La Lanterna #8 | Messinese Gigolò

Ecco a voi Gianni Ricciard Gere...
31.10.2018 08:00 di Bruno Rosati  articolo letto 1864 volte
La Lanterna #8 | Messinese Gigolò

Che cos’hanno in comune Gianni Ricciardo e Richard Gere, nel ruolo che lo ha incoronato star di Hollywood?
L’età, più o meno: l’attaccante bianconero ha trentadue anni mentre nel 1980 il coprotagonista di Pretty Woman ne aveva trentuno.
L’addominale scolpito in bella vista: Ricciardo nella foto profilo su Facebook, Gere per tutto il corso della pellicola mentre si avvicenda tra un letto e l’altro.
L’assonanza tra il cognome del primo e il nome del secondo. L’essere passionale, prerogativa nello stereotipo dell’uomo mediterraneo ed elemento imprescindibile nella professione svolta dal personaggio di Richard Gere, o Julian Kay se preferite.

Di sicuro per entrambi calza a pennello la voce squillante di Debbie Harry, artista poliedrica e cantante dei Blondie – nonché musa di artisti controversi come il creatore di Alien H.R. Giger –, quando intona Call Me, per l’appunto colonna sonora di American Gigolò. Quando si ha bisogno di loro, entrambi possono essere contattati in ogni tempo, in ogni luogo: Ogni giorno, sia il dì che la notte.

Stupisce l’incredibile continuità di rendimento avuta dalla punta sicula, che sino ad ora non ha sbagliato una sola gara. Anche contro la Jesina, pur non entrando a referto fra i marcatori, ha dato il via all’azione che ha portato all’angolo dal quale Noce è andato a segno. Ed ha innescato il contropiede di Casadei, alla corsa inarrestabile con cui la giovane promessa bianconera ha centrato il suo primo gol in stagione. 
I tanti gol realizzati da Ricciardo hanno ‘oscurato’ quello che è il suo grande lavoro in ogni zona del campo: ripiegamenti difensivi sino alla propria trequarti, tante zuccate di testa che favoriscono il disimpegno sui calci d’angolo a sfavore. È costantemente ovunque, pare essere instancabile. E si gode appieno il suo attuale stato di grazia. 

Ci sta che nel susseguirsi di dichiarazioni d’amore, sincere ed incondizionate, verso Cesena e la sua tifoseria chieda ai propri datori di lavoro di riconoscergli la bontà del proprio operato. E ci sta pure che qualche altro club provi a strizzargli l’occhio: “Call me, call me in a sweet design”. Questi sono i meccanismi che regolano il mondo del calcio e non li scopriamo certo oggi. 

Il Cesena non deve stare troppo a pensare a Ricciardo, può sempre chiamarlo quando ne sente il bisogno. Piuttosto, occorre stare concentrati sul campionato e sul Matelica, ancora primo, che pare proprio non aver intenzione di cedere il passo. Ripensandoci ora a quel finale sciagurato c’è da mangiarsi le mani. E non solo, perché ad oggi i marchigiani hanno subito gol da tutte le formazioni contro cui hanno giocato, eccetto il Cesena e le ultime due in classifica (Castelfidardo e Avezzano). 

Noi tifosi non ne abbiamo mai abbastanza ma possiamo stare tranquilli. Se mai fossimo chiamati a rispondere di tutta questa apprensione a qualche estraneo, perplesso di fronte a così tanta concitazione per quello che è un campionato di serie D, potremmo rispondere che “Emotions come, I don't know why / Cover up Ricciardo's alibi”