La Lanterna #7 | Impre…cisioni di settembre

Una storia di rimpianti…
23.09.2019 08:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
La Lanterna #7 | Impre…cisioni di settembre

Sono da poco passate le ventidue. Sfruttando un malaccorto posizionamento difensivo, Cacia in contropiede arriva sin dentro l’area di rigore: si allunga leggermente il pallone e tira, gol.
Quella rete è stata l’ultima messa a segno dall’attaccante di Catanzaro dinnanzi al pubblico del Manuzzi. Un contropiede perfetto, orchestrato da Giovanni Sbrissa e finalizzato sotto la curva Mare da colui che ancora oggi è il giocatore in attività a vantare il maggior numero di realizzazioni in serie B. Il Cesena supera per 3 a 1 l’Avellino in quella che è stata la prima vittoria bianconera nel campionato 2017-2018, nonché l’ultimo successo di Camplone sulla panchina romagnola.

Sono passati due anni, sei giorni e sedici minuti quando, sul versante opposto, Cacia si trova a vivere la stessa situazione, lanciato questa volta da Sestu. Ora a cercare di arginarlo c’è Ciofi, non più Suagher (che poi sarebbe divenuto suo compagno di squadra proprio in quel Cesena). L’effetto sortito è pressoché identico: Cacia si libera facilmente del proprio marcatore e si addentra in area di rigore, a ridosso della curva ferrovia. Ora di fronte non ha più i lupi biancoverdi della Campania. Ora è lui stesso il lupo, biancorosso, famelico, pronto ad azzannare una preda dalla carne succulenta, di quelle che non possono non metterti l’acquolina in bocca. Il sangue giovane del Cavalluccio viene però protetto da uno dei suoi scudieri più fidati. Agliardi, in panchina due anni fa contro gli irpini, in uscita bassa fa suo il pallone e consente al Cesena di non capitolare. L’epilogo per il bomber calabrese è del tutto differente, così il suo ultimo timbro a Cesena rimane datato 15 settembre 2017.

Un po’ stizzito, un po’ perplesso, il numero nove della formazione emiliana prosegue la sua corsa e si arresta a ridosso del palo. L’azione è già ripartita e a breve si dovrà mettere di nuovo a correre: mancano ancora otto minuti più recupero, ci sono tagli da fare, ci sono passaggi da dettare ai compagni, la gara è ancora in bilico. Il tutto si consuma in una frazione di secondo: per un attimo Cacia resta immobile a contemplare l’ultimo stadio che lo ha visto protagonista nella sua serie B. O, meglio, che avrebbe voluto vederlo protagonista in cadetteria.

Quel fatidico record da raggiungere, forse un’ossessione mai del tutto archiviata al di là delle tante dichiarazioni, probabilmente non sarà più agguantabile. Carpi, Vicenza e Padova volano in classifica e, d’altra parte, ogni lasciata è persa: non si può recuperare il tempo perduto.
Peccato. Mancava veramente una manciata di gol da mettere a segno con la casacca bianconera per stabilire la vetta assoluta nella storia della serie B. Chissà cosa stia pensando Cacia in quel frangente. Chissà se permane tuttora il rimpianto per quella sciagurata stagione. Ma, come detto, dura un solo istante. Perché nel calcio, così come nella vita, il tempo di cui disponiamo per fermarci a riflettere è sempre meno di quanto ne avremmo bisogno. E poi quella staffilata di Zecca, uscita a malapena di una spanna, mette davvero i brividi.
In fondo, per le ambizioni di Cacia e del suo Piacenza poteva andare peggio.

“E li punterei ancora tutti i soldi che ho da parte / a quel tavolo bastardo che non ha fatto uscire le mie carte.
Quel tavolo ancora lungo che ha nome vita / t’invita a puntar sempre fino a che non è finita.
E comunque, perdi o vinci, hai da ringraziare / quel tavolo che ti accetta ancora lì a puntare”