanno facendo un gran lavoro, sono contento sia per Beppe che per i tifosi. Quattro punti sono un buon bottino ma bisogna tenere duro fino alla fine senza mai rilassarsi, FORZA CESENA!!