La Lanterna #5 | Armistizio

Un compromesso che giova a chiunque.
10.09.2019 12:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
Zecca, impatto incredibile
Zecca, impatto incredibile

Cessazione provvisoria delle ostilità. Quanto meno, sperando divenga in breve tempo definitiva.

Il Cesena visto sul terreno di gioco del Gavagnin-Nocini a Verona non ha mostrato nulla di trascendentale. Decisamente bruttino nella prima frazione, incapace di imbastire una manovra producente e in balia delle folate avversarie, con Agliardi che sin dall’inizio ha dovuto essere pronto a togliere le castagne dal fuoco. Però, come sottolineato da Modesto nelle dichiarazioni al termine della gara, al contrario delle due uscite precedenti la squadra ha saputo essere precisa e attenta. Insomma, è stata in grado di reggere l’urto, senza perdersi in un bicchier d’acqua alle prime difficoltà.
Dopo l’intervallo, dagli spogliatoi è riemerso un Cesena più sicuro. Definirlo roccioso sarebbe eccessivo ma solido quanto basta per mettere le mani sulla partita e farla propria, capace di andare a segno e legittimare una più che meritata vittoria. E lo ha fatto nel segno di Zecca, giocatore di sostanza, tutt’altro che lezioso e deciso nell’attaccare la porta avversaria senza perdersi in eccessivi e velleitari tocchi di palla. Un giocatore da Cesena.

Il 2 a 0 rifilato ai rossoblù è in tutto e per tutto un successo con il marchio ‘Cesena’ impresso a fuoco sulla pelle. Una gara in bilico, in cui i bianconeri sono stati capaci di soffrire senza soccombere. Il classico copione delle vittorie più importanti che il Cesena ha ottenuto in trasferta nella sua storia. I connotati sono del tutto sovrapponibili con il 2 a 1 che ha sancito il primo (e sinora unico) trionfo al Via del Mare di Lecce, con il ritorno ai tre punti in serie A sul Rigamonti di Brescia a vent’anni di distanza dalla volta precedente. Tutte le grandi imprese lontano dal Manuzzi sono state ottenute stringendo i denti. Gli ultimi due scalpi del Bologna afferrati al Dall’Ara, le battaglie di Castori a Lumezzane, Cremona e La Spezia. La notte di Latina e pure l’ultima volta al Martelli di Mantova, con i due rigori parati da Antonioli. Ma anche il 2 a 1 in casa del Sassuolo agli ottavi di Coppa Italia e il successo in rimonta, nemmeno cinque mesi fa, a Vasto. 
Cesena diversi, guidati da tecnici differenti che più volte si sono avvicendati sulla panchina bianconera nel corso di questi anni. Tutti uniti da un unico comune denominatore: la predisposizione al sacrificio. La vittoria in terra veneta ovviamente non ha la rilevanza di quelle qui sopra citate. Costituisce però un’ottima base di partenza sulla quale costruire il lavoro di qui in avanti, senza troppe apprensioni o affanni.

Il Cavalluccio torna a festeggiare proprio nel momento in cui smette di specchiarsi, di autocompiacersi. Capisce che è l’ora di mettere al primo posto l’efficacia.
Coincidenza: tutto ciò accade nel settantaseiesimo anniversario della proclamazione dell’armistizio dell’Italia con le forze degli alleati della seconda guerra mondiale. Il Cesena fa un compromesso con sé stesso: accetta il proprio passato e ritrova la sua essenza.