Un anno fa spariva l’AC Cesena

Quali effetti ha avuto la scomparsa del bianconero sulla Serie B? Cosa ci è rimasto oggi?
16.07.2019 17:00 di Patrick Lavaroni   Vedi letture
Un anno fa spariva l’AC Cesena

È passato un anno dal fallimento del ‘vecchio’ AC Cesena. Ora, a dodici mesi di distanza, la nazionale di Romagna si trova esattamente dove era stata lasciata: in Lega Pro. I 15 punti di penalizzazione inflitti hanno sancito la retrocessione d’ufficio dell’ormai defunta società, certificando il fallimento sportivo oltre che finanziario della vecchia gestione. Un ferita che impiegherà anni a cicatrizzarsi e che lascerà sempre il segno nella storia bianconera. C’è stato il concreto rischio che quasi ottanta anni di imprese finissero sotto la polvere, senza prospettiva di futuro. Il Cesena dello scontro in Coppa Uefa con il Magdeburgo, i gol dei bomber Schachner e Hubner e le cannonate da fuori area di Parolo che valevano la Serie A. Grinta e sudore a Lumezzane, mente fredda dal dischetto a Latina; le rimonte nei derby con Rimini e Ravenna, il tuffo di Brienza nella Curva Mare, la lezione al Milan di Ibrahimovic e Pierpaolo Bisoli che non vedeva l’ora di dar fuoco al sintetico del Manuzzi.

Una ferita gravissima anche per la Serie B che di colpo si è trovata senza una piazza di livello, da oltre diecimila spettatori a partita. Tutto ciò all’interno di una continua emorragia di fallimenti (e le conseguenti perdite in termini di pubblico) che non sembra potersi arrestare. Quali misure verranno prese dalle varie leghe per tutelare le società da proprietà inadatte? Non c’è dato saperlo.

Il Cesena è in Serie C, all’anno uno, guidato da una società nuova e sinora trasparente. Tornare agli antichi fasti non sarà facile, lo testimoniano realtà gloriose che hanno “ricominciato” già da alcune stagioni senza assaporare il palcoscenico legittimo.
La squadra è nuova di zecca, infarcita di giovani alle prime armi (quasi tutti, finalmente, di proprietà e non più in prestito). Sarà una mossa azzeccata? Un azzardo eccessivo? Nessuno può saperlo, ma ad un anno di distanza avere ancora undici uomini colorati di bianco e nero con (forse) il Cavalluccio sul petto non è poco.

Anni fa, Achille Coser ha detto che per lui Cesena era come il Real Madrid. Un’esagerazione? Forse. Quel che è certo è che per Ricci, Capellini, Agliardi, capitan De Feudis e tutti noi Cesena è casa, una casa che nonostante tutto è ancora qua.