SIAMO BRAZIL

Una foto storica recuperata su Facebook nel gruppo Vecchia Guardia Cesena 1969 da Marzio Magnani rivela una storia dimenticata ma bellissima per i colori bianconeri.
20.11.2019 12:00 di Patrick Lavaroni   Vedi letture
SIAMO BRAZIL

Il Cesena al Maracanà. Il cavalluccio non ha (ancora) mai calcato il campo di quel tempio del calcio ma un po’ di bianconero ha comunque varcato quelle mura. 46 anni fa alcuni tifosi cesenati videro le loro carriere lavorative intraprendere la strada verso Rio de Janeiro. Una volta in Brasile omaggiarono la loro passione con delle storiche foto. La scritta “Forza Cesena” fu esposta al Maracanà. I suoi autori furono: Giorgio Partisani, Giuliano Zambianchi, Bruno Bocchini, Giorgio Alvisi e Gilberto Mazzotti. Quest’ultimo ha risposto alle nostre domande.

Mazzotti, ci racconti quell’avventura.
“Prima di tutto bisogna conoscere il contesto: era il 1973, all’epoca non c’erano i cellulari come oggi e non potevi contattare una persona dall’altra parte del mondo in tre secondi. Io ero un tecnico per una multinazionale di telecomunicazioni; eravamo a Rio de Janeiro per lavorare a un’installazione. Questo ci rendeva dei privilegiati e ci permetteva di sapere cosa succedeva a casa. Basta pensare che il giornale più fresco riferiva notizie di sette giorni prima: era il Corriere della Sera.”

Una situazione non facile per un tifoso bianconero.
“Seguivo il Cesena fin da ragazzo, c’erano state le prime promozioni in C e in B. Quell’anno stavamo andando bene in classifica. Non era facile rimanere aggiornati; il mio referente era lo storico barbiere Friz: da lui andavano tutti i giocatori del Cesena. Basta pensare che Arnaldo Francisconi, l’attuale barbiere di fiducia dei calciatori, all’epoca era un suo apprendista.”

Come si arrivò a quella trovata?
“Rio offriva tanto, ma quasi tutte le domeniche andavo al Maracanà. Un collega brasiliano procurava i biglietti e io potevo godermi lo spettacolo di 160mila persone che accorrevano per vedere Botafogo, Fluminense e Flamengo. Il Cesena stava andando bene, così decidemmo di fare questa cosa: comprammo la stoffa e ritagliammo le lettere con la carta millimetrata. Arrivammo lo stadio un paio d’ore prima, quella volta anche fare una foto non era scontato: dovevamo trovare la posizione e anticipare la massa di persone che sarebbe arrivata. Spedimmo la foto un mese prima delle storica promozione in A.”

Come arrivò la foto in patria?
“Grazie a Friz, comparve su una rivista allo stadio in occasione della gara che ci regalò la Serie A con due giornate d’anticipo. Ora di quel giornalino ho solo una fotocopia; l’originale è andato perduto in un trasloco. Rivedere quella foto su Facebook mi ha fatto un certo effetto, considerando anche che due di quei quattro compagni d’avventura non sono più tra noi.”

Ha mai ripetuto il bel gesto?
“Ho passato tanti anni in all’estero ma non c’è più stata un occasione simile. Sono tornato in quei luoghi 5-6 anni fa con mia moglie ma non andai allo stadio. Ora lo hanno rimodernato, non ha più quella capienza ed è più comodo rispetto ai vecchi gradoni. È qualcosa di completamente diverso.”

Com’era il vecchio Maracanà?
“Ci andavo regolarmente la domenica dato che lavoravamo anche il sabato. Non c’erano mai meno di 100mila persone; si diceva che la capienza fosse di 180mila  ma a 160mila eravamo già stretti. Mi pare che a Rio ci fossero cinque squadre ma Botafogo, Flamengo e Fluminense erano come Inter, Milan e Juventus in Italia. Ricordo la bellezza del calcio brasiliano e le coreografie incredibili.”

Qualche chicca sui caldissimi tifosi verde-oro?
“Arrivare allo stadio era impegnativo con tutte quelle persone; figurati poi a uscire: dovevamo andarcene a dieci minuti dalla fine della partita per riuscire a prendere il taxi e tornare nella nostra casa a Copacabana. Una volta uscimmo da un derby Flamengo-Botafogo ancora in parità. Eravamo in due sul taxi e dopo cinque minuti segnò il Flamengo. L’autista fermò la macchina in mezzo al traffico e uscì ad urlare ‘Mengo! Mengo! ’. Era il soprannome dei rossoneri. Se ci fosse stato il telefonino sarebbe stata una scena da riprendere.”

Chiudiamo con un commento sul Cesena di oggi.
“Mi ero illuso molto per il pre-campionato e la Coppa Italia. Guardo questo giovane allenatore che propone gioco brillante e non prende gol. Poi alla prima partita col Carpi noto che quando la situazione si complica va in confusione. Forse ha indovinato i cambi o due o tre volte. Gli manca esperienza per correggere la gara in corso. Nelle ultime due gare si è passati da una mentalità offensiva a una difensivista e anche nelle partite in 11 contro 10 si è rischiato qualcosa. Dubito che la società cambierà allenatore e salvo interventi sul mercato, dovremmo accontentarci di un campionato da metà classifica.”